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Ospitale non vuol dire accessibile

Ospitale non vuol dire accessibile

Gli esempi virtuosi di Firenze, Siracusa e Genova indicano alcune pratiche da replicare in tutta Italia. Rendere il turismo accessibile a tutti è conveniente sia dal punto di vista etico che da quello economico.

Sara Bellingeri

17 Settembre 2021

“Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio”. Così scriveva Italo Calvino, ribadendo quanto l’anima delle città sia rappresentata dalle persone che le vivono, attraversano e in qualche modo trasformano. Ma per vivere autenticamente un luogo, qualunque esso sia, occorre che sia accessibile.

L’accessibilità costituisce un vero e proprio insieme di elementi che intrecciano presupposti e bisogni. Una città davvero accessibile è una città che include, permettendo a chiunque – indipendentemente dalla condizione di disabilità, di limite temporaneo o dall’età – di essere vissuta e attraversata con agio e dignità, rimuovendo le barriere architettoniche e in generale gli impedimenti, rendendo fruibili i trasporti e i servizi, non da meno le informazioni.

Diventare – ma soprattutto restare – accessibili richiede quindi una continuità. Con SenzaFiltro abbiamo puntato i riflettori su alcuni esempi virtuosi di città che si stanno impegnando su questo fronte.

Premio europeo città accessibili: sul podio la svedese Jönköping, menzione speciale per Firenze

L’accessibilità nel 2010 è diventata protagonista a livello internazionale con il premio per le città accessibiliAccess City Award – istituito dalla Commissione Europea. Possono partecipare le città con più di 50.000 abitanti e che hanno dimostrato miglioramenti dal punto di vista degli spazi e dei servizi pubblici, senza dimenticare l’importante parte dei trasporti e delle infrastrutture.

L’Italia quest’anno ha ottenuto una menzione speciale, assegnata a Firenze per la sezione “Ambiente edificato”. Firenze detiene infatti il più alto numero di parcheggi per persone con disabilità, oltre ad aver reso accessibili numerosi luoghi turistici, tra cui i musei, e apportato miglioramenti a livello del trasporto pubblico.

A vincere l’Access City Award 2021 è stata però la svedese Jönköping, che ha dimostrato uno sviluppo continuo dell’accessibilità coinvolgendo direttamente le associazioni delle persone disabili, chiamate a pianificare la costruzione di edifici adibiti a luoghi di lavoro e abitazione.

Siracusa, fiore all’occhiello del turismo accessibile

La Sicilia è una delle mete predilette sia dagli italiani che dai turisti stranieri non solo per il fascino del mare, ma anche per le sue innumerevoli bellezze culturali. Un paniere di tesori che nel tempo è diventato sempre più fruibile grazie a un impegno costante, concretizzato da diverse realtà del territorio. Fiore all’occhiello del turismo accessibile a livello non solo regionale, ma anche nazionale, è Siracusa.

Il primo a confrontarsi con noi è il sindaco Francesco Italia, che ha fatto del turismo accessibile uno dei suoi pilastri di attività. Ci rivela subito la ricetta motivazionale che ha permesso di raggiungere questi traguardi: “L’accessibilità è un approccio culturale da realizzare con continuità e non a spot o su progetto. Anche quest’anno faremo nuove azioni sulle barriere architettoniche per migliorare sempre di più”.

Fondamentale è stato il confronto con alcune associazioni del territorio, che mi ha aperto al concetto di accessibilità a 360 gradi”, spiega Italia. “L’accessibilità non deve infatti riguardare solo le condizioni di disabilità, ma anche altre innumerevoli situazioni. Penso ad esempio a chi ha avuto un infortunio o è al nono mese di gravidanza e ha determinate necessità. L’accessibilità coinvolge inoltre la sostenibilità e le pari opportunità”.

Proprio grazie alle associazioni menzionate sono stati raggiunti importanti traguardi, di cui portiamo qualche esempio per la città di Siracusa. Oltre all’abbattimento di diverse barriere architettoniche e alla creazione di rampe per accedere all’Antico Mercato di Ortigia e alla chiesa di Santa Lucia alla Badia, al museo del papiro “Corrado Basile” è stato realizzato un percorso tattile-sensoriale al profumo di gelsomino. A Siracusa e a Noto è inoltre presente una video-guida interattiva in LIS (Lingua dei Segni Italiana) che racconta la storia e i monumenti delle due città. In LIS sono state tradotte anche rappresentazioni teatrali e messe.

Il turismo abbraccia non solo monumenti e teatri, ma anche spiagge e mare. “Con l’iniziativa ‘Mare per tutti’, attivata sempre con le associazioni, ci impegniamo a realizzare strutture per la balneazione di soggetti con ridotta mobilità”, prosegue Francesco Italia. “Mare per Tutti” comprende una nutrita mappatura di tutte le spiagge accessibili.

L’inclusione che non si rivolge solo alla disabilità

Raggiungiamo anche Bernadette Lo Bianco, presidente dell’associazione “Sicilia Turismo per Tutti”, il cui nome è davvero tutto un fervido programma.

“Nel 2011 ho sposato l’idea del turismo accessibile”, racconta con entusiasmo. “Nel 2014 ho poi fondato l’associazione, che si sviluppa attraverso un costante lavoro di collaborazione tra pubblico e privato. Ho così cercato di mettere in rete il mondo del turismo con quello della disabilità”. Un percorso impegnativo che ha richiesto molta determinazione: “Non è stato facile, anzi: soprattutto in questo ambito le cose non succedono da sole, occorre perseverare, ma nel tempo abbiamo dimostrato che il turismo accessibile è una grande opportunità per i territori, con un valore quindi non solo etico ma anche economico, tutto dimostrabile”.

Una collaborazione sinergica, quella tra l’associazione guidata da Bernadette Lo Bianco e il sindaco di Siracusa, che ha portato a diversi risultati: “Insieme portiamo avanti un percorso di sensibilizzazione sul turismo inclusivo e di qualità, confrontandoci prima di tutto con le associazioni che si occupano di disabilità di vario tipo. Questo ci ha permesso di capire quali fossero le reali esigenze”.

L’associazione si distingue infatti per il coinvolgimento ad ampio respiro di territori e condizioni: “Operiamo per tutto il territorio della Sicilia e a favore delle diverse tipologie di disabilità, non solo motoria ma anche cognitiva e sensoriale, e per tutte le situazioni che richiedono maggiori attenzioni perché legate, ad esempio, all’età avanzata o ai genitori che trasportano bambini piccoli con le carrozzine. L’inclusione riguarda anche chi ha intolleranze alimentari e chi soffre di celiachia. Possiamo dire poi che con l’arrivo del COVID-19 tutti abbiamo esigenze speciali. L’accessibilità vera deve includere tutti!”.

Chiediamo infine quale sia stato il traguardo sul fronte del turismo accessibile che le ha regalato più soddisfazione: “La realizzazione della rampa della chiesa di Santa Lucia alla Badia”, risponde senza dubbi. “Continuavano a negare l’autorizzazione, ma dopo un anno e mezzo di lotta l’abbiamo ottenuta. Altre soddisfazioni sono la didattica inclusiva messa a disposizione nei nostri musei e il fatto che in Sicilia abbiamo più di 120 spiagge accessibili. L’importante è migliorare sempre più, perché certe limitazioni non sono più accettabili”.

Barriere architettoniche: la norma è obsoleta, il Comune di Genova no 

Il nostro viaggio alla scoperta dell’accessibilità prosegue in Liguria, e più precisamente a Genova, prima città d’Italia con un Piano di Eliminazione Barriere Architettoniche (PEBA) del tutto georeferenziato.

A illustrarci questa virtuosa caratteristica è Matteo Parodi, tecnico dell’Ufficio Abbattimento Barriere Architettoniche: “La georeferenziazione permette a chi consulta il piano, tramite l’utilizzo di coordinate geografiche, di avere l’assoluta certezza dell’area che sta interrogando. Ciò consente di avere tutte le informazioni concatenate tra loro in maniera univoca e una condivisione più veloce”.

A proposito dell’iniziativa spiega: “L’idea è nata dall’esigenza di realizzare un PEBA contemporaneo che andasse oltre la norma, ormai da decenni obsoleta. Abbiamo così deciso di lavorare nella maniera più flessibile e condivisa possibile. Le fondamenta sono costituite dall’approfondita conoscenza del territorio, integrata dai classici censimenti, oltre che dai numerosi database del Comune di Genova. Incrociando e interrogando la mole di dati presenti si è costruita l’ossatura del piano”.

Chiari gli intenti del progetto: “L’obiettivo a lungo termine che il Comune si prefigge è l’eliminazione di tutte le barriere architettoniche, facendo sì che in città non ne vengano più costruite di nuove ed eliminando con interventi mirati quelle esistenti. Il traguardo è la piena e autonoma accessibilità”.

Riguardo invece ai traguardi già raggiunti afferma: “Possiamo citare l’utilizzo dei dati da parte delle diverse direzioni dell’ente che hanno fatto propri gli schemi di abbattimento contenuti nel piano, utilizzandoli per risolvere le problematiche legate all’accessibilità. Tramite il geoportale è inoltre possibile interrogare in maniera dinamica i dati raccolti, così da procedere all’abbattimento delle barriere ottimizzando tempi e risorse economiche”.

Alla base di questo articolato lavoro c’è un team, composto anche da una disability manager: “Si tratta di un gruppo di dipendenti dell’ente appositamente formati, costituito prevalentemente da architetti con diverse competenze, coordinati dal tecnico più anziano dell’Ufficio Abbattimento Barriere Architettoniche del Comune di Genova”, specifica Parodi. “La regia è curata da assessorato all’urbanistica, progetti di riqualificazione, strumenti di pianificazione territoriale, edilizia privata”.