Rocco Papaleo, che per parlare della sua Basilicata ci ha indicato l'attore Ulderico Pesce

Rocco Papaleo: Basilicata solo andata

Ce l'ha segnalato Rocco Papaleo, l'attore Ulderico Pesce: una vita di spettacoli dedicati alla loro terra, la Basilicata, e ai disastri ambientali che non si raccontano mai

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“Il senso di appartenenza è forte. Mi sento figlio della Basilicata; anche se l’ho lasciata da tempo è come se ci fossi agganciato. La mia relazione con quella terra è intima e viscerale, però Lara, io oggi quei luoghi non li vivo più. Non so rispondere alle tue domande, perché per sapere davvero quello che tu mi chiedi dovrei aver vissuto molto più tempo sul territorio. Invece negli ultimi anni ci sono stato poco.”

Ve lo dico sinceramente, non me l’aspettavo. Per me dopo Basilicata Coast to Coast Rocco Papaleo doveva essere per forza la persona giusta con cui parlare. È un film fortemente voluto da lui, lo ha scritto e girato personalmente. Ha individuato i luoghi in cui girare, fatto i sopralluoghi, scelto gli attori e persino scritto le canzoni. Per me Rocco Papaleo era indiscutibilmente “la Ba-Ba-Basilicata”.

Invece Rocco, con la grande umiltà che solo i migliori artisti, anzi i migliori uomini sanno esprimere, mi ha detto: “All’inizio della mia carriera ho giocato molto sulla mia provenienza perché allora si contavano tantissimi attori napoletani, siciliani, pugliesi, mentre i lucani erano delle mosche bianche. Oggi sono forse il più famoso tra gli attori della mia regione, ma chi davvero ha fatto tesoro del bagaglio lucano, molto più di me, è Ulderico Pesce. Lui vive per la Basilicata e lo fa dedicandole interi spettacoli, rappresentazioni forti, di vera denuncia. Tu devi parlare con Ulderico, perché lui davvero rappresenta la nostra terra”.

E io l’ho fatto. L’ho raggiunto al telefono perché con questi artisti è impossibile prendere un appuntamento “dal vivo”: vagano per l’Italia per fare riprese e spettacoli e non sanno mai quando potrebbero avere un’ora di libertà. In particolare con Ulderico abbiamo fatto due lunghe telefonate, perché la prima è stata interrotta dalla messa in scena di uno dei sui spettacoli. Praticamente è stato al telefono con me fino al minuto prima di andare sul palco.

Appena gli ho spiegato quale fosse lo scopo dell’intero reportage e di questo articolo, lui mi ha interrotto. In pratica la prima domanda me l’ha fatta lui e senza mezzi termini. “Senti Lara, vuoi tutta la verità o vuoi la solita verità edulcorata?”. Io gli ho risposto che in questo caso i dolcificanti non sono ammessi. E da lì è stato un fiume inarrestabile. Ulderico in effetti ha fatto della narrazione della sua terra la sua vita professionale. I suoi spettacoli più importanti sono dedicati alla Basilicata, nel bene e nel male.

 

Tappiamo le condotte nucleari

Partiamo dal peggio, Storie di scorie. Nel 2000 Ulderico ha voluto narrare il deposito nucleare di Rotondella, in provincia di Matera. In questo deposito negli anni Sessanta arrivarono 84 barre di uranio radioattivo. “Oggi le barre sono 64”, mi spiega. “In pratica 20 sono state riprocessate, ma non sappiamo che fine abbiano fatto. Inoltre, l’acqua delle piscine dove venivano conservate e raffreddate era scaricata nello Ionio: esattamente 2,5 metri cubi di liquido radioattivo andavano nel mare ogni ora. Ad aprire il rubinetto di quest’acqua radioattiva era l’ENEA SOGIN e a verificare il livello di acqua radioattiva immessa nel mar Ionio era l’ENEA SOGIN”.

Ovviamente Ulderico non ha avuto bisogno di specificare che cosa succede quando il controllato è anche il controllore, e ha fatto diventare questa condotta di scarico di liquidi radioattivi la protagonista del suo spettacolo. Ha ottenuto anche la collaborazione del giudice Nicola Maria Pace, che gli ha fornito gli atti di sequestro della condotta. Dall’azione scenica alla reazione sociale il passo è stato breve, e sul suo sito Ulderico ha raccolto 20.000 firme. Successivamente le ha consegnate al governo Berlusconi, e “anche se vi sembrerà incredibile, il governo Berlusconi ha stanziato 750.000 euro per togliere la condotta radioattiva dal mare. L’idea da portare avanti è di tappare tutte le condotte di scarico di liquido radioattivo, perché bisogna precisare che non le abbiamo solo noi in Basilicata. Ci sono a Latina, a Borgo Sabotino; una è sul lago di Bracciano, e ce ne sono tante altre in Italia”.

Quando lo incalzo dicendo che il governo Berlusconi era però lo stesso che voleva stabilire il deposito nazionale di scorie nucleari a Scanzano Ionico, lui alza il tono della voce: “Ah, è fuori da ogni dubbio che Berlusconi volesse trasformare la Basilicata in una pattumiera nucleare, però quanto meno mise in sicurezza questa condotta radioattiva. Questo glielo dobbiamo riconoscere”.

 

Lucania saudita

Ovvio che raccontare tutto ciò per un attore lucano non è semplice, perché sono verità che allontanano le persone dalla sua terra, ma Ulderico non vuole omettere niente e arriva il momento di passare al petrolio.

Nel 1994 Eni ha cominciato a estrarre petrolio in Val d’Agri, e quello è diventato il giacimento più grande dell’Europa continentale. Estraggono circa 90.000 barili di petrolio al giorno; però i paesi limitrofi stanno morendo, i centri storici si stanno impoverendo, chiudono scuole, negozi, macellai e barbieri.

“In questi paesi vivono solo anziani accuditi da badanti – continua Ulderico – perché i loro figli sono scappati al nord. 3500 giovani lucani emigrano ogni anno per mancanza di lavoro, ma anche perché scappano dalle aree a vocazione petrolifera. I dati del Cnr di Pisa (Consiglio Nazionale delle Ricerche, N.d.R.), capeggiato dal dottor Fabrizio Bianchi, rivelano che negli ultimi 4 anni la mortalità tumorale è aumentata in alcuni paesi della Val d’Agri. Anche le malattie del cuore hanno avuto un’impennata, e le ischemie sono aumentate del 108%. Tutto negli ultimi 4 anni. Ci stanno ammazzando come birilli, e per giunta creando pochissimi posti di lavoro, perché i lucani che vivono di petrolio non superano le 1000 unità. Vero che con le royalties del petrolio si riesce a tenere aperto l’Ospedale Oncologico Crob Rionero e l’Università di Basilicata, ma se il petrolio ci deve costare tanti morti e un depauperamento ambientale inarrestabile sarebbe preferibile non estrarre. Preferiremmo sicuramente morire in povertà, ma di vecchiaia”.

 

Da Lucania a Basilicata

Arrivati qui, scappare sembra l’unica soluzione e rimanere sembra un suicidio. Ma è finalmente arrivato il momento delle cose belle.

Ulderico vuole raccontarmi la storia dei monaci bizantini scappati dopo l’editto di Leone III sull’iconoclastia. I monaci scapparono da Bisanzio per salvare le icone sacre che erano state improvvisamente proibite, e arrivarono sulle coste del Metapontino nel settimo secolo dopo Cristo. “Qui trovarono quattro fiumi navigabili: il Bradano, il Basento, l’Agri e il Sinni, che furono per loro delle vere e proprie autostrade. I monaci navigarono verso l’interno, e a Matera diedero vita a chiese rupestri meravigliose, con affreschi unici. Quelli che attraversano il Sinni arrivarono alle falde del Pollino e realizzarono opere d’arte stupende, cambiando la storia della nostra terra. Si chiamava Lucania e la ribattezzano Basilicata, da Basileus, rappresentante di Bisanzio in terra straniera”.

 

Da Bisanzio a Matera capitale

E oggi Matera ha un’altra possibilità per scrivere la storia, e in questo reportage ci siamo chiesti molte volte se ha messo in campo gli strumenti giusti per farlo. Anche Ulderico conferma che il 2019 è solo un punto di partenza, una scarica di energia che deve alimentare una nuova locomotiva.

“Per 50 anni abbiamo creduto nell’industria chimica, nella metalmeccanica, nella petrolifera, e abbiamo sbagliato. Oggi l’Europa ci dice: siete belli, rappresentate un unicum, fatene tesoro e vivete di questo. Ci sono tanti giovani preparati che non vedono l’ora di tornare, ma c’è una classe politica ancorata a vecchi sistemi che crede ancora nella vecchia industria, che spinge locomotive che hanno già deragliato nello sfruttamento. Non possiamo lasciare spazio solo alle trivelle.”

Le sue non sono le solite polemiche sterili sulla classe dirigente perché, dati alla mano, mette in campo la legge 37 del 2014 sullo spettacolo dal vivo. “Questa legge – continua Ulderico – ha prodotto 7000 occupati e con investimenti limitatissimi, mentre la fiat ne produce 5000, e il petrolio 1000. Non è difficile capire dove deve guardare il futuro. La cultura non inquina e produce dibattito e bellezza. E questo non basta, vogliamo far crescere il turismo, ma senza che i Sassi diventino solo dormitori per turisti”.

Lo interrompo perché questo è un tema scottante che ho già affrontato anche con Stefano Boeri. Airbnb in alcuni Paesi è stato regolamentato, ma non in Italia, e il pericolo dello snaturamento dei centri storici è un rischio che corrono tutte le città turistiche. Ulderico però mi spiega che Matera è un unicum “perché i Sassi potrebbero diventare il centro di una sperimentazione sociale e urbanistica. Ogni 20 Sassi c’è una piazzetta in cui si riuniva il vicinato. Quando qualcuno era in difficoltà economiche chiamava il vicinato e si mangiava assieme un pezzo di pane a testa. Dall’8.000 a.C. fino al 1952 d.C. i Sassi hanno vissuto nella logica della solidarietà sociale, e se recuperiamo questo senso dello stare assieme, Matera può diventare un’officina della modernità. Se facciamo convivere panifici, negozi artigianali, produttori locali con scuole di musica popolare, scuole di urbanistica, scuole di restauro, di teatro, scuole di lavorazione del tufo e della pietra, il turista capirà che qui c’è un’altra modalità del vivere. Se invece non si recupera questo concetto, Matera si riduce a un insieme di grotte da vedere per qualche ora per poi andare in Puglia”.

 

 

Foto di copertina by https://tg24.sky.it/spettacolo/skycinema

Giornalista per indole, fotografa per passione. Immagina, progetta e scrive dall'ultimo anno di materna. Ama vedere la realtà da alternativi punti di vista e non crede nei confini netti, né geografici né sociali. Ama ascoltare e crede nel potere della parola, quella viva, quella materia prima che può insegnare, educare e coinvolgere. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in comunicazione ha lavorato 10 anni per una casa editrice bolognese. Oggi, oltre a essere responsabile di redazione di Senza Filtro gestisce la comunicazione per l'Associazione Epilessia Emilia Romagna. Inoltre collabora con Terzo Tropico, un’associazione culturale che realizza reportage, mostre e volumi fotografici. [ Guarda tutti gli articoli ]

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