Restate in Italia: ve lo garantisce chi non ci vive più

La ministra del Lavoro dice ai giovani che vogliono emigrare che l’Italia è “il paese più bello del mondo” e che le sue garanzie contrattuali “non hanno eguali in Europa e conseguentemente nel mondo”. Nel 2024 se ne sono andati 156mila italiani, il numero più alto di sempre.

Il tecnico più autorevole

Il 20 luglio, al Giffoni Film Festival, qualcuno ha chiesto alla ministra del Lavoro Marina Calderone cosa direbbe a un ragazzo o una ragazza che vuole lasciare l’Italia per lavorare altrove. La risposta, in sintesi: siete nati nel paese più bello del mondo, con grandi opportunità; il nostro sistema di contratti collettivi e di garanzie per il lavoro regolare “non ha eguali in Europa e conseguentemente nel mondo”; prima di partire, fatevi assistere da un tecnico del lavoro che vi aiuti a confrontare le offerte.

Mi fermo un secondo su quest’ultimo dettaglio, perché è quello che rende il resto interessante. Il “tecnico del lavoro” più autorevole d’Italia, fino al giorno prima di diventare ministra, era lei: presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro. Quindi la persona che ha guidato per anni la categoria che dovrebbe spiegare ai lavoratori come leggere un contratto, oggi da ministra dice a chi vuole andarsene: sentite un tecnico come me, prima di partire. È una raccomandazione a fidarsi del sistema fatta da chi quel sistema lo presiedeva. Non è una battuta, è un cortocircuito istituzionale, e vale la pena guardarlo con attenzione prima di scandalizzarsi per il resto.

Un'emorragia costante

Il resto sono i numeri, e i numeri dell’Istat sono usciti in sede ufficiale, non nella narrazione della ministra. Nel 2024 hanno lasciato l’Italia 156mila cittadini italiani, il 36,5% in più rispetto al 2023. Sono tornati 53mila, il 14,3% in meno. Il saldo netto è di 103mila persone: il record assoluto della serie storica, superiore anche ai picchi della Grande Recessione. L’età media di chi parte è 32,8 anni. Tre quarti va in Europa: Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Francia, nell’ordine.

C’è un’obiezione onesta da fare a questi numeri, e la faccio io prima che me la faccia qualcun altro: parte dell’aumento del 2024 dipende dall’inasprimento delle sanzioni per chi non si iscrive all’AIRE, entrato in vigore lo stesso anno. Alcuni italiani che vivevano già all’estero senza essersi mai registrati si sono semplicemente messi in regola. Questo significa che il balzo secco del 36,5% in un anno va letto con una correzione statistica in testa. Non significa che il fenomeno sia inventato: significa che probabilmente lo sottostimavamo prima, non che lo stiamo sovrastimando ora. Le serie storiche pre-2024, ricalcolate dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, restano comunque in crescita costante.

La ragione strutturale: gli stipendi non crescono da trentaquattro anni

E qui arrivo al punto che la ministra non ha citato, ma che è la ragione strutturale per cui in tanti se ne vanno: i salari. Secondo l’analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio su dati Ocse, tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni lorde reali italiane sono diminuite dell’1,6%. Non sono cresciute poco: sono scese.

Nello stesso periodo sono aumentate del 33,4% in Francia, del 32,9% in Germania, del 12,9% in Spagna, di oltre il 50% negli Stati Uniti. Nei paesi baltici i salari sono più che triplicati. L’Italia è l’unico grande paese Ocse con il segno meno davanti a trentaquattro anni di storia salariale. E la fase recente non aiuta: a inizio 2025 i salari reali italiani risultavano ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021, il dato peggiore tra le grandi economie dell’organizzazione.

Quindi sì, ministra, ha ragione su una cosa: le nostre garanzie non hanno eguali. Non ha eguali un paese che, tra le grandi economie occidentali, è l’unico ad aver visto i salari reali arretrare in trentaquattro anni invece di crescere. Non ha eguali un sistema che, mentre lo spiega ai giovani che se ne vanno, lo fa attraverso la voce di chi per anni ha rappresentato la categoria professionale incaricata di rassicurarli su quel sistema.

Il problema non è che i 156mila che sono partiti nel 2024 non sapessero fare i conti.

È che li hanno fatti e il risultato non torna.

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