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Ragazza madre in Sicilia: “Il RdC mi ha dato autonomia, ma non vale quanto il lavoro”

Ragazza madre in Sicilia: “Il RdC mi ha dato autonomia, ma non vale quanto il lavoro”

Emma, mamma di quasi 40 anni, percepisce il RdC da tempo. Le ha cambiato la vita, ma allo stesso tempo la fa sentire inadatta a lavorare. Ecco la sua storia.

Con il Reddito di Cittadinanza ho un rapporto conflittuale: non posso dire che non mi ha migliorato la vita perché a quest’ora sarei ancora a casa di mia mamma, a dormire con mio figlio su un divano mezzo rotto e con i vestiti appesi alle ante dell’armadio. Ma lo confesso: mi ero immaginata qualcosa di diverso per me, ho studiato tanto e non mi sento realizzata.”

Emma, quasi quarant’anni, di Messina, è combattuta e glielo si legge negli occhi, che alternano piccoli barlumi di speranza a una tristezza e rassegnazione di fondo. Sa che il sussidio che prende da più di due anni le ha sicuramente dato una grossa mano, ma pensava si trattasse di una misura temporanea e che dopo poco tempo avrebbe trovato lavoro. Anche perché quella laurea, conseguita all’Accademia di Belle arti con una specializzazione in progettazione artistica per le imprese, in tasca le pesa non poco.

Come chi studia per anni, anche il suo desiderio era di trovare un lavoro che la soddisfacesse e, nel suo caso, continuare a fare qualcosa di creativo. E invece la sua creatività la utilizza ogni giorno per scoprire come andare avanti con un bimbo piccolo, di cinque anni, e un ex compagno che negli anni non sempre ha dato il suo contributo, “anche se adesso è diventato più costante”.

Reddito di Cittadinanza e affitto: “Percepisco 880 euro al mese di cui 400 se ne vanno per la casa”

A dare respiro a lei e a suo figlio, da quando la sua storia è finita – prima a percepire il Reddito di Cittadinanza era il compagno – sono soprattutto quegli 880 euro che le vengono caricati ogni mese sulla carta RdC, una sorta di ricaricabile che Emma deve utilizzare per qualsiasi spesa perché “per il Reddito di Cittadinanza tutto deve essere tracciato. E anche questo non è semplice: mi è capitato di dover comprare un gelato per me e mio figlio o altro che richiedesse una spesa sotto i 10 euro, ma qui in Sicilia non tutti i negozi vogliono utilizzare il POS, specie se si tratta di cifre esigue”. Dalla carta, infatti, Emma, può “prelevare al massimo 100 euro al mese, e questi soldi devono essere spesi per motivi validi”.

Di quegli 880 euro, poi, poco meno della metà se ne va per l’affitto: “La quota massima prevista per chi percepisce il Reddito di Cittadinanza con un contratto di locazione regolare è di 280 euro, ma io ne pago 400 al mese e così mi resta meno per le altre spese”.

D’altronde trovare una casa non è stato affatto facile, innanzitutto perché Emma ne cercava una ammobiliata, di solito più costosa, e poi perché molti proprietari di immobili in Sicilia tendono ad affittare in nero o a fidarsi poco di chi percepisce il Reddito di Cittadinanza: “È stata l’unica casa che ho trovato con un contratto, ma non ero così convinta inizialmente, avevo paura. Mi dicevo: ‘E se poi mi tolgono il sussidio come faccio?’. E me lo chiedo ancora, visto che si parla di abolire il Reddito di Cittadinanza alle prossime elezioni”.

“Mio figlio grazie al Reddito di Cittadinanza ha finalmente una casa tutta sua”

Anche se non è del tutto contenta, il Reddito di Cittadinanza ha dato a Emma un po’ di indipendenza e ha portato equilibrio nella vita di suo figlio che sia quando andava a trovare il padre che quando stava con la madre, era sempre in casa con i nonni.

“Il mio ex compagno viveva con i genitori e così anche io. E lui mi chiedeva sempre ‘Ma la nostra casa qual è?’. Oggi abbiamo un appartamento nostro, certo è un bilocale, quindi non grandissimo, ma è il nostro spazio”.

Il sussidio, lo ricordiamo, per come è stato progettato inizialmente avrebbe dovuto essere un sostegno per chi era senza lavoro, ma allo stesso tempo, grazie ai navigator e ai centri per l’impiego, aiutare a trovarlo. Come? Proponendo offerte, aiutando a scrivere il curriculum, consigliando la giusta formazione. Ma spesso non è così, come conferma Emma.

“In questi anni il centro per l’impiego mi ha contattato solo due volte”

“Il centro per l’impiego mi ha contattato solo due volte in questi anni: una volta per propormi dei corsi come segretaria e un’altra per un ruolo da segretaria. Peccato che chiedessero espressamente persone under 35”. Il che, come sappiamo, è una vera e propria discriminazione.

“Io stessa avevo trovato un lavoro a Reggio Calabria, però per me era complicato: avrei dovuto viaggiare tutto il giorno e non sapevo a chi lasciare il bambino. Anche se i miei genitori mi aiutano, mio padre non sta bene e mia mamma continua a lavorare. Ovviamente anche io mi sono guardata in giro, ma non ho trovato granché: dove vivo, una commessa che lavora full time è pagata 800 euro al mese e, anche se accettassi un impiego simile, buona parte del mio stipendio dovrei darlo a una baby-sitter che mi tenga il bambino quando non va all’asilo. Ovviamente io voglio lavorare: finora mi sono pagata dei corsi grazie ai 100 euro mensili che posso prelevare e vorrei riprendere a fare un lavoro che mi piaceva, ossia occuparmi di editing di video”.

A dispetto di chi pensa che le persone vorrebbero avere il Reddito di Cittadinanza a vita, per Emma non è affatto così: “Mi sento mortificata e ogni volta che esco nel mio quartiere mi sembra di essere guardata male, giudicata. Anche perché la mia vita ha gli stessi colori da tanti anni. Mi sento in difetto, come se non avessi diritto a un lavoro”.

E se il Reddito di Cittadinanza venisse abrogato? “Dovrei tornare a vivere da mia madre, non avrei altra scelta”.

Leggi il mensile 114, “Il silenzio degli indigenti“, e il reportage “Sua Sanità PNRR“.


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Foto di copertina di Jose Antonio Alba da Pixabay