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Svezia, il fisco funziona ma non mancano evasori da Nobel

Svezia, il fisco funziona ma non mancano evasori da Nobel

C'è fiducia reciproca tra i contribuenti e lo Stato svedese: il sistema fiscale è semplice, digitalizzato, funzionale. Ma neanche il Paese scandinavo è esente da macchie.

Quali sono le differenze sostanziali tra il contribuente in Svezia e il contribuente in Italia?

Partiamo dai rimborsi delle tasse del lavoratore dipendente, che vengono calcolati dall’Ufficio Entrate e restituite al contribuente che ha versato più del dovuto, nel giro di poche settimane dal rilevamento dell’incongruenza. L’ammontare finisce direttamente sul conto del cittadino, che attraverso la sua web-pagina personale può controllare il suo stato quando vuole, semplicemente digitando nel sito dell’Ufficio il suo codice fiscale o la sua identità bancaria, cioè una password numerica che permette di identificarsi attraverso il conto bancario personale, di compiere e controllare in sicurezza acquisti, atti amministrativi che lo riguardano e molto altro.

È con questo meccanismo, tanto semplice quanto preciso, che lo Stato svedese da anni è riuscito a instaurare con il cittadino un rapporto paritario (e non di sudditanza) di reciproca fiducia. Una fiducia che si alimenta quanto più l’amministrazione pubblica si dimostra capace di riconoscere sia gli errori di tassazione per eccesso che quelli per difetto – e di pareggiare i conti in tempi dignitosi, tanto in entrata quanto in uscita.

Questo non significa che in Svezia non ci siano i maxi-evasori, o che non esistano i “maghi” della tassazione creativa. Al contrario.

“Grandi evasori anche qui in Svezia. Alcuni imprenditori evaderebbero, se potessero”

Nel 2011, il governo ha venduto la società statale Arbetslivsresurs, che lavora per aiutare i disoccupati, a una società di capitale a rischio. Colleghi impegnati in Uppdrag granskning, la rubrica di giornalismo investigativo del primo canale nazionale SVT 1, hanno scoperto e dimostrato che molti dei venture capitalist avevano la loro proprietà in Svizzera, attraverso società fittizie.

La stessa fonte di giornalismo d’inchiesta ha dimostrato come Sten-Åke Lindholm, il proprietario di Biltema (una delle società commerciali svedesi di maggior successo e di ascesa più rapida, nel settore degli accessori e ricambi per auto), è diventato uno degli uomini più ricchi della Svezia lasciando la maggior parte dei profitti all’estero, in paradisi fiscali.

La testimonianza di Luca, un italiano in Svezia da anni, racconta: “È vero che il singolo è molto tutelato rispetto l’Italia, che c’è molto rigore in entrambi i sensi. I grandi evasori però ci sono anche qui, sebbene ci sia il serio rischio di finire in carcere. E alcuni imprenditori non evadono perché non possono. Porto l’esempio dei ristoratori: quando, nel 2010, i registratori di cassa furono collegati direttamente con l’Ufficio delle Entrate, gli incassi lievitarono di circa il 30%. Fu anche scoperta una truffa ai danni dello Stato, per mano di ristoratori che avevano trovato il modo di alterare il collegamento. Poi, se c’è un errore nel calcolo e sei presunto colpevole, ti arriva a casa la polizia a farti rapporto, e prima paghi, poi vieni rimborsato per il versamento non dovuto. Certamente in tempi molto brevi, ma accade anche questo”.

Il rapporto di fiducia tra Stato e contribuenti in Svezia

Non mancano quindi le contraddizioni neanche nel Paese scandinavo, in particolare quando l’equità del peso fiscale dipende da un regime di controllo internazionale che non c’è, e che lascia così spazio a maestose zone franche. Quando si tratta dello Stato svedese e dei suoi cittadini però, il rapporto è diretto e si basa sulla legalità. Reciproca.

Alcuni esempi: nel comunicare con una lettera di poche righe l’esito del calcolo esattoriale al dipendente, lo Stato chiede se il cittadino sia d’accordo o meno, se i conti gli tornano. Il contribuente, infatti, può aver segnalato spese sanitarie o di altra natura che erroneamente non sono state conteggiate, e quindi detratte dal computo. In questo caso, nella lettera di cui sopra, figura il nome, il numero di telefono interno e la mail del referente, cioè dell’agente dell’Ufficio Entrate che segue la sua posizione, cui il contribuente può rivolgersi per avere spiegazioni e ottenere, quando vi sono le condizioni, la modifica dei dettagli.

Nel caso in cui il cittadino trovi riscontro di tutto nella denuncia presentatagli, deve mandare un SMS entro trenta giorni al numero dell’erario indicato, una sorta di numero verde, scrivendo semplicemente il numero della sua pratica, segnata nella lettera dell’Ufficio Entrate in grande e con chiarezza, e il proprio codice fiscale. Tempo qualche secondo e il cittadino ottiene un SMS di riscontro, che vale come una ricevuta di ritorno. Per chi preferisce dare il proprio assenso dalla pagina web o via mail, il procedimento è altrettanto semplice. Nel caso del rimborso, viene segnalato nella denuncia dei redditi del contribuente eseguita dall’Erario e accreditato direttamente sul conto corrente del soggetto.

Rimborsi fiscali, Svezia vs Italia: una differenza impietosa

In Italia, va ricordato, i rimborsi devono essere calcolati da un professionista (il commercialista), vengono attesi con tempistiche incerte, e se superano i mille euro, improvvisamente, l’Ufficio Entrate non conosce più il tuo conto corrente e ti deve rintracciare, non di rado attraverso vecchi indirizzi che hai lasciato da anni. Al contrario, quando si tratta di riscuotere un credito – anche modestissimo – dal contribuente, questi viene rintracciato immediatamente al nuovo indirizzo, italiano o estero che sia.

Torniamo in Svezia. Poniamo che il cittadino cui spetta un rimborso abbia cambiato banca e non lo abbia comunicato alle autorità. In questo caso l’Ufficio Entrate segna il dovuto nella pagina web del contribuente, che può scegliere se riscattare subito il credito, scrivendo gli estremi del nuovo conto bancario, o se conservarsi la cifra per sgravarla dalla successiva denuncia dei redditi. Se nel corso dell’anno quella cifra gli serve, però, può chiedere subito il rimborso, sempre online o eventualmente con l’aiuto del referente che gli fornisce consulenza telefonica. Lo troverà sul suo conto nel giro di 3-5 giorni lavorativi.

Moltissimi i servizi gratuiti e automatici che il contribuente può ottenere online, sempre dall’Ufficio Entrate. Ad esempio può controllare che il suo datore di lavoro stia versando regolarmente i contributi previdenziali a suo carico e vederne l’entità. Dichiarare il cambio di indirizzo. Calcolare le detrazioni possibili sulle nuove costruzioni e ristrutturazioni, chiedere il ricalcolo di alcune imposte, e naturalmente avere consulenza e aiuto nei conteggi. Gratis, perché sono servizi forniti da dipendenti dello Stato.

Il metodo svedese per scoraggiare il lavoro nero

Siccome neanche a queste latitudini ci sono cavalieri senza macchia, anche la Svezia ha attivato una serie di provvedimenti per scoraggiare il lavoro nero e rintracciare l’evasione.

Ricordate quando nel 2012 il Governo Monti si rese protagonista di una caccia allo scontrino di lusso tra Cortina e altre località turistiche a cinque stelle? Una ridda di polemiche da parte di albergatori e ristoratori, che sentivano minato il loro lavoro. Matematica alla mano, la paura risultò infondata: gli incassi memorizzati dai registrati aumentarono anche del 300%, segno che gli affari andavano benissimo e i controlli facevano bene al business. Giusto, o no? Un vero peccato che poi sia finito tutto in una bolla di sapone propagandistica.

Sarcasmo a parte, niente di tutto questo accade in Svezia. La digitalizzazione e l’uso dello swish, il travaso di soldi da un conto all’altro con il semplice uso del numero di cellulare dei due contraenti, permette di rintracciare anche il passaggio di piccole cifre. Perciò non sfugge quasi nulla.

Altra fonte di evasione, si sa, è il lavoro nero relativo ai collaboratori domestici e a quanti svolgono riparazioni e piccoli interventi strutturali in casa. Per incentivare alla legalità, i costi delle tasse sul lavoro di manutenzione vengono detratti dal preventivo di spesa, fino a 5.000 euro l’anno se si tratta di ristrutturazione.

Il massimale arriva a 7.000 euro per lavori di pulizia della casa, assistenza tecnica e trasloco. Una voce non irrilevante, quest’ultima, se si tiene conto che in Svezia le numerose case popolari sono sub-affittabili per non più di due anni. Se a questo si aggiungono separazioni, divorzi, i massicci trasferimenti di studenti e le famiglie che hanno bisogno di una casa più grande per l’arrivo di figli, il mercato legato ai traslochi diventa un vero business.

Photo credits: www.borsainside.com