La violenza quindi non deve per forza avvenire sul luogo di lavoro, né essere riconducibile al datore. Conta, piuttosto, l’impatto concreto sulla possibilità di continuare a lavorare: una violenza può compromettere l’equilibrio psicofisico al punto da impedire di svolgere la propria attività, oppure incidere sulle abitudini legate al lavoro, come accade quando molestie o minacce rendono pericoloso il tragitto per raggiungere l’ufficio.
Perché venga riconosciuta l’indennità, è comunque necessario che le situazioni dichiarate siano chiare, oggettive e documentate, e chi presenta domanda deve essere in grado di dimostrare che la violenza ha compromesso il suo equilibrio psicofisico, oppure ha inciso nel concreto sulla possibilità di lavorare.
“Le sedi dell’INPS su tutto il territorio nazionale” precisa l’Istituto in una nota, “sono impegnate a gestire le relative pratiche garantendo corsie prioritarie e la massima riservatezza, confermando l’impegno dell’Istituto a coniugare il corretto rispetto delle norme con l’attenzione umana necessaria a salvaguardare la vita di tutti i cittadini”.
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