- Advertisement -
Manca in Italia il conduttore educativo. Spunti dal coronavirus per professionisti della disabilità

Manca in Italia il conduttore educativo. Spunti dal coronavirus per professionisti della disabilità

Diversi mestieri mirano a restituire l'autonomia alle persone disabili. Scopriamo il metodo Conductive Education, riconosciuto all'estero ma non in Italia.

Nonostante il coronavirus stia travolgendo le nostre esistenze, non possiamo e non vogliamo non pianificare meglio il nostro futuro. Vediamo da vicino alcuni casi di persone che a causa dell’emergenza hanno dovuto sospendere il bene più prezioso per i figli con disabilità: il contatto con gli altri.

L’Istat ci fotografa sempre più anziani e longevi? Dovrebbe essere naturale, dunque, vedere uno Stato capace di improntare in modo strutturale politiche adeguate all’anagrafe e ai suoi inevitabili acciacchi, a prescindere dal colore della maggioranza di turno al governo. Invece finora l’attenzione per quel “diversamente abile” che tutti diventeremo, se già non lo siamo, appare sempre più una caritatevole concessione da sbandierare per carpire la benevolenza del pubblico. Come se il Pubblico, quello con la P maiuscola perché indica appunto “la cosa pubblica”, l’interesse collettivo, non fosse obbligato a occuparsene per sua stessa natura.

Accade così che in Italia manchino alcune figure professionali cruciali per l’autonomia di anziani e disabili, perché disconosciute dall’ordinamento universitario e quindi non inquadrabili in quello professionale. Oppure ci sono, ma sono completamente fuori dalla copertura economica del Sistema Sanitario Nazionale. All’estero invece queste figure sono diventate mestieri molto ben retribuiti, opportunità per i giovani, dignità per le persone con paresi parziali, come nel caso dei bambini prematuri. Per ora, da noi, tutto sospeso. Ecco alcune testimonianze raccolte da Senza Filtro.

 

I professionisti della disabilità

Padova. Giovanna, mamma di un bambino prematuro con paralisi cerebrale infantile, ci parla del terapista occupazionale.

“Si tratta – spiega – di una figura che aiuta adulti nella fase post ictus, con una paralisi parziale, ragazzi e bambini con problemi motori di varia natura, li aiuta a raggiungere quell’autonomia nelle operazioni di base della vita quotidiana: mangiare, andare al bagno da soli. Se una persona non sa più muovere un braccio, una mano, il terapista occupazionale si deve ‘inventare’ sul campo tutti i metodi possibili per farle recuperare quella abilità, o una che ne possa fare le veci. Questa figura in Italia c’è, ma è rarissima, e soprattutto, non è detto che sia nella zona in cui vivono le famiglie che ne hanno bisogno.”

“Ingaggiare un terapista occupazionale può costare dai 25 ai 60 euro l’ora, ma un’ora non è certo risolutiva. È necessario imparare un certo metodo, organizzare la casa in un certo modo, come pure tutte le attività interne per arrivare di nuovo all’autonomia e all’indipendenza. Se parliamo di bambini, a questa figura si uniscono il fisioterapista, il logopedista e lo psicomotricista. Insieme, questi professionisti devono riuscire a tirar fuori tutte le capacità residue che un bambino con paralisi celebrale ha; ferme lì, pronte per essere scoperte e potenziate.”

 

Conductive Education, il metodo per restituire l’autonomia alle persone con disabilità

“C’è poi la Conductive Education, metodo terapeutico educativo messo a punto a Budapest dall’ungherese András Pető, che ha cominciato a diffondere la pratica nel secondo dopoguerra. Sembra che durante il conflitto, infatti, per sfuggire ai rastrellamenti di ebrei (la madre fu uccisa ad Auschwitz, N.d.R.) Pető si sia rifugiato in una famiglia che aveva una bambina con paralisi celebrale. Riuscì a farla camminare, a insegnarle ad andare al bagno da sola, a vestirsi senza l’aiuto di nessuno. Dopo aver ideato questo metodo, Pető ha fondato una scuola, tuttora punto di riferimento, dove si insegna questo metodo, oggi diffuso dagli Usa a Israele.”

 

Una seduta di Conductive education

 

Per conseguire il titolo che consente di diventareconduttore” è necessario superare un corso universitario di quattro anni, a Budapest, dove per accedere bisogna conoscere anche la lingua ungherese. Serve dunque disponibilità economica, certo, come certo è il ritorno economico per chi decide di coprire questa lacuna sanitaria.

“In Italia un conduttore può arrivare a guadagnare dai 500 ai 700 euro a settimana netti”, continua la mamma, “perché le famiglie e le associazioni che si avvalgono di questi professionisti garantiscono loro alloggio, rimborso viaggio, connessione internet e qualsiasi cosa sia necessaria. Proprio perché spessissimo si tratta di conduttori, più spesso conduttrici, che vengono da fuori, e precisamente dall’Ungheria. Alcune di loro si sono adoperate a imparare l’italiano, ma la maggior parte parla inglese, e quindi bisogna anche saper abbattere eventuali barriere linguistiche. Noi genitori siamo stati costretti in qualche modo a ‘smembrare’ il metodo terapeutico e ad adattarlo alle nostre esigenze, perché non esiste un istituto che i bambini possano frequentare. Le conduttrici vengono a casa nostra, o in un centro dove possono praticare per alcune ore”.

Condividendo la prestazione riuscirete ad ammortizzare le spese, ad ottimizzare questa incredibile risorsa. Ma non rischiano di essere diluiti anche i risultati? “Al contrario: il metodo è più efficace se viene praticato con continuità, costanza, e in modo intensivo. Inoltre la forza di questo metodo è il lavoro di gruppo. I bambini con disabilità che si trovano a lavorare insieme, si stimolano reciprocamente con quello spirito di complicità misto a sana competizione, cui si aggiunge il divertimento. In questo modo i piccoli non avvertono la fatica fisica che viene loro richiesta, e che è davvero immane. L’altro aspetto innovativo è l’intenzione ritmata: tutti gli esercizi vengono scanditi da canzoni, in italiano, in inglese, in ungherese. Il piacere di cantare qualcosa insieme, aiuta a dimenticare il peso del lavoro”.

Che cosa vorrebbe chiedere alle autorità per bocca di Senza Filtro? “Che questo metodo venga riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano. In Ungheria prima era inserito nel sistema dell’istruzione, perché considerato metodo educativo; adesso è stato passato all’ambito della sanità, e quando ci sono questi passaggi inevitabilmente si cade in pasticci più grandi perché non si sa più a chi far riferimento. Anche i pochissimi che si formano in Ungheria e poi tornano in Italia per lavorare non sono più inquadrabili nel modo corretto”.

 

Una seduta di Conductive education in piedi

Il Conductive Education: parla chi l’ha diffuso in Italia

Gianluca Viotto, ingegnere aerospaziale, per primo in Italia ha diffuso il metodo grazie all’Associazione “Il cerchio delle abilità”, di cui è fondatore. Ha accompagnato suo figlio Davide, affetto da tetraparesi spastica, al centro ungherese, insieme alla moglie e agli altri tre figli. Per 15 anni, tutte le estati, hanno partecipato all’esperienza del metodo Conductive Education a Budapest, insieme ad altre famiglie provenienti da tutto il mondo. Una condivisione completa: bambini disabili insieme alle loro famiglie e a quelle dei compagni, per potenziare le loro abilità e superare le barriere. Oggi Davide ha 21 anni ed è al terzo anno di Giurisprudenza.

La particolarità di questo metodo – spiega il papà Gianluca – è che investe sulla persona puntando a rafforzarla, richiedendo un lavoro di squadra totale tra interessato, assistente, operatori. Sono diverse le figure da coordinare, per questo serve una collaborazione assoluta. Potremmo descriverlo come un metodo che unisce aspetti terapeutici, dal punto di vista motorio, ad aspetti relazionali che portano a una presa in carico di se stessi. Usa il limite motorio come strumento per superare il limite stesso.”

“L’aspetto più innovativo consiste nel lavoro di gruppo intensivo. I bambini si esercitano molte ore, in uno sforzo strutturato che li obbliga a fare percorsi. È molto duro. In questo centro, in particolare, c’era un livello alto di cura della disabilità. Nessuno grida al miracolo, sia chiaro, ma è un percorso scientifico per molti estremamente efficace. Davide non potrebbe fare quello che fa senza questo metodo, ad esempio. In Europa è diffuso perché riconosciuto ed equiparato alla fisioterapia, anche se non è affatto la stessa cosa. In particolare quello di Budapest è l’unico in Europa a essere sostenuto dalla Corona inglese, perché a disporne gli aiuti fu a suo tempo Lady Diana. Per questo i bambini inglesi godono di molte convezioni con il Sistema Sanitario Nazionale.”

“Il Conductive Education è presente in molti Paesi, come in Germania dove ci sono oltre 80 centri che vengono riconosciuti anche dal sistema scolastico, in Usa e in Cina. In Italia, grazie al “Cerchio delle abilità” siamo riusciti a replicare questo metodo, con conduttrici ungheresi a Torino, Ancona, Roma e Padova.”

 

La prima italiana a ottenere il titolo di conduttrice educativa

Ma è proprio vero che nessun giovane italiano si è accorto di questa opportunità? Sara Martini, laureata in Scienze della Formazione, dopo il triennio ha conseguito la competenza di Educatrice professionale, che rientra nel settore della Pedagogia, specializzandosi in particolare nel ramo delle disabilità intellettive, con il metodo ABA cognitivo comportamentale (Applied Behavior Analysis, Analisi Comportamentale Applicata). Alle prese ora con la Magistrale per diventare pedagogista, è stata la prima giovane italiana ad accostarsi alla professione di conduttrice educativa.

“Ho avuto modo di avvicinarmi a questo metodo – spiega – perché collaboro con realtà come le Associazioni non Vedenti e Progetti con disabilità sensoriali in Ungheria, impegnate nell’accessibilità alla cultura. E poi di lì è nato tutto. Certo, c’è in parte anche la necessità di seguire una legge del mercato del lavoro per cui è sempre meglio spendere la propria professionalità nel modo meno sondato. Mi occupo di autonomie e dei tanti metodi per raggiungerle, stando sempre molto attenta al cosiddetto ‘mercato ella speranza’ che è sempre in agguato. Del Conductive Education mi interessa in particolare l’aspetto innovativo dell’uso di oggetti in funzione delle disabilità fisiche dei bambini, e il fatto che contenga elementi d’approccio sia psicoterapeutico che motivazionale”.

Mentre l’UE ogni due anni emana linee guida in materia, l’Italia è assente. “Non appena questa emergenza sarà finita, continueremo a pianificare Erasmus Plus, con Austria e Germania, per formare nuovi professionisti. Ripartiremo alla grande, appena possibile”, conclude Giovanna.

 

 

In copertina Foto by Meghan Thompson on Unsplash