Dentro Tinder: credevo fosse amore, invece era un super like

Uno sguardo approfondito alla più nota app di incontri, che guadagna fino a 0,67 centesimi per ognuno dei suoi iscritti: analizziamo i dati con lo psicoterapeuta e sessuologo Michele Spaccarotella

Tinder, un super like su uno smartphone

Il mese scorso, spinta da una sorta di curiosità figlia dei racconti delle amiche, in prossimità di San Valentino (nulla di più romantico che trovarsi un “fidanzato” per quel giorno) ho deciso di iscrivermi in maniera gratuita su un’app di incontri, tanto sdoganate negli anni e che hanno visto una crescita esponenziale di iscritti durante il lockdown.

App di dating come Tinder, Badoo, Happn, Once, Bumble, Meetic e compagnia non hanno mai smesso di convogliare una massiccia presenza di utenti. Ho aperto un account per provare a capire se almeno lì potesse esserci quell’anima gemella che mi sta ancora cercando.

Sono durata quanto un gatto in tangenziale. Ho disattivato l’account dopo solo pochi giorni, non fa al caso mio. Ma prima ho voluto capire, da iscritta, come funzionasse.

Dopo aver seguito alla lettera tutte le indicazioni canoniche per creare un profilo, mi sono addentrata nel vasto mondo di Tinder.

Tinder, l’amore non è bello se non hai l’abbonamento

Le prime cose che mi sono balzate all’occhio sono state l’enorme scelta di profili che, nascosti dietro fotografie ben studiate, mi venivano proposti, neanche stessi sfogliando un album di figurine. Secondo l’algoritmo che mette in piedi queste preferenze, il mio target, scelto in base all’età e alla distanza territoriale, sembrava molto lontano dall’attirare la mia attenzione. Anche perché – e qui la cosa mi ha incuriosito ancora di più – navigando all’interno del mio profilo apparivano delle persone oscurate che si capiva avessero apprezzato la mia, di persona; ma per capire chi fossero avrei dovuto pagare.

Tra le varie opzioni offerte da Tinder, infatti, c’è la sezione abbonamenti. In pratica per accedere a funzionalità maggiori – come ad esempio la possibilità di vedere chi visualizza il proprio profilo, di allargare la distanza chilometrica degli incontri (addirittura oltre frontiera) e di mandare messaggi illimitati – si può sottoscrivere un piano di abbonamento mensile. Senza questi piani, invece, si rimane con una serie di restrizioni.

Questo però – qui fa fede il racconto di persone che dopo essersi iscritte hanno scelto una di queste possibilità – non dà la certezza matematica che poi si trovi l’amore.

I numeri di Tinder: solo un quarto dell’utenza è femminile

Le app di incontri negli ultimi anni hanno registrato un enorme aumento in termini di popolarità e guadagni.

Prendiamo proprio l’esempio di Tinder, l’app di incontri più famosa a livello globale. Nel 2021 ha guadagnato 1 miliardo e 600 milioni di dollari, nel 2022 1 miliardo e 800 milioni. La percentuale di profitto è aumentata fino al 2018, per poi riscontrare un progressivo rallentamento negli ultimi quattro anni, come ha dichiarato nella più recente lettera agli azionisti la società che detiene l’app, Match Group. Il motivo, con ogni probabilità, è da ricercarsi nel fatto che di pari passo si sono diffuse altre piattaforme virtuali della stessa tipologia, come ad esempio Bumble.

Secondo i dati diramati dall’azienda gli utilizzatori attivi sono 75 milioni, e 7,8 milioni vivono in America, il Paese con il maggior numero di utenti. Alla fine del 2022 l’applicazione contava 10 milioni e 800.000 abbonati (cioè utenti paganti), in lieve calo rispetto al trimestre precedente, ma comunque il più alto rispetto a qualunque altra app di incontri. Un rapido calcolo permette di desumere che negli ultimi anni Tinder sia arrivata a guadagnare 0,67 centesimi per utente, tra sponsor e piani di abbonamento.

Nota di colore: nel 2019 Statista ha diffuso dei dati sulle demografiche di genere di Tinder. Ne è emerso che nel mondo tre quarti della sua utenza è di sesso maschile, con percentuali che variano da zona a zona: in America, ad esempio, gli iscritti uomini sono il 78%. La maggior parte sono giovani al di sotto dei 35 anni.

Dati che dovrebbero far porre diverse domande. Quella fondamentale, però, è una sola.

Lo psicoterapeuta: “Le app di incontri generano relazioni gassose. Si fugge dalle complicazioni”

Che cosa spinge ad affidarsi alla virtualità per cercare l’amore?

In una società digitalizzata come la nostra c’è un profondo senso di liquidità anche tra i rapporti personali. Le relazioni sono sempre più basate sull’incertezza e la fragilità; cercare l’amore o stabilire dei rapporti umani diventa sempre più complicato. Anche per questo motivo sono così tante le persone che scelgono di affidarsi a questo strumento.

“Le app di incontri sono sempre più utilizzate. Per molti stanno diventando la modalità elettiva per fare nuove conoscenze, sempre più diversificate e specifiche per incontrare i gusti degli utenti”, spiega il dottor Michele Spaccarotella, psicoterapeuta e sessuologo.

“La chat permette di entrare in una confidenza più rapida rispetto ai tempi necessari a raggiungerla dal vivo, favorisce una maggiore disinibizione, non ha limiti di luoghi, distanze e orari, si tendono a vedere nell’altra persona solo gli elementi positivi. Il rischio è quello di rimanere incagliati nella comodità, assimilare la conoscenza dell’altro alla scelta di un prodotto da un catalogo, invece di utilizzare le situazioni che non vanno a buon fine per apprendere informazioni su noi stessi e sulla tipologia di partner che cerchiamo. Anche in rete.”

Oggi è diventato tutto più immediato e la tecnologia sta influenzando non poco la percezione delle interazioni romantiche. “Si stanno moltiplicando le relazioni mordi e fuggi, quelle basate su una conoscenza rapida, così come è rapido il loro epilogo. Più che liquide, forse oggi dovremmo parlare di relazioni gassose, che tendono all’evaporazione”, continua lo psicoterapeuta. “Si assiste alla diffusione di storie basate sulla mancanza di impegno e di coinvolgimento emotivo, con modalità di rapportarsi incentrate su un aspetto ibrido: quelle ribattezzate situationship. Chi non si impegna mai realmente in una relazione, si nega anche la possibilità di crescere e rischia di rimanere incastrato in una fase auto-riferita: il rapporto esiste fin quando può portarmi qualcosa di positivo, finché mi è utile; non appena vengono a galla alcuni nodi, ci si disconnette e si molla la presa ancor prima di dover affrontare le difficoltà e l’impegno che il rapporto può richiedere”.

Romance scam, ovvero truffe affettive: quando l’amore chiede il conto

Ci sono anche dei fattori che determinano il successo o il fallimento di una relazione che nasce tramite un’app di dating.

“Valgono le stesse regole di una relazione canonica”, continua il dottor Spaccarotella. “Il fatto che una coppia nasca online non la rende una coppia di serie B. Bisogna però essere accorti, come detto, per contrastare l’idealizzazione, che in rete nasce con facilità. La persona potrebbe non raccontare tutto di sé, fingere una vita fittizia per poi ritrattare o addirittura sparire non appena scoperta. In chat, come dal vivo, bisogna darsi tempo per conoscersi davvero”.

Queste app, tra l’altro, non sono esenti da pericoli. In Italia, solo nel 2021 ci sono state 300 vittime di truffe affettive. Il romance scam è un fenomeno sommerso le cui cifre sono sicuramente più alte, spesso non denunciate per vergogna e timore.

“Chi opera la truffa si insinua nella psiche dell’altra persona fino a quando si rende conto che la preda si fida e farebbe di tutto per il loro rapporto. Proprio lì lo scammer inizia a raccontare delle proprie difficoltà personali che sta vivendo e per le quali necessiterebbe di aiuto”, spiega il dottor Michele Spaccarotella. “A quel punto la vittima della truffa sente di poter essere importante per la coppia, di poter avere un ruolo risolutivo nelle vicende del partner. Nonostante si renda conto che le storie ascoltate possano apparire strane o paradossali, sceglie comunque di dare il suo sostegno economico, dato il clima di fiducia che si è creato tra i due”.

“Alla prima richiesta di un prestito ne faranno seguito delle altre, condizione necessaria affinché l’incontro dal vivo possa avvenire e il loro sogno d’amore possa coronarsi. Ciò che dovrebbe mettere dunque in guardia è in primis la richiesta economica, che in genere il truffatore formula dopo il racconto di una serie di vicende rocambolesche e intricate (ricatti da parte di nemici, debiti da onorare, fondi da versare per attivare un progetto personale, incidenti) che gli sono accadute e che lo portano a chiedere il supporto dell’unica persona di cui veramente si fida. Altri elementi che possono caratterizzare la dinamica di queste truffe sono l’esternazione plateale dei sentimenti da parte del truffatore (nonostante il breve periodo trascorso dai primi contatti) e la costante sensazione che nei suoi racconti ci siano degli elementi incongruenti, percezione che permane nella vittima nonostante la fiducia e l’idealizzazione sperimentati.”

“Se si è certi di aver subito una truffa, è importante avvertire la Polizia Postale per verificare se il truffatore stia mettendo in atto questo comportamento in maniera seriale (come recentemente ben raccontato nel docu-film Netflix Il truffatore di Tinder, di cui consiglio la visione)”.

Su queste app sono previsti anche dei piani di abbonamento per avere più possibilità di match. Quali sono le principali dinamiche psicologiche che portano a aderirvi?

“Parafrasando un noto film, faccio spesso una battuta: pensavo fosse amore, invece era un Super Like, proprio per intendere come l’investimento affettivo viene spesso scambiato o barattato per l’investimento economico nell’app. Ci si spende per avere più funzionalità nell’app di riferimento scelta, ma si spende pochissimo, invece, sul piano relazionale. Si spera che questo surplus di funzioni dia più possibilità, più opportunità, come se fosse la macchina, l’algoritmo, a dover fare il grosso del lavoro. Viene massimizzata l’importanza del momento della scelta, del match perfetto, mentre si pensa poco a come portare avanti la relazione. Pensiamo di più alle emozioni e alla capacità di relazionarsi, e meno ai pulsanti.”

 

 

 

Photo credits: techcrunch.com

CONDIVIDI

Leggi anche

L’EGO© serious play©

“Non è più il tempo dei legami, ma delle connessioni” Luciano De Crescenzo  Nell’ubriacatura generale di iper connessione da cui nessuno è escluso (nemmeno il sottoscritto) diventa sempre più difficile riconoscere i Dottor Jekyll dai loro Mister Hyde. Giganti del post su Linkedin che presi in disparte, negli angoli dei buffet allestiti all’esterno dei convegni […]