Il settore dei call center ha una tutela specifica, introdotta nel 2016: la cosiddetta clausola sociale, che garantisce ai lavoratori il mantenimento del posto quando un appalto cambia gestore, a condizione che il nuovo affidatario operi entro un raggio di 50 chilometri dalla sede precedente. È una norma pensata per un mondo in cui i call center si spostavano da un fornitore all’altro, da una città all’altra, ma continuavano a esistere come attività che richiedeva persone al telefono.
Il presidente di AssoCall-Confcommercio, Leonardo Papagni, la definisce “una misura di civiltà”, introdotta quando il settore era in espansione. Oggi, dice, è messa in discussione da aziende come Accenture e Konecta, che vogliono accorpare sedi. Ma l’accorpamento di sedi è solo la metà del problema, e probabilmente non la metà più importante.
La clausola sociale risponde a una domanda precisa: cosa succede ai lavoratori quando l’appalto passa da un’azienda A a un’azienda B? Ma non risponde a una domanda diversa: cosa succede quando l’appalto non passa a un’altra azienda, ma viene assorbito da un sistema automatizzato gestito direttamente dal committente o da un fornitore tecnologico che non assume nessuno di quei lavoratori, perché non gli serve nessuno di quei lavoratori?
In questo secondo scenario, non c’è “successione di imprese nel contratto di appalto” nel senso in cui la norma del 2016 la intende. C’è la cessazione di un appalto e l’attivazione di un servizio che – dal punto di vista del committente – svolge la stessa funzione, ma non è un appalto di manodopera: è un servizio software. La clausola sociale non si applica, perché la fattispecie che dovrebbe attivarla non si verifica.
Il segretario generale di FISTEL-CISL, Alessandro Faraoni, lo dice con chiarezza: l’intelligenza artificiale “se la utilizziamo bene è un supporto, altrimenti è un’arma a doppio taglio che porta alla sostituzione delle persone con le macchine”. E aggiunge una richiesta di aggiornamento normativo: un “ragionamento più ampio” da parte delle aziende che vogliono investire in Italia, perché “c’è un forte tema sociale che non va dimenticato”.
SLC CGIL, commentando le nuove gare Enel per il customer care, è andata oltre, parlando di un settore che rischia di tornare “nella giungla della deregolamentazione” dopo dieci anni di buone pratiche nei cambi di appalto. Buone pratiche che, va detto, riguardavano appunto i cambi di appalto tra aziende, non la sostituzione dell’appalto con un sistema.