Chi prende una laurea trova un lavoro?

La laurea è ancora un investimento utile per occupazione e carriera: attraverso i dati dell’Osservatorio Jobpricing, analizziamo la sua influenza sulle retribuzioni e il tempo necessario a rientrare del denaro investito per conseguirla, assieme ad atenei e percorsi più remunerativi

27.10.2026
Un laureato che ha trovato lavoro e medita sulla sua situazione davanti a un pc

di Matteo Gallina

 

Il titolo di studio accademico è considerato all’unanimità una sorta di passaporto verso una carriera professionale solida e ben retribuita. Negli ultimi anni, tuttavia, questa convinzione è stata messa in discussione. L’aumento del costo della vita, l’evoluzione delle professioni, l’emergere di nuovi percorsi di formazione alternativi e la percezione di un mercato del lavoro sempre più instabile hanno alimentato un interrogativo su cui famiglie e studenti hanno dovuto fare i conti.

Quanto incide davvero nel percorso di carriera, e quindi nelle retribuzioni, l’ottenimento di un titolo di studio accademico?

Lo University Report dell’Osservatorio JobPricing indica che non solo la laurea aumenta le probabilità di trovare occupazione, ma continua a determinare differenze rilevanti nella qualità delle opportunità professionali disponibili, nella velocità di crescita di carriera e nella retribuzione percepita durante l’intera carriera lavorativa. Il premio dell’istruzione non si esaurisce nell’accesso al primo impiego, anzi produce effetti che tendono ad accumularsi e amplificarsi nel tempo.

L’ITALIA HA POCHI LAUREATI: SUL MERCATO VALGONO DI PIÙ

Il punto di partenza è un dato che da anni caratterizza il sistema italiano, nel confronto con l’estero: il numero di laureati continua a essere molto inferiore rispetto a quello osservato nelle principali economie avanzate. La quota di giovani tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di istruzione terziaria nel 2025 è infatti solo il 31,6%, in confronto alla media OCSE posizionata al 48,7%. In altre parole, quasi un giovane su due nei Paesi avanzati possiede una laurea o un titolo equivalente, meno di uno su tre in Italia.

Il divario va al di là di una mera differenza statistica: riflette un diverso livello di investimento nel capitale umano e contribuisce a spiegare alcune delle difficoltà strutturali che caratterizzano il sistema economico nazionale. Paradossalmente, proprio questa relativa scarsità di laureati potrebbe contribuire a mantenere elevato il valore economico del titolo universitario. Quando le competenze qualificate sono merce rara nel mercato (oggi in particolare quelle derivanti da percorsi STEM) e la domanda proveniente dalle imprese cresce, il mercato tende infatti a riconoscere un premio salariale maggiore a chi possiede livelli di istruzione più elevati.

IL PRIMO BENEFICIO DELL’ISTRUZIONE: L’OCCUPAZIONE

Analizzando la relazione tra istruzione e occupazione, il vantaggio della laurea appare evidente; il tasso di occupazione mappato da ISTAT raggiunge l’82,8% tra i laureati. Tra i diplomati scende al 67,3%, mentre tra le persone con un basso livello di istruzione si ferma al 45,5%.

Anche osservando la disoccupazione emerge uno scenario analogo: il tasso di disoccupazione dei laureati si attesta al 3,3%, contro il 6,1% dei diplomati e il 9,4% di chi possiede livelli di istruzione inferiori.

I numeri suggeriscono che l’istruzione universitaria svolga una duplice funzione. Da una parte migliora le probabilità di trovare lavoro; dall’altra riduce il rischio di uscire dal mercato del lavoro o di sperimentare periodi di inattività prolungata. Peraltro, in un mercato del lavoro in cui è molto complesso trovare competenze rilevanti, le aziende sono disposte a offrire pacchetti retributivi molto significativi per assicurarsi le persone giuste.

LA LAUREA FA BENE ALLO STIPENDIO: LO DICONO I NUMERI

Se l’occupazione costituisce il primo dividendo dell’istruzione, la retribuzione rappresenta probabilmente il più immediato indicatore del suo valore economico. La RAL media dei laureati raggiunge 42.378 € (cifra lorda annua). Per chi non possiede una laurea la retribuzione si ferma a 30.999 €, con un differenziale superiore a 11.300 €, circa il 37% di differenza.

Un differenziale di questa entità assume un significato particolare nel contesto italiano, dove la crescita salariale è storicamente più contenuta rispetto ad altri Paesi europei, e dove la struttura produttiva continua a essere composta in prevalenza da piccole e medie imprese.

L’aspetto più interessante riguarda però la distribuzione del vantaggio nel corso della carriera. Nei primi anni di attività professionale la differenza tra laureati e non laureati è relativamente contenuta. A prescindere dall’ingresso nel mercato del lavoro delle due componenti, se analizziamo la fascia 25-34 anni la retribuzione media dei laureati è pari a 34.445 €, contro i 28.402 € per i non laureati, con un differenziale pari a circa il 21%. Nelle fasce di età successive questo gap si amplia in maniera sempre più evidente, arrivando al 49% nella fascia 45-54 anni e al 68% per i profili con oltre 55 anni.

 

15-24 anni 25-34 anni

35-44 anni

45-54 anni 55 anni o più
Persone non laureate 26.977 € 28.402 € 30.487 € 32.403 € 33.401 €
Persone laureate 29.318 € 34.445 € 41.236 € 48.146 € 56.187 €
Differenza % 9% 21% 35% 49% 68%

 

Questi numeri raccontano che la laurea non genera solo un beneficio immediato, seppur l’ingresso nel mercato del lavoro, per i laureati, è ritardato nel tempo proprio a causa degli anni di studio; soprattutto, aumenta la probabilità di accedere a ruoli che consentono una crescita salariale più rapida nel tempo. In altre parole, il vero rendimento dell’istruzione emerge nelle fasi mature della carriera, quando diventano decisive le competenze specialistiche, le capacità gestionali e le responsabilità organizzative.

La laurea è peraltro da intendersi come un acceleratore di carriera. A parità di categoria o livello professionale, non esiste una significativa differenza retributiva; il valore della laurea emerge soprattutto quando consente l’accesso a mansioni coerenti con le competenze acquisite e a percorsi professionali caratterizzati da maggiore specializzazione, responsabilità e possibilità di avanzamento di carriera. Analizzando infatti dirigenti, quadri, impiegati e operai nel mercato retributivo delle aziende private, per le prime due categorie la componente dei laureati è pari al 63%-64%, mentre fra gli Impiegati scende al 28%, per ridursi al 3% fra gli operai.

LAUREE DIVERSE, DIVERSE RETRIBUZIONI

Affermare che la laurea sia “conveniente” per la carriera retributiva non significa sostenere che tutti i percorsi universitari generino risultati equivalenti. Le differenze tra discipline sono infatti significative, e riflettono sia la domanda espressa dal mercato del lavoro, sia il diverso livello di talent scarsity.

In tal senso, la centralità delle discipline STEM non rappresenta una peculiarità italiana, poiché si tratta di un fenomeno osservabile in gran parte delle economie avanzate. Le competenze legate all’ingegneria, all’informatica, ai dati e alle tecnologie digitali sono oggi al centro dei processi di innovazione aziendale. La diffusione dell’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei processi e la transizione energetica stanno aumentando ulteriormente la domanda di professionalità tecnico-scientifiche.

Ciò che ne consegue è che i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, ingegneria chimica e dei materiali guida la classifica delle retribuzioni con 37.693 euro annui, seguita da ingegneria meccanica con 37.334 euro ed economia e statistica con 36.246 euro. Nella parte inferiore della graduatoria si collocano invece pedagogia, con 32.565 euro, e le discipline storico-filosofiche con 32.049 euro.

Area disciplinare RAL media 25-34 anni
Ingegneria chimica e dei materiali € 37.693
Ingegneria meccanica, navale, aeronautica e aerospaziale € 37.334
Ingegneria gestionale € 36.935
Ingegneria nucleare € 36.927
Ingegneria informatica, elettronica e delle telecomunicazioni € 36.562
Scienze economiche € 36.246
Scienze statistiche € 36.054
Ingegneria civile e architettura € 35.773
Scienze matematiche e informatiche € 35.526
Scienze fisiche € 35.122
Scienze della terra € 35.066
Scienze giuridiche € 34.871
Scienze agrarie e veterinarie € 34.631
Scienze biologiche € 34.493
Scienze chimiche € 34.220
Scienze mediche € 34.166
Scienze politiche e sociali € 33.014
Scienze pedagogiche e psicologiche € 32.565
Lingue e letterature straniere moderne € 32.306
Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche € 32.224
Scienze storiche e filosofiche € 32.049

 

Si tratta di un dato importante perché dimostra come il rendimento economico dell’istruzione dipenda non soltanto dalla durata degli studi, ma anche dalla tipologia di percorso formativo e le conseguenti competenze di base acquisite.

IL PROBLEMA DELLA SOVRAISTRUZIONE

L’esistenza di un premio salariale legato alla laurea non implica che tutte le competenze vengano valorizzate in modo efficiente: uno dei fenomeni più rilevanti emersi dall’analisi riguarda infatti il mismatch tra formazione e occupazione.

Secondo i dati più recenti di AlmaLaurea, il 36% delle persone occupate con laurea tra i 25-34 anni risulta sovraistruito rispetto al ruolo svolto, con tassi molto più alti tra specifici gruppi demografici, come le donne, che presentano una percentuale di sovraistruzione pari al 38,1%, rispetto al 33% degli uomini.

Il fenomeno produce conseguenze sia individuali sia collettive. Per il lavoratore si traduce in una riduzione del rendimento dell’investimento formativo; per il sistema economico rappresenta un utilizzo inefficiente del capitale umano. In un Paese dove soltanto il 31,6% dei giovani possiede un titolo terziario, vedere il 36% dei laureati impiegato in posizioni sottoqualificate evidenzia una criticità che va oltre la semplice questione salariale, e questiona piuttosto la capacità dell’economia di creare opportunità professionali adeguate alle competenze esistenti.

ATENEO CHE VAI, RETRIBUZIONE CHE TROVI

Un’influenza significativa deriva anche dal tipo di università frequentata: i politecnici, gli atenei con una forte specializzazione tecnico-scientifica o percorsi di studio legati al management (fra cui le principali università private) mostrano risultati retributivi superiori rispetto alla media.

Il fenomeno dipende in larga misura dalla composizione disciplinare dei corsi e dai collegamenti con il tessuto produttivo. Le università più integrate con il mondo delle imprese tendono infatti a facilitare l’ingresso in settori caratterizzati da una più elevata capacità di remunerare le competenze.

Le differenze non devono tuttavia essere interpretate come una classifica assoluta della qualità degli atenei. In molti casi riflettono solo la diversa distribuzione delle discipline, e delle opportunità professionali associate ai vari percorsi formativi.

IN QUANTO TEMPO LA LAUREA RIPAGA L’INVESTIMENTO PER OTTENERLA?

Attraverso i dati dell’Osservatorio JobPricing è tuttavia evidente come chi si laurea deve attendere un po’ di tempo prima di rientrare dall’investimento, sia in termini economici sia temporali (i laureati, per ovvi motivi, entrano nel mercato del lavoro più tardi rispetto a chi non ottiene un titolo di studio accademico). Ma di quanto tempo stiamo parlando?

Fermo restando che lo scenario sviluppato è teorico, secondo il Rapporto AlmaLaurea 2025 sul Profilo dei Laureati 2024, solo il 58,5% dei laureati di primo livello, il 51,4% dei laureati magistrali a ciclo unico e il 61,2% dei laureati magistrali biennali conclude gli studi entro i tempi previsti. Il prolungamento del percorso universitario comporta un aumento dei costi diretti e indiretti e, di conseguenza, un allungamento del periodo necessario a recuperare l’investimento iniziale.

Attraverso un calcolo che considera la durata “media” degli studi, i costi universitari sostenuti dallo studente e il mancato introito, cioè il costo-opportunità derivante dal fatto che, durante gli anni di studio, lo studente rinuncia a un potenziale reddito da lavoro, il ritorno dell’investimento minimo è di 13 anni (rilevato in media per gli studenti del Politecnico di Torino). In altre parole, per arrivare a generare un reale guadagno rispetto ai non laureati, servono 13 anni di lavoro per un laureato; questa stima varia da ateneo ad ateneo, ma si può osservare come la maggior parte degli atenei questo ROI si attesta tra i 16 e i 29 anni.

L’investimento universitario tende quindi a generare un ritorno economico, ma con tempi molto diversi a seconda dell’ateneo frequentato e della condizione delle e degli studenti. Il payback è più rapido quando il titolo consente di accedere a percorsi professionali caratterizzati da retribuzioni elevate già nei primi anni di carriera e buone prospettive di crescita. Al contrario, costi di mantenimento più elevati, percorsi di studio più lunghi o retribuzioni iniziali più contenute possono allungare di molto il tempo necessario per recuperare l’investimento. In continuità con le analisi precedenti, l’indice mostra quindi che il valore economico della laurea non dipende solo dal conseguimento del titolo, ma dal rapporto tra costi, tempi, ateneo, disciplina e opportunità professionali accessibili sul mercato del lavoro.

In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide, dove automazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale modificano di continuo la natura del lavoro, il capitale umano è diventato uno dei principali fattori di competitività. Comprendere il valore economico dell’istruzione, e valutarne il ritorno dell’investimento collegato, significa comprendere una parte fondamentale delle dinamiche che guidano il mercato del lavoro dei giorni nostri.

 

 

 

L’articolo che hai appena letto è finito, ma l’attività della redazione SenzaFiltro continua. Abbiamo scelto che i nostri contenuti siano sempre disponibili e gratuiti, perché mai come adesso c’è bisogno che la cultura del lavoro abbia un canale di informazione aperto, accessibile, libero.

Non cerchiamo abbonati da trattare meglio di altri, né lettori che la pensino come noi. Cerchiamo persone col nostro stesso bisogno di capire che Italia siamo quando parliamo di lavoro. 

Sottoscrivi SenzaFiltro

 

In copertina: foto modificata con IA da un’immagine di quifinanza.it

CONDIVIDI

Leggi anche