Questa scelta regionale si inserisce in un contesto nazionale che da tempo spinge nella stessa direzione. Le politiche dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro privilegiano sempre più il numero delle ispezioni rispetto alla loro profondità. Strumenti come la diffida amministrativa o il protocollo Asse.Co. raccontano una filosofia improntata all’intervento che non debba disturbare troppo.
Le criticità denunciate dal sindacato USB sono difficili da smentire. È oggettivo che il passaggio dal concorso pubblico al contratto a partita IVA svilisca la funzione ispettiva. La dipendenza dal rinnovo contrattuale spinge verso controlli veloci, standardizzati, poco inclini ad affrontare situazioni complesse, e la progressiva marginalizzazione dei tecnici della prevenzione di ruolo priva il sistema della sua memoria storica e della sua competenza accumulata. La sicurezza sul lavoro viene così trasformata in una pratica amministrativa morbida, più attenta alla fluidità dei processi produttivi che alla tutela effettiva delle persone.
A compensare la riduzione del presidio umano arriva però la promessa tecnologica: la Legge regionale 1/2026 introduce il badge digitale di cantiere, presentato come una svolta epocale. Ma nessun sistema digitale funziona senza controlli reali.
I dati, da soli, non salvano vite. Servono ispettori sul campo, indipendenti e nel giusto numero, dotati di poteri pieni e continuità operativa. Se la verifica dei dati viene affidata a collaboratori esterni, privi dell’autonomia necessaria per intervenire con decisione, la tecnologia rischia di trasformarsi in un altro alibi dietro cui nascondere il vuoto di vigilanza.
La scelta della Regione Lombardia segna un punto di non ritorno. Affidare la sicurezza dei lavoratori alle logiche del mercato e alla precarietà contrattuale non è una semplice riforma amministrativa: somiglia più a una rinuncia politica e morale, se la funzione di controllo viene trattata come una prestazione acquistabile. Ma le iniziative sindacali e legali annunciate contro questa operazione indicano che il conflitto è appena iniziato.
La sicurezza sul lavoro non può essere oggetto di consulenza esterna; deve tornare a essere una responsabilità pubblica e non negoziabile. Perché la vita non è una voce di costo da appaltare: è un diritto che lo Stato ha il dovere di garantire, senza intermediari.
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Photo credits: lavoripubblici.it