Protezione Civile, donazioni COVID-19 “quasi tutte spese”, ma non si sa come: sospeso l’obbligo di rendicontazione

Del fiume di denaro destinato alla Protezione Civile sotto forma di donazioni si sa poco e nulla: la rendicontazione è ferma al maggio 2021, e solo una parte del denaro ricevuto risulta nei dati. Dove sono finiti i soldi, e che fine ha fatto l’obbligo di trasparenza previsto dalla legge? L’inchiesta di SenzaFiltro.

Un fiume di denaro, ma del tutto sotterraneo. Sono le donazioni di beneficenza per il COVID-19 arrivate alle ONLUS italiane, ma anche ai Sistemi sanitari regionali e alla Protezione Civile. I soldi sono stati spesi in dispositivi di sicurezza, ma quello che manca è una precisa rendicontazione pubblica da parte degli enti che se ne occupano. Anche perché la legge – nella fattispecie il decreto Cura Italia – ha sospeso qualsiasi obbligo di rendere pubblico il modo in cui vengono spesi i soldi che gli italiani (privati cittadini, ONLUS e aziende) hanno destinato con la loro liberalità a combattere la pandemia. Sarà obbligatorio offrire un bilancio dettagliato delle proprie spese solo dopo la fine dello stato di emergenza, la cui data nel corso degli ultimi mesi si è spostata sempre più in là fino ad arrivare al 31 marzo 2022. Così diceva la legge, che da quel momento in poi si è dimenticata di specificare entro quando si dovrà fare. Qualcuno ha già imbastito a suo modo un’operazione trasparenza, pubblicando in una sezione, invero non troppo evidente, del proprio sito, quanto speso. È il caso della Protezione Civile, che aveva attivato due conti correnti: uno per acquisire materiale sanitario, l’altro per sostenere i famigliari di medici, morti per il COVID-19 o per alcune complicanze.

La Protezione Civile sostiene di aver speso quasi 170 milioni

«Al momento quei soldi sono stati spesi quasi tutti», spiega l’ufficio stampa della Protezione Civile a SenzaFiltro. Anzi, sono stati spesi quasi tutti un anno fa: al 31 maggio 2021, data alla quale risulta aggiornata la rendicontazione sul sito. In ventilatori, dispositivi sanitari e mascherine. Dei 170.587.507 di euro raccolti ne sono stati spesi 167.782.465: 15.403.650 per ventilatori polmonari, 146.419.502 per DPI, 998.400 per tamponi e 4.960.913 per spese di trasporto. Ne sono rimasti circa 3.

La rendicontazione, che per legge può anche non essere fatta fino al 31 marzo, sul sito però si ferma al 31 maggio 2021. Tutte informazioni compresse in poche righe sul sito della Protezione Civile, e peraltro raggiungibili solo tramite un processo complicato e farraginoso.

Se si contatta la protezione civile i dati forniti sono gli stessi, dopo quasi un anno. «Abbiamo ancora circa 3 milioni – spiega l’ufficio stampa della Protezione Civile a SenzaFiltro – che spenderemo nei prossimi mesi sempre in dispositivi sanitari». Ma per avere un dettaglio preciso di come, quando e a quale scopo i contributi di cittadini, aziende e ONLUS siano stati impiegati bisognerà attendere ancora qualche mese. Le informazioni che si possono recuperare non sono molte di più di quelle che si trovano sul sito. «Su quel conto non arrivano più donazioni da un anno», spiegano alla Protezione Civile. «Al momento vengono quasi tutte destinate ad altri enti. Stiamo aspettando l’arrivo dell’estratto conto finale per fare la rendicontazione definitiva». Estratto conto che dopo un anno non è ancora arrivato, cosa che sembra essere normale, stando ai tempi degli istituti di credito. «Questo dipende – spiegano – dal fatto che quando ci sono così tante donazioni ci vuole molto più tempo. Stiamo parlando di un conto da 170 milioni di euro. Ci si mette molto di più di un normale conto corrente».

Anche perché fin da subito il Governo ha deciso di procrastinare la possibilità di rendicontare alla fine dello stato di emergenza, che si è rivelato essere il più lungo della storia repubblicana: oltre due anni. Nessuno in quel momento ha pensato a una rendicontazione mensile, o a chiusura delle donazioni.

Un conto corrente a parte per i sanitari vittime del COVID-19

Al momento i fondi sono stati comunque erogati, e non solo per l’acquisto di dispositivi sanitari, ma anche per il sostegno alle famiglie dei medici, degli infermieri e del personale sanitario che hanno perso la vita a causa del Coronavirus. Si tratta del fondo “Sempre con voi”, che aveva un conto corrente a parte e avrà una rendicontazione particolare. Per avere accesso ai contributi le famiglie dovevano presentare la richiesta, alla quale seguiva un’istruttoria per stabilire che la persona interessata fosse davvero morta per il COVID-19 o eventualmente per patologie connesse. La ripartizione è avvenuta in base ai componenti della famiglia, fino a un massimo di 15.000 euro.

Non tutte le domande sono state accolte, ma da parte della Protezione Civile non si è avuta l’impressione che qualcuno abbia cercato di percepire denaro indebitamente. Semplicemente qualcuno non aveva capito bene di non averne diritto.

L’ANAC aveva dato gli estremi per la rendicontazione

Eppure all’inizio della gara di solidarietà l’ANAC, cioè l’autorità che si occupa dell’anticorruzione, aveva già predisposto addirittura un modulo di un solo foglio dove si potevano rendicontare le donazioni, la loro durata e il modo nel quale i fondi sarebbero stati impiegati. Ma non si era limitata a quello.

«La disciplina in tema di erogazioni liberali – scriveva l’autorità anticorruzione – nel periodo emergenziale, prevede l’obbligo, per ciascuna pubblica amministrazione beneficiaria, di attuare una apposita rendicontazione separata. L’amministrazione è anche autorizzata all’apertura di un conto corrente dedicato presso il proprio tesoriere, assicurandone la completa tracciabilità. Al termine dello stato di emergenza nazionale da COVID-19, tale separata rendicontazione dovrà essere pubblicata da ciascuna pubblica amministrazione beneficiaria sul proprio sito internet o, in assenza, su altro idoneo sito internet, al fine di garantire la trasparenza della fonte e dell’impiego delle suddette liberalità. L’apertura di un conto corrente dedicato, prevista nel testo originario della norma, è stata configurata quale facoltà di cui le amministrazioni possono avvalersi (e non è un obbligo), con una modifica introdotta in seguito. Questa modifica appare coerente con quello che alcuni enti sanitari hanno segnalato, e cioè che l’autorizzazione ad aprire un conto corrente dedicato comporterebbe una deroga alla normativa in materia di Tesoreria unica degli enti.»

Insomma, l’obbligo di rendicontare è imprescindibile.

Esce la Protezione Civile, entra Figliuolo

Le donazioni sul conto della Protezione Civile, dopo un anno circa, hanno smesso di arrivare, anche perché l’ente è progressivamente uscito di scena, con l’arrivo della struttura del generale Figliuolo, che l’ha sostituito. Le realtà capeggiata da Fabrizio Curcio ha lavorato sempre meno su questo aspetto dal punto di vista comunicativo, e di soldi ne sono arrivati molto pochi. Anche perché la maggior parte delle elargizioni arrivava da grandi aziende (anche di dimensioni notevoli), che chiedevano che i contributi fossero vincolati a particolari tipi di interventi, quasi sempre legati alla zona dove il donatore ha la propria sede. La stessa Protezione Civile ha così preferito invitarli a finanziare direttamente l’ente finale.

«Per noi vincolare le donazioni – spiegano – diventava sempre più complesso. Tanto vale che l’azienda finanziasse direttamente la struttura o il tipo di attività che aveva intenzione di sovvenzionare».

L’Italia dei Comuni va in ordine sparso

Scavando più a fondo, però, ci si rende conto di come in realtà i fondi arrivati alla Protezione Civile nazionale siano stati una goccia nel mare. Le sezioni locali, infatti, difficilmente finiranno nella rendicontazione generale, ma tutte quelle che hanno ricevuto fondi ne risponderanno in maniera separata. Ci si avventura così nel gorgo delle donazioni, anche cospicue, che vengono erogate alle realtà territoriali, sia legate alla Protezione Civile che ad altri enti. In tutto, secondo una stima fornita da Italia non profit si tratta di quasi 4 milioni di euro solo alla struttura di Curcio. Un tesoretto che è arrivato anche da molte realtà industriali e private. Si va dai 2 milioni di Atlantia fino ai 3 milioni di Zegna. Ma non solo: le Sardine hanno donato 25.000 euro, mentre l’istituto religioso di studi buddisti Soka Gakkai ha devoluto 25.000 euro. La corsa alla beneficenza ha portato con sé anche qualche vantaggio fiscale per i donatori, che potevano detrarre il 30% della cifra totale, fino a un massimo di 30.000 euro.

Anche questa iniziativa ha contribuito a incrementare il fiume delle donazioni, arrivate da ogni dove. Soldi che nella maggior parte dei casi stati spesi, ma non si sa come: lo sapremo dal 31 marzo, forse. Ma soprattutto, tra mesi o anni, si saprà se sono stati impiegati dove davvero c’era necessità. Perché ancora una volta nell’Italia dei campanili è mancata quella regia che può fare chiarezza, ma soprattutto reindirizzare i fondi dove c’è davvero bisogno. L’esempio fu la famosa “Astronave”, l’ospedale fortemente voluto da Bertolaso, in cui i fondi raccolti prevalentemente da donazioni private (fra questi dieci milioni di Moncler) sono stati restituiti ai destinatari poiché l’emergenza è terminata prima che l’ospedale fosse ultimato.


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Photo credits: openpolis.it

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