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Il diavolo fa gli influencer ma non i coperchi: uno su due ricorre a frodi

Il diavolo fa gli influencer ma non i coperchi: uno su due ricorre a frodi

Un report di HypeAuditor rivela un dato impietoso sulle celebrità dei social, che nel frattempo rivendicano un sindacato di categoria. Pier Luca Santoro di DataMediaHub e il social media strategist Vincenzo Cosenza tirano le somme su frodi e guadagni dell'influencer marketing.

Nelle ultime settimane sono coincise due notizie che meritano di essere accostate per togliere un po’ del trucco con cui molti influencer evidentemente si incipriano i profili social, oltre che il naso.

La prima è che HypeAuditor, piattaforma internazionale di monitoraggio delle campagne di influencer marketing, ha da poco pubblicato il report State of Influencer Marketing 2021, da cui emerge che più della metà degli influencer di Instagram – il 55%, ad esser precisi – è coinvolta in una qualche forma di frode e falsificazione sui social media nel 2020.

La seconda è che la influencer Mafalda De Simone è andata ospite a Mattino Cinque per rivendicare l’urgenza di un sindacato per la categoria e continua a rilasciare dichiarazioni sui grandi media. Non si offenderà se il suo nome mi è suonato totalmente anonimo e se sono andata a cercare chi fosse: 183.000 follower e “Top italian beauty influencer by la Repubblica, il Mattino.it, ilmessaggero.it e Il Sole 24 ore. È così che si autodefinisce dal suo profilo Instagram.

Pier Luca Santoro, DataMediaHub: «Frodi soprattutto dai mega influencer»

Per entrare nella questione del mestiere di influencer, pur essendo io tra quelli che non lo ritengono tale, ho sentito Pier Luca Santoro – consulente di marketing, comunicazione & sales intelligence nonché project manager di DataMediaHub – dato che proprio dal suo osservatorio avevo colto la notizia, che nel dettaglio recitava così:

«I mega influencer e le celebrity di Instagram – quelli con più di un milione di follower – sono stati i maggiori colpevoli, con due terzi [66%] di questi account coinvolti in qualche forma di attività fraudolenta. I nano-influencer, quelli con da 1.000 a 5.000 follower, hanno avuto la percentuale più bassa di frodi, che si verificano nel 42% degli account. Le tattiche più comuni utilizzate includevano l’acquisto di follower, like e commenti daclick farm”, l’acquisto di visualizzazioni di storie e il coinvolgimento con i pod dei commenti, dove un gruppo di utenti di Instagram si riunisce e interagisce sistematicamente con i post dell’altro.»

La percentuale degli account mediamente coinvolti in pratiche scorrette o addirittura fraudolente è diminuita di circa otto punti percentuali rispetto all’anno precedente, ma il tasso è ancora troppo rilevante per…