Attraverso i dati dell’Osservatorio JobPricing è tuttavia evidente come chi si laurea deve attendere un po’ di tempo prima di rientrare dall’investimento, sia in termini economici sia temporali (i laureati, per ovvi motivi, entrano nel mercato del lavoro più tardi rispetto a chi non ottiene un titolo di studio accademico). Ma di quanto tempo stiamo parlando?
Fermo restando che lo scenario sviluppato è teorico, secondo il Rapporto AlmaLaurea 2025 sul Profilo dei Laureati 2024, solo il 58,5% dei laureati di primo livello, il 51,4% dei laureati magistrali a ciclo unico e il 61,2% dei laureati magistrali biennali conclude gli studi entro i tempi previsti. Il prolungamento del percorso universitario comporta un aumento dei costi diretti e indiretti e, di conseguenza, un allungamento del periodo necessario a recuperare l’investimento iniziale.
Attraverso un calcolo che considera la durata “media” degli studi, i costi universitari sostenuti dallo studente e il mancato introito, cioè il costo-opportunità derivante dal fatto che, durante gli anni di studio, lo studente rinuncia a un potenziale reddito da lavoro, il ritorno dell’investimento minimo è di 13 anni (rilevato in media per gli studenti del Politecnico di Torino). In altre parole, per arrivare a generare un reale guadagno rispetto ai non laureati, servono 13 anni di lavoro per un laureato; questa stima varia da ateneo ad ateneo, ma si può osservare come la maggior parte degli atenei questo ROI si attesta tra i 16 e i 29 anni.
L’investimento universitario tende quindi a generare un ritorno economico, ma con tempi molto diversi a seconda dell’ateneo frequentato e della condizione delle e degli studenti. Il payback è più rapido quando il titolo consente di accedere a percorsi professionali caratterizzati da retribuzioni elevate già nei primi anni di carriera e buone prospettive di crescita. Al contrario, costi di mantenimento più elevati, percorsi di studio più lunghi o retribuzioni iniziali più contenute possono allungare di molto il tempo necessario per recuperare l’investimento. In continuità con le analisi precedenti, l’indice mostra quindi che il valore economico della laurea non dipende solo dal conseguimento del titolo, ma dal rapporto tra costi, tempi, ateneo, disciplina e opportunità professionali accessibili sul mercato del lavoro.
In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide, dove automazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale modificano di continuo la natura del lavoro, il capitale umano è diventato uno dei principali fattori di competitività. Comprendere il valore economico dell’istruzione, e valutarne il ritorno dell’investimento collegato, significa comprendere una parte fondamentale delle dinamiche che guidano il mercato del lavoro dei giorni nostri.
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In copertina: foto modificata con IA da un’immagine di quifinanza.it