Teresa Satalino dirige l'orchestra AYSO.

Tanti licei musicali, poco lavoro

Conservatori, scuole di musica, licei musicali: tanti luoghi in cui imparare a suonare, ma poche orchestre. Ne parliamo con chi ne dirige una.

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Febbraio è un mese in cui la musica invade parecchi spazi e travolge anche quei canali che normalmente non le sono del tutto dedicati, come la televisione, la carta stampata i social. Ma mentre le notizie e gli scandali sanremesi ci risuonano nelle orecchie, c’è da chiedersi che ruolo ha davvero la musica in questo Paese. In particolare, che ruolo ha la musica classica?

Oggi l’Italia è ricca di scuole superiori che fino a un ventennio fa non esistevano: i licei musicali. Secondo i dati forniti dal Miur nell’anno scolastico 2018/2019 gli studenti iscritti ai licei musicali sono in totale 19.347. Sono 2.999 gli iscritti al quinto anno, 3.647 al quarto, 3.998 al terzo, 4.338 al secondo e 4.365 al primo. È evidente che negli ultimi due anni gli iscritti sono cresciuti esponenzialmente rispetto a quelli di cinque anni fa. Quelli totali dell’anno scolastico 2019/2020 sarebbero, anche se le stime non sono ancora definitive, 20.157; quindi ancora in crescita. Da questo calcolo sono esclusi gli studenti dei 58 conservatori esistenti in tutta Italia, che sfornano tantissimi diplomati.

 

L’esperienza di AYSO nell’Italia ricca di conservatori e licei musicali, ma povera di orchestre

A fronte di tanti ragazzi che studiano musica, sappiamo però che in Italia le orchestre sono poche. La mancanza di orchestre non è solo un problema di sbocchi lavorativi.

Avere un’orchestra in ogni città darebbe la possibilità di formare le nuove generazioni all’ascolto della musica classica. Anche perché, se manca la formazione alla base, non costruiremo mai il pubblico di domani della musica classica e avremo soltanto orecchie affamate di radio.

Ne ho discusso con Teresa Satalino, docente al conservatorio Nino Rota di Monopoli e direttore di AYSO, Apulian Youth Symphony Orchestra, un’orchestra giovanile composta da circa 80 musicisti di età compresa tra 15 e 25 anni, selezionati da diversi conservatori italiani. Il suo è solo il punto di vista di chi la musica la insegna e la vive ogni giorno, un orizzonte chiaro di quello che la musica classica può fare per i lavoratori di domani.

 

 

La musica classica è evidentemente una forma di arte, ma per ascoltarla devi avere qualcuno che ti guida. Da dove dovrebbe partire questo percorso?

Se i ragazzi facessero musica dall’infanzia si renderebbero conto naturalmente della sua bellezza e ne diventerebbero automaticamente fruitori. La richiesta di musica classica va indotta e bisognerebbe partire non dal liceo, ma dalla primissima infanzia con un percorso istituzionalizzato. Per mantenere viva quest’arte bisogna lavorare sui fruitori di domani, iniziando dalla tenera età.

Che cosa insegna ai ragazzi la musica classica?

La dimensione dell’orchestra e il fatto di suonare insieme in grandi organici è formativa di per sé. I ragazzi di AYSO vivono la musica empaticamente e se li osservi ti rendi conto che, dopo un po’ che suonano insieme, non hanno neanche più bisogno di parlarsi: a loro basta uno sguardo. Questo indica che hanno imparato ad ascoltarsi, a dare il giusto spazio agli altri. Mentre suonano sanno intervenire al momento giusto, anzi sanno quando è il loro momento e a volte intervengono con passo felpato, a volte con la tipica veemenza giovanile.

In azienda queste competenze si chiamerebbero soft skills.

Suonare ti abitua alle sfumature, al lavoro di dettaglio. In orchestra chi soffre di protagonismo smussa questo aspetto in favore della squadra, e chi risulta più timido in qualche modo viene coinvolto dagli altri e riesce a tirare fuori il meglio di sé, in una logica non competitiva. L’orchestra è come una società che fornisce competenze tecniche, forma il carattere e abitua alla relazione con gli altri.

Tutte pratiche che sarebbero utili non solo ai futuri musicisti.

Ragionare sull’ascolto, sul lavoro di squadra, sull’empatia e sull’obiettivo comune fa crescere in qualsiasi contesto lavorativo. Questa formazione porta i ragazzi non solo a diventare degli ottimi musicisti oggi, ma anche dei lavoratori migliori domani, ovunque si trovino a operare. Ad esempio nella OrchestrAcademy (l’accademia di AYSO che impegna i ragazzi durante tutto l’anno) ci sono ruoli definiti, ma noi cerchiamo spesso di far ruotare i ragazzi nei ruoli di responsabilità.

Quindi niente ruoli fissi?

Nell’orchestra normalmente ci sono delle gerarchie: il primo violino ad esempio è il riferimento per tutti gli altri, e in generale ci sono le prime parti per tutte le sezioni. Noi abbiamo deciso di far ruotare i ragazzi in questi ruoli di responsabilità, in modo che possano essere solisti, ma anche accompagnatori con l’abilità di sostenere gli altri. Questo ti educa a essere in evidenza, ad assumerti la responsabilità di chi è in evidenza, ma ti insegna anche a coordinare le altre forze, gli altri talenti. In sostanza ruotano continuamente, ma con un obiettivo comune.

In sostanza imparano sia a fare i manager, sia a fare gli operai.

In alcuni momenti sono protagonisti, in altri sono al servizio del gruppo. E questo ti forma non solo per il lavoro.

La maggior parte delle orchestre giovanili internazionali è legata a istituzioni o a fondazioni. AYSO invece nasce come associazione con il desiderio di mettere insieme i giovani talenti provenienti da diverse scuole musicali del Sud Italia. Qual è lo scopo finale?

L’ambizione dell’orchestra è fare formazione per tutto l’anno ed essere un anello di congiunzione tra la formazione istituzionale e il lavoro professionale in orchestra. Ovviamente nel cercare di collegare formazione e lavoro non possiamo dimenticare che i musicisti pugliesi scontano tantissimo la difficoltà degli spostamenti. La Puglia è una zona remota, e lo spostamento richiede inevitabilmente un maggior impegno economico e un maggior dispendio di energie. Ma visto che questa regione si sta svuotando progressivamente di talenti e di belle capocce, noi vorremmo invertire la tendenza e portare qui musicisti che hanno un respiro internazionale.

Quindi non spostate i ragazzi, ma spostate gli insegnanti?

Vogliamo che i ragazzi possano lavorare con musicisti che sono prime parti in orchestre importanti. Per esempio all’inizio dell’anno abbiamo portato Dale Clevenger, leggendario primo corno della Chicago Symphony Orchestra. Ma abbiamo lavorato anche con Nir Kabaretti, direttore musicale della Santa Barbara Symphony; con il violinista tedesco Gernot Süßmuth, Konzertmeister presso la Weimar Staatskapelle e professore al Conservatorio Franz Liszt di Weimar; con la violoncellista Jelena Ocic dal Conservatorio di Amsterdam; con Felix Schwarz, prima viola della Staatskapelle di Berlino; con Luca Benucci, primo corno dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.

Come sono organizzate le lezioni?

Ci incontriamo con i ragazzi due domeniche al mese. Prima gli studenti fanno le prove con i loro coach di sezione, che sono musicisti di chiara fama e poi si riuniscono nelle prove di insieme. Nonostante l’associazione abbia poco più di un anno i ragazzi hanno già fatto anche delle bellissime esperienze. Ad esempio: l’Apulian Youth Symphony Orchestra ha inaugurato l’Italian Brass Week al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dove ha suonato in prima assoluta una composizione di Francesco Traversi, un pezzo che era stato scritto per l’anniversario dell’allunaggio e che ha avuto il patrocinio dell’agenzia spaziale italiana.
Insomma vogliamo uscire dalla provincia e aprire a questi ragazzi delle finestre sul mondo. Vogliamo creare un ponte tra formazione istituzionale e le grandi realtà orchestrali mondiali, preparandoli ad audizioni importanti per orchestre di grande prestigio.

 

 

Foto di copertina: Teresa Satalino mentre dirige AYSO al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Giornalista per indole, fotografa per passione. Immagina, progetta e scrive dall'ultimo anno di materna. Ama vedere la realtà da alternativi punti di vista e non crede nei confini netti, né geografici né sociali. Ama ascoltare e crede nel potere della parola, quella viva, quella materia prima che può insegnare, educare e coinvolgere. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in comunicazione ha lavorato 10 anni per una casa editrice bolognese. Oggi, oltre a essere responsabile di redazione di Senza Filtro gestisce la comunicazione per l'Associazione Epilessia Emilia Romagna. Inoltre collabora con Terzo Tropico, un’associazione culturale che realizza reportage, mostre e volumi fotografici. [ Guarda tutti gli articoli ]

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