- Advertisement -
Quanto siamo sporchi: ancora tagli sui servizi di pulizia

Quanto siamo sporchi: ancora tagli sui servizi di pulizia

Addetti e addette alle pulizie nella morsa degli appalti al ribasso: monte ore, servizi e DPI ridotti dai tagli. Anche in tempo di pandemia. I sindacati: "Contratto nazionale non rinnovato da otto anni".

Sara Bellingeri

11 Dicembre 2020

“Piuttosto che restare senza lavoro, vado a fare le pulizie”. Oppure: “Spero di non ridurmi a dover andare a pulire i cessi!”. O ancora: “Faccio un lavoro di un certo tipo, mica le pulizie”. Dulcis in fundo con retrogusto amaro: “Per pulire che cosa ci vorrà mai? Se devo mettere in regola chi lo fa perdo più tempo che altro”.

Alzi la mano chi in vita sua non ha mai sentito pronunciare almeno una di queste frasi, come se niente fosse. E magari qualcuna l’ha pure pensata, senza il dubbio che quel pensiero fosse la spia di uno stereotipo ambulante che ci tiene ostaggi, chi più chi meno, da tempo immemore, sgretolando il rispetto dovuto nei confronti a un lavoro essenziale e prezioso come quello degli addetti e delle addette alle pulizie.

Atterrando sul terreno della cultura del lavoro, le parole traghettano inevitabilmente modi di intendere e visioni che a loro volta si solidificano infatti, lasciati poi arrugginire sotto strati di pregiudizi. Magari proprio quelli che li hanno creati. L’ambito delle pulizie, di per sé molto articolato considerando tutte le distinzioni, come ad esempio la sanificazione e la disinfestazione, è tra i più attanagliati dai luoghi comuni.

Il risultato è quello di considerarlo un “lavoro sporco”, una sorta di ultima spiaggia, se non quasi una punizione: idea veicolata su larga scala persino da fiabe intramontabili dove la protagonista di turno trova il proprio riscatto sociale ed economico passando dal livello più basso delle pulizie (da cui salvarsi) al matrimonio nel castello già pulito (magari da altri). Non di certo un inno all’autonomia e men che meno alla dignità del lavoro: canovaccio che ritroviamo nella nostra attualità, con conseguenze tangibili e molto pesanti.

“Contratto nazionale degli addetti/e alle pulizie non rinnovato da quasi otto anni”: la denuncia di FILCAMS nazionale

Ai tempi del coronavirus la svalorizzazione del settore delle pulizie si affianca alla pretesa paradossale di ottenere, da parte di chi le svolge, un risultato impeccabile. Ed è proprio questo 2020 emblematico a ricordarci senza remore quanto il servizio di pulizie, con le sue varie declinazioni, permetta a tutti noi non solo igiene e decoro, ma anche salute e fruibilità degli spazi. In una parola: la tanto decantata sicurezza.

L’insostenibilità della situazione è stata resa esplicita lo scorso 13 novembre, in occasione dello sciopero nazionale che ha visto lavoratori e sindacati rivendicare diritti fondamentali per questo settore che in Italia coinvolge circa 600.000 persone. Al centro dell’attenzione dinamiche che giocano sporco sulla pelle di chi concretizza il servizio: gli/le addetti/e alle pulizie guadagnano infatti 7 euro e 16 centesimi lordi all’ora, gli appalti al ribasso regnano sovrani mentre il contratto nazionale non viene rinnovato da quasi otto anni.

Raggiungiamo telefonicamente a Roma la segretaria di FILCAMS nazionale, Cinzia Bernardini, che condivide la riflessione sugli stereotipi: “Se un lavoro non viene riconosciuto come importante, di conseguenza non viene nemmeno valorizzato”. E sottolinea: “La pandemia ha messo in luce più che mai l’indispensabilità del servizio di pulizie