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Nuovo Consiglio superiore di sanità, quanti privati: dalla pandemia non abbiamo imparato nulla?

Nuovo Consiglio superiore di sanità, quanti privati: dalla pandemia non abbiamo imparato nulla?

Il nuovo CSS ha diversi nuovi membri che provengono da grandi ospedali privati: ci sono nomi illustri, figli d’arte e indagati, oltre a situazioni aziendali in subbuglio. Ecco di chi si tratta.

I privati avranno una grande voce in capitolo nelle scelte future della sanità pubblica.

Dei componenti di nuova nomina al Consiglio superiore di sanità, quattro su tredici arrivano da due grandi poli della sanità privata, cioè il Gemelli di Roma e il San Raffaele di Milano, i cui dipendenti nell’ultimo mese sono in forte stato di agitazione per il peggioramento del trattamento lavorativo, dovuto ai problemi economici che la struttura del gruppo Rotelli sta attraversando per i mancati rimborsi regionali del COVID-19. Se a livello economico l’ospedale voluto da don Verzé e Silvio Berlusconi non se la cava benissimo, a livello ministeriale può vantare due pedine importanti nel CSS, come Enrico Gherlone e Giulia Veronesi. Così come il Gemelli ha Luca Richeldi, uno dei medici più noti alla platea televisiva in periodo COVID-19, e Filippo Crea.

Il CSS è una struttura che fa capo al ministero della Sanità, guidato da Roberto Speranza. È presieduto da Franco Locatelli, che era nel Comitato Tecnico Scientifico, così come lo era anche Luca Richeldi, del Policlinico Gemelli, anche lui tra i nuovi componenti del Consiglio superiore della sanità. Si tratta di un organo in prevalenza consultivo, ma che essendo formato da tecnici ha grande voce in capitolo riguardo alle scelte ministeriali in fatto di salute pubblica. Con i suoi pareri può avallare le decisioni del ministro e rafforzarle, cosa che ha spesso fatto nella pandemia. Entrarvi significa far parte del gotha della medicina, anche se si percepisce soltanto un rimborso di 30 euro a seduta oltre ai rimborsi spese, e conferisce prestigio, sia che si lavori nel pubblico che nel privato. Sarà per questo che i nomi che ricorrono in questi organismi sono ricorrenti e lavorano in stretta aderenza con il ministero.

Chi sono i privati che entrano nel CSS: il rettore sotto inchiesta e la figlia illustre

Tra i nuovi nomi spicca quello di Enrico Gherlone, primario di odontoiatria al San Raffaele e rettore dell’omonima Università Vita-Salute. Oltre che dedicare tempo alla cura dei pazienti e all’attività in università, Gherlone non si risparmia negli interventi ai dibattiti e alle tavole rotonde, tanto da suscitare l’attenzione del ministro alla Sanità Speranza. Ma non solo: a dicembre 2021 ha mosso anche l’interesse dei magistrati delle procure di Firenze e Milano.

Assieme al rettore della statale Elio Franzini e ad altri 40 docenti è finito in un’indagine per corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Gli inquirenti milanesi e fiorentini hanno iniziato a indagare su alcuni concorsi poco chiari. Sotto la lente di ingrandimento è finita una conversazione tra Gherlone e Franzini, nella quale questi avrebbe detto al rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di convincere Montorsi (un altro medico e docente) a ritirare alcune delle sue candidature a un concorso in Statale. Accuse tutte da provare, anche perché al momento le indagini non sono ancora chiuse e fanno parte di un filone ancora più ampio, già ribattezzato Concorsopoli.

Tra gli altri nomi che faranno parte del consiglio c’è quello di Giulia Veronesi, figlia dell’oncologo ed ex ministro della Salute, anche lei ricercatrice all’Università Vita-Salute San Raffaele, come lo è stato in passato Anna Odone, oggi in forza all’Università di Pavia. Le nomine arrivano dal ministero, che è gestito da Articolo 1 con il ministro Roberto Speranza e dai 5 Stelle con Pierpaolo Sileri. È un tandem che dalle parti del Partito Democratico ha fatto storcere il naso a molti, visto che i dem sulla sanità a livello nazionale non toccano palla. Le nuove nomine hanno fatto sorridere anche molti pentastellati della prima ora, memori di quanto il fondatore Beppe Grillo ingaggiò una battaglia proprio contro Umberto Veronesi, da lui ribattezzato “cancronesi”, accusato di avere conflitti di interesse oltre che di essere favorevole agli inceneritori.

San Raffaele, santi in Paradiso e guai sulla Terra

Che ci sia contiguità tra l’ospedale e l’ateneo milanese non è una novità. Ai tempi di don Verzé, che ne fu il fondatore, Silvio Berlusconi e l’allora plenipotenziario della Regione Lombardia Roberto Formigoni erano di casa. Finì con un crack economico e con l’ingresso del gruppo Rotelli, uno dei più grandi poli sanitari italiani, che si è trovato a gestire una situazione non semplice, peggiorata con la pandemia.

Oggi del board fanno parte due ex ministri dell’Interno ormai lontani dalla politica, come Roberto Maroni e Angelino Alfano, ma dal 2019 vi insegna anche il sottosegretario al ministero della Salute – ente che nomina il CSS – Pierpaolo Sileri. In pandemia gli italiani hanno iniziato a conoscerne il volto grazie agli interventi misurati e competenti, in televisione, sulla questione COVID-19. Sileri, che pochi giorni fa ha vinto una causa contro il suo ex ateneo Roma Tor Vergata, perché aveva denunciato con altri ricercatori di aver ricevuto pressioni dall’ex rettore, è approdato ai 5 Stelle, secondo alcuni parlamentari che hanno parlato con SenzaFiltro, come uno degli uomini di Luigi Di Maio. Il suo curriculum parla per lui: nel settembre 2019 Giuseppe Conte l’ha voluto come viceministro della Salute nel Conte II, e nell’ottobre 2019 è approdato come professore associato all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Se l’università negli ultimi anni si è posizionata come polo d’eccellenza, attirando nomi di primo piano anche alla facoltà di filosofia, dove insegna Massimo Cacciari e ha lavorato a lungo anche Diego Fusaro, l’ospedale negli ultimi tempi ha visto la fuga di un po’ di medici, che non apprezzano le ristrettezze dovute ai problemi economici che i mancati introiti dalla Regione per il COVID-19 hanno comportato. Al punto che da trenta giorni nella roccaforte che fu di Don Verzé è stato indetto lo stato di agitazione dai sindacati. La perdita è di 189 milioni di euro, anche perché durante il periodo pandemico non è stato possibile esercitare la libera professione.

«Lo stato di agitazione – spiega l’RSU interno Simone Gusmini – dipende dal fatto che i medici si sono visti disdire il precedente contratto, che era simile a quello del pubblico. Abbiamo anche difficoltà a trovare infermieri, tanto che prima di Natale si è aperto alla cooperativa. Nel gruppo San Donato ci sono 51 infermieri in meno. Due anni fa si è dimesso il consiglio di amministrazione e da allora ci sono stati molti cambiamenti che riguardano soprattutto la gestione del personale.»

È di pochi giorni fa l’audizione in Regione dei medici dell’ospedale lombardo. A farsi carico dei problemi del personale sanitario è stato il consigliere regionale pentastellato Gregorio Mammì, che scrive all’assessorato al welfare «raccogliendo il grido d’allarme lanciato dalle rappresentanze sindacali e tenuto altresì conto dei rapporti intercorrenti tra Regione Lombardia e Ospedale San Raffaele e, particolarmente, come rilevato dagli auditi nel maggio 2021, di un accordo sindacale migliorativo, anche alla luce di un credito vantato nei confronti della Regione». Nella lettera poi si segnala come i tagli abbiano influenzato il servizio di quello che è sempre stato considerato un polo cruciale della sanità lombarda.

Molti santi in Paradiso, insomma, con altrettanti guai sulla Terra. E un CSS sempre più a trazione privata, caratteristica che lo accomuna al destino della sanità nazionale degli ultimi anni. Quella che, proprio nella Lombardia degli ospedali privati, ha pagato il prezzo più caro nella crisi pandemica.

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Photo credits: salutedomani.com