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Contratti regolari, l’Interno ci ripensa: al lavoro nero non sembra vero

Contratti regolari, l’Interno ci ripensa: al lavoro nero non sembra vero

Il sindacato USB e numerose associazioni manifestano contro le contraddizioni dello Stato sugli irregolari: con una circolare il Viminale scatena il caos e si rimangia i decreti 34 e 130 del 2020.

Emersione è il termine che viene utilizzato dal Ministero dell’interno per regolare, appunto, l’emersione dei rapporti di lavoro e il “rilascio del permesso di soggiorno temporaneo nei settori agricoltura, allevamento, zootecnia, pesca, acquacoltura, assistenza alla persona e lavoro domestico”.

Le due definizioni del termine “emersione” sul dizionario sono appaiate e di tragica attualità. Soprattutto la prima: “Uscita dall’acqua, comparsa o riapparizione in superficie”, definizione che ci sbatte davanti al muso e alla coscienza l’ultima – solo in ordine di tempo – tragedia del mare avvenuta lungo le coste della Libia, che ha causato più di cento morti. La seconda spiega come l’emersione si possa definire “uscita dall’ambito dell’economia sommersa e conseguente assunzione degli oneri fiscali connessi a un’attività produttiva o lavorativa regolare”.

Lo Stato si rimangia la parola sull’emersione degli irregolari

Secondo il sindacato USB, 207.542 lavoratrici e lavoratori hanno versato 600 € – in molti casi di tasca propria – per la regolarizzazione della loro posizione come da Decreti 34 e 130 del 2020: significa aver versato nelle casse dello Stato la modica cifra di  124.525.200 €, senza che lo Stato stesso abbia fornito loro risposte a un’iniziativa proposta proprio dalle istituzioni.

Per questo motivo, visto il silenzio del Ministero dell’interno, il sindacato USB – con diverse associazioni, tra cui Ero Straniero, ASGI, Arci, Amnesty International Italia, ActionAid e molte altre–il 29 aprile ha organizzato un presidio davanti alle prefetture di diverse città d’Italia, tra cui Torino, Bologna, Roma, Napoli e Bari, per chiedere di sbloccare la situazione.

Oltre al danno la beffa: qualche giorno fa il Viminale ha diramato una circolare dove si comunica l’impossibilità di procedere con la regolarizzazione dei lavoratori che hanno fatto domanda di emersione nel 2020, e che nel frattempo hanno cessato il loro rapporto di lavoro.

Per questo le associazioni hanno denunciato l’illegittimità di tale richiesta in una lettera inviata al Presidente del Consiglio e ai ministeri dell’Interno, della Salute, del Lavoro e dell’Agricoltura.

Francesco Mason, ASGI: “Dall’Interno previsioni illegittime e contraddittorie”

Francesco Mason è avvocato dell’ASGI, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Contattato da SenzaFiltro, dichiara: “Con la circolare del 21 aprile scorso, a quasi un anno dal termine dell’emersione, il Ministero dell’interno pretende di inserire nuovi ostacoli all’ottenimento del permesso di soggiorno per i lavoratori per cui è stata presentata domanda”.

“Si tratta di previsioni illegittime, dato che si pongono in contrasto con il dettato normativo e persino con le precedenti indicazioni del dicastero. Ma soprattutto si rischia di rimandare in una condizione di irregolarità migliaia di cittadini stranieri, soltanto perché i rapporti di lavoro si sono conclusi nelle more dell’inaccettabile ritardo dell’amministrazione nella valutazione della loro richiesta di regolarizzazione. Il prezzo dell’inefficienza del Ministero dell’interno viene quindi fatto ricadere sulle vite dei migranti, in palese contrasto non solo con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, ma persino con l’obiettivo della sanatoria, che era quello di sollevare dall’invisibilità giuridica, ancor più gravosa in un periodo di pandemia, chi aveva un impiego ma era privo di permesso di soggiorno.”

La circolare del Viminale che contraddice i decreti del 2020

Ma facciamo un passo indietro e torniamo, appunto, al maggio 2020, quando in piena pandemia i ministri Lamorgese, Bellanova, Catalfo (rispettivamente agli Interni, all’Agricoltura, al Lavoro) rilasciavano dichiarazioni soddisfatte per l’accordo sulla regolarizzazione dei lavoratori agricoli e domestici.

Sempre in quel periodo fece scalpore e polemica il pianto della ministra Bellanova, allora Ministro per le politiche agricole (ora viceministro dei Trasporti),che difese quelle lacrime dagli attacchi di altri esponenti politici e dei social ribadendo come l’accordo raggiunto sulla regolarizzazione dei lavoratori in attesa di permesso di soggiorno fosse una battaglia di civiltà che avrebbe finalmente consentito di “rendere visibili gli invisibili.

Doveva rappresentare, il decreto 34/2020, un supporto di legge per venire incontro alla dignità delle persone, alla sicurezza in ambito sanitario, alla tutela della legalità e alle esigenze del mercato del lavoro. A ottobre, sempre del 2020, si era proceduto ulteriormente con il Decreto 130, relativo a disposizioni urgenti in materia di “immigrazione, protezione internazionale e complementare”. Riguardo l’immigrazione il decreto era intervenuto proprio sui permessi di soggiorno per motivi di lavoro.

Ma qualcosa dev’essere andato storto, se è vero che ad oggi questi stessi lavoratori si ritrovano con promesse non mantenute: le regole sono state disattese da chi le ha elaborate e le risposte tardano ad arrivare, senza contare l’ultimo ostacolo rappresentato dalla circolare del Viminale del 21 aprile scorso.

Ma chi sono i 207.542 lavoratori che avevano fatto domanda di emersione?

Secondo il report definitivo fornito dal Ministero dell’interno, 176.848 sono quelli rappresentati dai lavoratori domestici e 30.694 quelli rappresentati dai lavoratori subordinati.

*Fonte: Ministero dell’interno, Analisi statistica delle domande – dati aggiornati alle ore 24:00 del 15 agosto 2020

Il limbo dei lavoratori domestici

Dei 176.848 lavoratori domestici: 122.247 sono collaboratori familiari, 39.803 sono gli assistenti alla propria persona non autosufficiente per patologia o handicap, 12.936 assistenti ad altra persona non autosufficiente per patologia o handicap, 1.862 assistenti a figli non autosufficienti per patologia o handicap.

Il maggior numero di richieste arriva dalla Lombardia con 47.357, seguita dalla Campania con 26.096, dal Lazio e dall’Emilia-Romagna, con rispettivamente 18.985 e 18.107. La nazionalità del lavoratore domestico che ha fatto richiesta vede Ucraina in cima con 18.639, poi Bangladesh con 16.102, Pakistan con 15.614 e Georgia con 15.186 (*Fonte: Ministero dell’interno Analisi statistica delle domande – dati aggiornati alle ore 24:00 del 15 agosto 2020).

*Fonte: Ministero dell’interno, Analisi statistica delle domande – dati aggiornati alle ore 24:00 del 15 agosto 2020

Nella lettera indirizzata al governo promossa da Ero Straniero e da svariate Associazioni, anche ASSINDATCOLF (Associazione Sindacale Nazionale dei Datori di lavoro domestico) ha sottoscritto l’iniziativa della campagna e della lettera aperta inviata al governo, dove si chiede di intervenire per velocizzare le procedure legate all’esame delle domande di emersione e regolarizzazione. Alla luce della circolare del 21 aprile del Viminale abbiamo sentito per SenzaFiltro il presidente di ASSINDATCOLF, Andrea Zini, che afferma:

“Dal punto di vista delle famiglie che come ASSINDATCOLF rappresentiamo nel gestire le pratiche di emersione dei lavoratori, il consiglio che abbiamo dato a chi si è rivolto a noi è quello di non assumere persone non in regola nel territorio dello Stato. Alcune famiglie che hanno fatto la regolarizzazione sono in un limbo: non è un problema se il rapporto continua, ma ora ci sono molti lavoratori del settore che girano e vagano alla ricerca di un nuovo datore di lavoro domestico. Occorre convincere le famiglie che questi lavoratori non sono in regola. Peraltro le regolarizzazioni sono state attivate sui dati di fatto, non sulla lungimiranza preventiva del legislatore.”

“Oggi, se il rapporto da regolarizzare attivato dal datore di lavoro si è concluso con il decesso del datore di lavoro o con il semplice licenziamento per motivi economici, di fatto questi lavoratori sono illecitamente sul territorio italiano”.

Emersione, “lavoratori subordinati” significa “lavoratori agricoli”

Dei 30.694 lavoratori subordinati che hanno fatto richiesta 29.555 arrivano dal mondo dell’agricoltura: praticamente la quasi totalità dei richiedenti.

*Fonte: Ministero dell’interno, Analisi statistica delle domande – dati aggiornati alle ore 24:00 del 15 agosto 2020

Il maggior numero di richieste arriva dalla Campania con 6.962; seguono la Sicilia con 3.584, il Lazio con 3.519, la Puglia con 2.871 e il Veneto con 2.756. Per quanto riguarda invece la nazionalità del lavoratore nelle richieste ricevute dal Ministero dell’interno, il numero più alto è quello relativo all’Albania, con 5.176, seguito da Marocco con 4.556 e India con 4.488.

*Fonte: Ministero dell’interno, Analisi statistica delle domande – dati aggiornati alle ore 24:00 del 15 agosto 2020

Sui 30.000 lavoratori rappresentati per la quasi totalità dai lavoratori agricoli la pratica dell’emersione è l’unico strumento idoneo a garantire a queste persone la regolarità del soggiorno nel nostro Paese e un adeguato standard sanitario. Questo al fine di evitare le pratiche illegali del caporalato, che purtroppo ben conosciamo, e che rischiano di riaffermarsi in maniera subdola, permettendo lo sfruttamento dei braccianti, sempre più ultimi nel nostro Paese anche a causa della miopia del legislatore.

Le illusioni della politica non arrivano nei campi

Le parole del sindacalista di USB, pronunciate durante la manifestazione del 29 aprile scorso a Roma davanti alla prefettura, in Piazza Santissimi Apostoli, mettono i brividi:

“Quando andiamo nelle campagne, nei campi dove ci sono i lavoratori stranieri ci rendiamo conto di come la situazione sia completamente diversa da quella che ci raccontano al tavolo intergovernativo sul Caporalato dove i ministri annunciano solo grandi successi. Invece, per fare degli esempi: nel 2019, su 400.000 aziende agricole presenti, ci sono stati poco più 4.000 controlli da parte dell’Ispettorato del Lavoro. Di questi 4.000 controlli, il 55% ha riscontrato irregolarità da parte delle aziende.”

Ed è di pochi giorni fa l’agguato a tre braccianti africani a Foggia: la lotta contro il caporalato non è ancora vinta.

Photo credits: anteprima24.it