- Advertisement -
Piccoli comuni terremotati, grandi medici di base

Piccoli comuni terremotati, grandi medici di base

Un medico di base di un paesino delle Marche colpito dal sisma del 2016 racconta il ruolo sanitario e sociale della medicina generale, nei piccoli comuni e non solo.

Giancarlo Giorgetti, deputato della Lega, durante un meeting a Rimini ha dichiarato: “Nei prossimi cinque anni mancheranno 45.000 medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti. Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno cinquant’anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito”.

Servono ancora i medici di famiglia? Oppure gli italiani si rivolgono direttamente agli specialisti, bypassando la medicina generale? Secondo i dati Istat del 2017, in media il 74% delle persone da 15 anni in poi (e il 90,9% degli ultrasessantacinquenni) ha richiesto la prestazione dal medico di famiglia con una media di 1,2 contatti l’anno.

La medicina territoriale è l’occasione per potenziare i servizi presso i piccoli comuni soprattutto montani. La salute nelle aree interne è un tema che definisce due percorsi: sanitario e socioassistenziale. Quindi saranno necessari presidi di cura e misure volte a contrastare il calo demografico, con la conseguente crescita degli indici di invecchiamento.

Italo Paolini è medico di medicina generale da trent’anni. Il comune dove lavora è lo stesso della sua nascita e residenza, Arquata del Tronto. Arquata si trova in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche, ed è tra i comuni più duramente colpiti dal sisma del 2016.

Italo Paolini, Il dottore di Arquata del Tronto

Il dottor Paolini ha affrontato con responsabilità il suo ruolo in un territorio che aveva perduto ogni punto di riferimento. Un vero e proprio sostegno medico e morale nel mezzo di una devastazione. Ha prestato servizio dapprima in una struttura d’emergenza, un container, e successivamente presso il Poliambulatorio donato da Medici con l’Africa Cuamm.

Insieme al dottor Paolini, cerchiamo di indagare sulla figura del medico di medicina generale nei piccoli comuni e su quanto possa diventare fondamentale la sua presenza.

“I medici di base smistano venti volte il numero di pazienti dei pronto soccorso”

Spiega il dottor Paolini: “La pandemia che stiamo vivendo ha dimostrato, in tutta evidenza, l’importanza del medico di famiglia. Le regioni nelle quali la medicina territoriale ha funzionato meno sono state quelle più in difficoltà, vedi la Lombardia. Ricordo che, nell’ambito del nostro SSN, il medico di famiglia è l’unico che può essere scelto dal paziente e che garantisce continuità assistenziale della persona, della sua famiglia, della popolazione. Da questa conoscenza dell’individuo, longitudinale nel tempo, deriva l’importanza professionale. In assenza del filtro esercitato dal MMG il ricorso al secondo livello ospedaliero avviene in maniera inappropriata e caotica e genera sovraccarico a strutture che dovrebbero essere riservate a casi maggiormente selezionati”.

“Si sente spesso parlare di pronto soccorso che ‘scoppiano’ e di medicina generale che non filtra a sufficienza. Approfitto per ragionare su alcune cifre: i medici di medicina generale sono circa 47.000. Ogni medico di famiglia ha in media nove contatti l’anno per paziente. Ovvero, a fronte di 24 milioni di accessi stimati al pronto soccorso, la medicina generale filtra ben 420 milioni di accessi all’anno; una quantità quasi venti volte superiore.”

“Giorgetti probabilmente non ha mai visto il suo medico di famiglia e non conosce la miriade di compiti ai quali fa fronte quotidianamente nel nostro SSN. In estrema sintesi:

  • diagnosi e gestione delle patologie acute minori;
  • invio al livello ospedaliero di patologie di maggiore gravità e non gestibili direttamente;
  • diagnosi precoce e terapia delle malattie croniche come diabete, malattie cardiovascolari, neoplasie, patologie osteoarticolari etc.;
  • cura a domicilio dei soggetti non autosufficienti, che sono in continuo incremento per la continua riduzione di posti letto e le dimissioni sempre più precoci dai reparti ospedalieri;
  • gestione in solitario della massiccia quantità di burocrazia medica, senza che il sistema sanitario abbia organizzato un efficiente raccordo di collaborazione e continuità assistenziale con i medici ospedalieri e con gli specialisti.”

“La medicina generale italiana è stata chiamata ad affrontare l’aumento del carico sul servizio sanitario per l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e della non autosufficienza (che sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari dei Paesi più evoluti, in tutte le loro componenti, ospedaliere e territoriali), praticamente a mani nude, con risorse economiche sempre decrescenti, aggravate dalla pesante crisi economica in atto che esaspera le necessità e la sofferenza delle persone. Serve quindi la riorganizzazione e il potenziamento della medicina del territorio per consentire ai medici di famiglia di far fronte alle diverse necessità assistenziali sopra accennate.”

L’aumento degli stati depressivi nei comuni terremotati il ricorso alla telemedicina

Nelle zone terremotate, lo shock emozionale ha portato inevitabilmente a stati ansiosi e depressivi. Assistere alla totale distruzione del proprio paese, essere costretti ad abbandonarlo per trasferirsi in strutture alberghiere, tornare nel proprio territorio ma in soluzioni abitative d’emergenza, comportano reazioni di insicurezza e paura per il futuro. In questo caso, la figura del medico di famiglia quanto può incidere nella continuità del proprio vissuto?

“Il sisma, la distruzione delle abitazioni – ci spiega il dottor Italo Paolini – hanno portato a un cambiamento profondo nella vita delle persone, nelle loro abitudini, e questo si riflette sia su patologie organiche (diabete, ipertensione arteriosa), sia soprattutto sulla tenuta psicologica. Ecco quindi un aumento, prevedibile, di ansia, stati depressivi, disagio psichico in genere. Patologie difficili da affrontare senza la ripresa, per lo meno in prospettiva, di una vita normale in ambienti ricostruiti.”

Quali sono le difficoltà che incontra oggi un medico di base nei piccoli comuni? “Più che di difficoltà parlerei di specificità del nostro lavoro nei piccoli comuni a popolazione sparsa dell’entroterra. Significa cercare di aumentare il livello diagnostico (ECG, ecografia, dermatoscopia, holter) nell’approccio al paziente per evitare continui spostamenti a centri specialistici e di secondo livello distanti decine di chilometri”, continua Paolini.

“Significa anche sfruttare la digitalizzazione per realizzare esperienze di telemedicina che puntano a garantire lo stesso livello assistenziale facendo viaggiare le informazioni invece delle persone. In questi anni ho usato molto telecardiologia, teledermatologia, consulti telematici con il livello specialistico, e questo dovrebbe diventare il livello abituale di assistenza in queste zone, e non l’eccezione.”

Un lavoro difficile, ma utile e gratificante

È complicato gestire l’emergenza COVID-19 in un comune che vive in una doppia emergenza e conta una popolazione prevalentemente anziana?

“È complicato, ma il lavoro del medico di famiglia, checché ne dica Giorgetti, è altamente gratificante. Soprattutto in situazioni come quelle che mi sono trovato a vivere, nelle quali si riesce a percepire bene l’utilità del proprio lavoro per affrontare le situazioni difficili, non solo legate alla salute, che la vita pone a chi si rivolge a te come medico e come persona.”

“Per l’emergenza COVID-19 si è favoriti da un isolamento forzoso legato alla nostra situazione, ma il timore è legato a un rischio di diffusione in una popolazione particolarmente anziana. Questo fa sì che ci sia un’attenzione estrema al rischio infettivologico, attuata con immediata segnalazione e tracciamento dei casi sospetti e monitoraggio costante e frequente dei soggetti (per fortuna pochi) contagiati da virus. Speriamo di poter avviare presto la campagna vaccinale a tappeto.”

La medicina generale, “il ramo su cui poggia il sistema sanitario nazionale”

La figura del medico di base rischia l’estinzione?

“Qualcuno, in passato, definì la medicina generale come il ramo su cui poggia la tenuta del sistema sanitario nazionale. La mancanza di analisi serie e il non comprendere l’importanza di un medico rivolto alla cura della persona in un sistema totalmente orientato alla sola gestione della patologia (e spesso ogni persona ha molte patologie), rappresenta un ulteriore e forte tentativo di spezzarlo, questo ramo.”

“Probabilmente, come accadde coi medici condotti, l’importanza del medico di famiglia si comprenderà solo dopo la sua scomparsa, che inevitabilmente si accompagnerà alla scomparsa del SSN solidaristico e universale di cui oggi godiamo, anche senza renderci conto della sua funzione fondamentale.”

Il medico di medicina generale nei piccoli comuni è l’anello di congiunzione per la salute dei territori. Se si vogliono valorizzare i piccoli borghi, prima di qualsiasi altro incentivo, devono essere garantiti i servizi essenziali e di prima necessità. Il medico di famiglia è ancora uno di questi, nonostante tutto.

Foto di copertina: Arquata del Tronto, Fondazione Renco