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Chiudi Napoli e poi muori. Piazze piene per la salute e l’economia

Chiudi Napoli e poi muori. Piazze piene per la salute e l’economia

Napoli, un'assemblea popolare contesta le politiche su sanità, spettacolo, scuola e lavoro. Le richieste: blocco delle tasse e reddito universale.

Il giorno dopo la protesta dei lavoratori dello spettacolo è il turno, in forma di assemblea popolare, del Coordinamento delle reti sociali nell’emergenza COVID-19 e della Consulta della Salute di Napoli, che da anni si batte per la tutela del diritto alla salute, contro la chiusura degli ospedali e la dismissione del sistema sanitario pubblico della regione Campania.

NAPOLI – 31 Ottobre 2020 – Assemblea delle Reti Sociali – Consulta della Salute e Tribunale del Malato – ph. Francesca Ferrara

La Consulta è formata da cittadini, utenti e lavoratori della sanità che hanno a cuore il diritto alla tutela del malato, e sono organizzati per costruire un nuovo modello di sanità fondato sulla partecipazione e il sostegno reciproco. La salute come bene comune in tutti i suoi aspetti: benessere fisico, benessere mentale, diritti e dignità, facendo crescere la coscienza che i servizi sanitari e la tutela della salute vadano garantiti alle generazioni future.

Durante l’emergenza sanitaria che ha caratterizzato i mesi di marzo, aprile e maggio, durante i quali il governo centrale ha applicato come misura di contenimento dei contagi un estremo lockdown su tutto il territorio italiano, le fasce sociali più precarie sono quelle che hanno sofferto ancora di più l’isolamento, anche a causa dell’indisponibilità di posti letto e luoghi dove effettuare la quarantena a seguito del contagio.

La pandemia ha fatto tornare all’attenzione dell’opinione pubblica tutte le problematiche che riguardano le inefficienze in materia di Lavoro, Scuola e Salute e non in ultimo il problema dell’edilizia abusiva e del diritto alla casa e all’abitare.

La tenda della salute e i temi dell’assemblea popolare

La Consulta della Salute ha partecipato all’assemblea popolare con il presidio de “La tenda della salute”, dove i partecipanti hanno potuto usufruire di un controllo gratuito della pressione e di qualche consiglio per la cura di sé.

NAPOLI – 31 Ottobre 2020 – Assemblea delle Reti Sociali – Consulta della Salute e Tribunale del Malato – ph. Francesca Ferrara

I portavoce del Coordinamento delle Reti Sociali nell’emergenza COVID-19 e la Consulta della Salute di Napoli hanno sottolineato, nei loro rispettivi interventi, l’inefficienza delle misure di contrasto per far fronte alla pandemia.

È un giudizio severo, quello dei portavoce dei comitati rappresentanti delle varie aree sociali, nei confronti della gestione regionale e nazionale della sanità, della scuola, delle politiche di welfare e di lavoro.

Sanità. Al microfono dell’assemblea si sottolinea come il problema reale e non siano le difficoltà di fronteggiare la pandemia, ma lo smantellamento delle strutture sanitarie iniziato negli anni precedenti e la mancata assegnazione di risorse finanziarie sufficienti a far fronte a tutte le esigenze regionali, tra numero di presidi e assunzione di personale sanitario.

NAPOLI – 31 Ottobre 2020 – Assemblea delle Reti Sociali – Consulta della Salute e Tribunale del Malato – ph. Francesca Ferrara

La Consulta della Salute di Napoli, che è formata dai lavoratori del settore sia in corso che in pensione, assieme al Tribunale del Malato, denuncia la politica fallimentare attuata per l’assunzione delle misure anti-contagio. L’assenza di un adeguato numero di strutture in proporzione alla popolazione e di investimenti nel settore, perpetuate nel tempo, l’hanno portato a una situazione di quasi collasso dinanzi al numero crescente delle persone contagiate rispetto al numero dei posti letto dedicati nei reparti COVID-19.

I lavoratori, i cittadini e il personale sanitario, uniti, con la dovuta assegnazione di risorse finanziarie, possono essere la soluzione per il numero dei ricoveri da pandemia, la cui conseguenza è la sottrazione dei posti letto ad altri reparti che non hanno come sopperire ai ricoveri dovuti ad altre patologie.

La voce della piazza sottolinea il “disastro completo dell’amministrazione regionale, che ha messo in contrapposizione il diritto alla salute con il diritto alla sopravvivenza, con il diritto al reddito e alla casa”.

Scuola e spettacolo scendono in piazza

I lavoratori dello spettacolo ( ne abbiamo scritto qui: https://www.informazionesenzafiltro.it/lassenza-spettacolare-fa-rumore-cinema-e-teatro-scendono-in-piazza/ ) tornano in piazza al fianco delle reti sociali, denunciando ancora una volta la finta ripartenza con una timida stagione estiva di qualche spettacolo. A farne le spese i piccoli spazi dedicati alle performance, i piccoli teatri che da marzo non hanno mai riaperto il botteghino e sollevato il sipario. Luci spente, che continueranno a essere tali quasi sicuramente fino all’estate.

Stesso destino per la scuola, non solo quella regionale ma anche quella nazionale, costretta a fronteggiare una serie di difficoltà con misure approssimative e temporanee che non risolvono il problema della didattica in aula e fanno emergere altri tipi di problematiche. Infatti la DAD (Didattica a distanza), che è stata implementata nel giro di poco tempo, necessita, per essere erogata e per poterne usufruire, di una infrastruttura tecnologica, di una connessione Internet, e della presenza di computer e tablet adeguati, che hanno un costo. Questo costo, in tempi di recessione economica, incide sui conti mensili, ma soprattutto esclude a priori i bambini appartenenti alle classi sociali meno abbienti.

I lavoratori della scuola avevano chiesto che per il mese di settembre ci fossero misure concrete in termini di assegnazione di risorse finanziarie e interventi straordinari sulle strutture, assunzioni del personale scolastico e una nuova logistica e riflessione sugli spazi pubblici della città. Parole che non hanno ricevuto ascolto né da parte della regione e né da parte del governo nazionale.

Le richieste dell’assemblea popolare

La voce dell’assemblea popolare denuncia la narrazione dei mesi precedenti, che puntava a tranquillizzare gli animi senza orientarsi a interventi strutturali nel settore e a misure risolutive anti-contagio efficienti, che non intaccassero più il sistema economico e la fragilità fisica e sociale delle persone.

L’assenza di politiche di sostegno per i lavoratori intermittenti e dei precari porta alla richiesta del blocco degli affitti, tasse, utenze e un reddito universale per ogni cittadino. Un reddito per chi lavora e per chi non lavora: “Un reddito a chi è occupato e a chi è disoccupato, perché di fronte alla crisi dobbiamo essere tutti uguali”.

NAPOLI – 31 Ottobre 2020 – Assemblea delle Reti Sociali – Consulta della Salute e Tribunale del Malato – ph. Francesca Ferrara

La manifestazione sulla morte dell’economia in Campania

Il 2 novembre un’ulteriore manifestazione si è svolta sul lungomare di Napoli. A sfilare pacificamente artigiani, commercianti, imprenditori, partite Iva e i movimenti per il diritto all’abitazione e alla casa.

Come espressione della morte dell’economia italiana (e in particolar modo di quella regionale), a seguito dei provvedimenti restrittivi dell’ultimo DPCM del 18 ottobre, è comparsa una bara coperta dalla bandiera italiana, che è giunta fino alla sede della regione al motto: “O ci ascoltate o rischiate altre quattro giornate di Napoli”.

In prima linea la protesta contro l’abbattimento dell’edilizia abusiva, che mai come in questo particolare momento storico rappresenta la casa di necessità dove poter stare; una domiciliazione che tiene lontano dalla strada, ma soprattutto dal contagio da COVID-19.

La bara è simbolo della protesta pacifica e della vita, e rappresenta la speranza che resti vuota. Ossia che non ospiti più persone decedute a causa del COVID-19, oppure imprenditori che si sono suicidati perché strozzati economicamente e finanziariamente dalla crisi in corso: si muore anche di lockdown.