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Politecnico di Milano, i portieri fanno gol: sentenza storica contro la multinazionale

Politecnico di Milano, i portieri fanno gol: sentenza storica contro la multinazionale

Erano 15 lavoratori su 50 ma hanno vinto lo stesso: l’azienda DUSSMANN costretta a cercare l’accordo sui contratti del portierato del Politecnico di Milano, in precedenza sottoposti a forti tagli e aumenti di mansioni. Il tutto nel silenzio di università e studenti. Ne parlano il sindacalista FILCAMS CGIL Vincenzo Quaranta e Alfredo Terlizzi, tra i lavoratori coinvolti.

Inaspettata e per questo ancora più forte e significativa. Non è imbrigliabile in una semplice triade di aggettivi quella che si può definire a tutti gli effetti la vittoria sul fronte legale del gruppo di lavoratori e lavoratrici del comparto del portierato, in servizio al Politecnico di Milano, che ha fatto causa alla DUSSMANN.

A un anno e un mese dal nostro servizio pubblicato a febbraio 2021, dedicato proprio a questa complessa vicenda, torniamo a parlarne, ma stavolta raccontando un traguardo emblematico per la difesa dei diritti in ambito lavorativo.

Portierato del Politecnico di Milano, il sindacalista Quaranta: “Tocchiamo soglia dell’incostituzionalità”

Prima di approfondire le dinamiche di questa svolta positiva dobbiamo però riavvolgere il nastro e ripercorrere i passaggi cardine di tutto ciò che la precede.

Protagonisti sono i lavoratori, circa una cinquantina, che prestano servizio di portierato all’interno della prestigiosa sede del Politecnico di Milano, che un anno prima affida la gestione del servizio stesso alla multinazionale tedesca DUSSMANN dopo uno dei famigerati appalti al ribasso.

A stretto giro la situazione cola a picco, mandando diritti e tutele allo scatafascio. Il personale del comparto del portierato si trova infatti a subire un taglio sul monte ore del 15% oltre a una drastica riduzione dello stipendio, che da 7,23 euro lordi all’ora scende a 5,40 euro per un netto a livelli imbarazzanti: 4 euro e 40 centesimi all’ora. Lo stipendio mensile, prima pari a 1.100 euro, scende ad appena 800 euro, mentre la quattordicesima viene silurata, così come alcuni giorni di ferie non goduti. Come se non bastasse vengono aggiunte responsabilità non previste dalla mansione in una situazione di ritmi già frenetici.

“Ci è stato chiesto di controllare le telecamere a circuito chiuso e di misurare la temperatura a tutti coloro che accedono alla sede, tutto ciò senza aver fatto un minimo di formazione precedente”, ci raccontava senza mezzi termini il nostro testimone N. a inizio dello scorso anno. E ancora: “Dal lunedì al venerdì ci sono da coprire il turno del mattino, dalle 6 alle 14, oppure quello del pomeriggio, dalle 14 alle 22, senza pause. Il turno del sabato inizia alle 6 del mattino e termina alle 19, e nemmeno quello prevede una pausa pranzo. Se vogliamo mangiare qualcosa, giusto per evitare cali di pressione o prendere un medicinale, dobbiamo farlo di nascosto”.

Una dinamica insostenibile: “Tocchiamo la soglia dell’incostituzionalità”, commentava a questo proposito Vincenzo Quaranta, funzionario della FILCAMS CGIL, sindacato che ha affiancato senza sosta e fin dall’inizio il gruppo di lavoratori e lavoratrici coinvolti nella vertenza da cui scaturisce una battaglia legale mirata al recupero di tutele e condizioni economiche a prova di dignità.

Ai tempi che furono avevamo provato a raccogliere anche un commento sulla situazione scrivendo al rettore, alla direzione e al responsabile dell’amministrazione del Politecnico di Milano ma avevamo ricevuto picche sul fronte intervista e un laconico riscontro solo a mezzo ufficio stampa: “Non c’è da dire nulla, questa è una questione che riguarda solo il rapporto tra azienda e dipendenti. Il Politecnico non è coinvolto e non può fare nulla”.

Quando vincono i lavoratori. L’azienda condannata in primo grado cerca l’accordo

Durante tutto il 2021 siamo rimasti in contatto con i protagonisti della vicenda e possiamo assicurare che il percorso di rivendicazione di tutele e stipendi decapitati ha dovuto affrontare diverse prove: la tensione dell’attesa, l’atmosfera delle aule dei tribunali, le divisioni nel gruppo stesso dei lavoratori – tra chi credeva in questa battaglia e chi no – ma soprattutto i denti stretti nel reggere stipendi salassati e difficoltà ad arrivare a fine mese, o semplicemente nel sostenere le spese quotidiane. C’è anche chi ci ha rimesso la casa a causa dello stipendio da fame, e persino la salute per lo stress vissuto, senza ricevere l’ombra di un risarcimento.

Una dura battaglia che però non ha piegato la determinazione di lavoratori e lavoratrici fino ad arrivare alla storica sentenza di dicembre 2021, che condanna in primo grado DUSSMANN. Con lo scoccare del 2022 viene avviato un accordo tra le parti che prevede il ripristino del contratto multiservizi e il recupero di ore di lavoro tagliate al momento del cambio di appalto.

“La sentenza diceva di ripristinare tutte le differenze retributive, ma con l’accordo verrà corrisposto ai lavoratori il 75% di arretrato per l’anno 2020 e il 60% per l’anno 2021”, ci spiega Vincenzo Quaranta entrando nel dettaglio. Un compromesso assunto a tutela dei lavoratori stessi in quanto “impedisce a DUSSMANN l’eventuale possibilità di presentare ricorso in appello determinando un’incidenza sui lavoratori che hanno partecipato alla vertenza”, puntualizza. E sottolinea: “In ambito lavorativo è un risultato molto raro e si tratta di una grande vittoria. Per la parte sindacale questa sentenza diventa un vero e proprio un precedente a livello italiano. A permettere il raggiungimento di questo risultato ha contribuito in maniera decisiva l’operato prezioso del legale che ha gestito sia la vertenza che tutto l’accordo, ossia l’avvocato Maurizio Borali dello studio Borali-Fezzi”.

Percorsi che richiedono impegno e che sono precedute da situazioni spesso allo stremo. È lampante che sarebbe bene evitarli del tutto, puntando alla prevenzione. “Esattamente”, commenta Vincenzo Quaranta. “Sarebbe importante prevenire nella fase di preparazione e contrattazione dei capitolati di gara, tutelando le clausole sociali”.

Alfredo Terlizzi: “Abbiamo vinto la causa in quindici su cinquanta, nel silenzio di Politecnico e studenti”

Nel nostro servizio coinvolgiamo la voce di Alfredo Terlizzi, che da anni presta servizio di portierato al Politecnico di Milano e che rappresenta uno tra i lavoratori più attivi dell’intera battaglia legale, affrontata fin dall’inizio a testa alta, con la perseveranza e la determinazione di chi crede che la tutela dei diritti sia qualcosa da difendere, e anche da far succedere, senza cedere mai.

“Sono contento di questa bella vittoria e di aver fatto parte dell’azione per ottenerla. Un po’ di amaro in bocca resta, perché in termini economici non avremo indietro tutto ciò che ci spetta, ma la vittoria è stata schiacciante per noi lavoratori, ed è quello che più conta: dal 1° febbraio viene considerato valido il compenso del contratto multiservizi che noi abbiamo caldeggiato”.

Rispetto al ruolo giocato dal Politecnico nel percorso di rivendicazione dei diritti Terlizzi chiosa: “Non hanno partecipato, sono stati nelle retrovie”. È anche importante specificare che a questa vertenza hanno aderito in quindici su una cinquantina di lavoratori/lavoratrici del settore: “Una parte di colleghi si era dissociata perché convinta che non ce l’avremmo fatta, un’altra invece aveva puntato alla conciliazione”, spiega Terlizzi. “A vittoria ottenuta in diversi si sono pentiti di non aver aderito, ma noi che abbiamo scelto di fare questa battaglia legale stiamo comunque cercando di far rientrare questi colleghi nel nostro contratto perché pensiamo che sia giusto stare tutti sulla stessa barca ed essere uniti anche per future battaglie”.

Chiediamo ad Alfredo Terlizzi se sono almeno arrivati i ringraziamenti da parte dei colleghi scettici sul risultato positivo della vertenza: “Ancora no”, risponde con un sorriso. “Ma non importa, ciò che conta è aver ottenuto il risultato e che tutti possano essere coinvolti nel contratto multiservizi”.

Una dinamica rara, quella incarnata dal nostro intervistato, e che ci porta a riflettere su quanto la cultura del lavoro diventi qualcosa di sano e credibile solo quando applicata e difesa nel concreto, senza narcisismi o divisioni, come in questo caso.

L’articolo dell’anno scorso si concludeva infine con una domanda precisa, che recuperiamo: “Gli studenti e le studentesse del Politecnico quale opinione hanno rispetto a questa situazione di diritti non tutelati, visto che il luogo lo frequentano grazie anche a questi lavoratori e lavoratrici che concretizzano il servizio? Un luogo dove l’alta formazione dovrebbe intrecciarsi costantemente con un intento etico concretizzato nella quotidianità di tutti, senza esclusione, e non manifestato nelle parole di pochi”.

Nessun cenno di risposta ci è mai arrivato, ma per sicurezza chiediamo anche al nostro intervistato se sia stata attivata qualche iniziativa di supporto alla situazione da parte degli studenti: “Zero, niente di niente”, risponde. “Questa è stata una battaglia in difesa dei diritti portata avanti da noi lavoratori, che abbiamo stretto i denti senza mollare mai, e poi dal sindacato e dal legale che sono rimasti al nostro fianco supportandoci sempre, passo dopo passo”.

Insomma, una vittoria e una soddisfazione per chi c’è stato, un’orma indelebile di imbarazzo per chi invece se ne è lavato le mani pensando che i diritti siano solo parole buone per condire post e brochure, quando la realtà conferma a gran voce tutt’altra cosa.

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Photo credits: csastudio.it