L’ICE è già in Italia: tanto guadagno, poco addestramento

Un’analisi approfondita del lavoro e dei salari dell’agenzia più finanziata della storia degli Stati Uniti e dei suoi rapporti con l’Italia: in un’America dal mercato del lavoro in sofferenza, la polizia di frontiera offre opportunità di carriera che fanno gola a molti – a partire da 5.000 dollari al mese

03.02.2026
Il comandante dell'ICE Gregory Bovino a Minneapolis

In una puntata delle ultime stagioni di South Park, il counselor scolastico Mr. Mackey finisce in guai seri; dopo i tagli trasversali del governo federale la sua posizione lavorativa non è più ritenuta utile, così si ritrova senza impiego a pochi anni dalla pensione. Mr. Mackey è un personaggio ai limiti dell’inerzia: fisico filiforme, testa grossa e stempiata, occhialini e una parola chiave (“mmmkay?”) che suggerisce una natura remissiva e conciliante. Ritrovare un lavoro, per lui, è cosa quasi impossibile – fino a che qualcuno non gli consiglia di fare come tanti orfani della classe media americana e ottenere un guadagno facile arruolandosi nell’ICE, la spietata polizia di frontiera a stelle e strisce. E così succede.

Il personaggio di South Park Mr. Mackey si arruola nell'ICE (Stagione 2, episodio 27, "Got a Nut")

 

Il cartone animato di Matt Stone e Trey Parker descrive con il solito graffio dissacrante l’attualità degli USA: nel panorama geopolitico originato dal secondo mandato di Donald Trump l’oppressione di immigrati e dissidenti si è trasformata in un vero e proprio ufficio di collocamento. Al centro di questa metamorfosi siede l’Immigration and Customs Enforcement (al secolo ICE, appunto), la polizia di frontiera statunitense che, sotto l’impulso della recente amministrazione trumpiana (la quale ha stanziato 170 miliardi per alimentarla, rendendola l’agenzia federale più finanziata della storia americana), è passata da ente burocratico di controllo a strumento di proiezione della forza interna, titolare di una violenza spettacolarizzata e sommaria che diventa sempre più proverbiale, col tempo, specie dopo le vicende di Minneapolis.

Capire l’ICE attraverso la lente lavorativa serve a comprendere ciò che accade nella prima economia del mondo, dove la sicurezza è diventata una delle merci più preziose e, al contempo, uno dei settori d’impiego più dinamici; una caratteristica che non la rende dissimile dall’Iran dei pasdaran e da altri Paesi autoritari. Con il recente annuncio di un aumento storico del 120% della forza lavoro – che ha portato all’assunzione di oltre 12.000 nuovi agenti in meno di un anno, con altri 10.000 previsti per il 2026 – l’ICE ha dimostrato una capacità di assorbimento del mercato che pochi altri settori pubblici possono vantare. Ma dietro questa crescita numerica si cela una ristrutturazione profonda della cultura del lavoro di polizia, dove la velocità dell’addestramento e l’aggressività delle tattiche prevalgono sulla mediazione e sul rispetto dei diritti civili.

Nel 2026, lo stipendio medio annuo di un agente ICE negli Stati Uniti è di circa 62.702 dollari, che si traduce in 30,15 dollari l’ora – più o meno 5.000 dollari lordi al mese. Cifre che tuttavia rappresentano solo la base dell’offerta data dal ruolo.

In questo articolo, anche in vista dell’imminente missione annunciata per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, decostruiremo il lavoro di un agente ICE, analizzandone i compiti operativi, la formazione e il posizionamento socioeconomico all’interno del mercato del lavoro statunitense. Perché come accade fin troppo spesso, per capire la violenza, è utile seguire la pista del denaro e della convenienza.

Una forza (in) divisa: ICE = HSI x ERO

Comprendere il lavoro quotidiano dell’ICE significa innanzitutto distinguere tra le sue due anime, che operano con mandati, culture e preparazioni professionali opposte, pur condividendo lo stesso tetto istituzionale: da un lato abbiamo la Homeland Security Investigations (HSI), il ramo investigativo, e dall’altro la Enforcement and Removal Operations (ERO), responsabile delle operazioni di arresto, detenzione e rimpatrio che hanno riempito le notizie di mezzo mondo negli ultimi mesi.

L’agente speciale dell’HSI è un investigatore criminale con autorità statutaria per far rispettare oltre 400 leggi federali. Il suo lavoro si discosta di molto dal pattugliamento di strada; si concentra sulla distruzione delle reti criminali transnazionali che minacciano la sicurezza statunitense, occupandosi di traffico di stupefacenti (in particolare fentanyl), contrabbando di armi, crimini finanziari, cybercrimine e sfruttamento dei minori. Gli agenti HSI operano spesso in borghese, collaborando con partner internazionali in oltre 50 Paesi, inclusa l’Italia, dove fungono da ufficiali di collegamento. La loro missione è descritta come un lavoro di precisione, che richiede anni di esperienza e una formazione che punta sull’intelligence e sulla cooperazione investigativa.

Il lavoro dell’ufficiale ERO è la manifestazione più cruda della politica migratoria muscolare di Donald Trump. Questi agenti sono la prima linea dell’epurazione, incaricati di identificare, arrestare e rimuovere gli stranieri privi di documenti o che hanno violato le leggi sull’immigrazione. Un compito conflittuale: operano raid nelle abitazioni, gestiscono centri di detenzione che hanno raggiunto popolazioni record di oltre 73.000 persone e coordinano voli di rimpatrio in Paesi spesso recalcitranti. All’interno dell’ERO, l’enfasi lavorativa è posta sulla quantità delle rimozioni e sulla capacità tattica di gestire incontri potenzialmente violenti. Di recente la ERO è stata accusata di operare come una milizia politica, eseguendo ordini di deportazione di massa che colpiscono anche individui senza precedenti penali.

Mentre gli agenti HSI ricevono oltre 100 giorni di formazione specializzata (che si aggiungono al Criminal Investigator Training Program di 27 settimane), la formazione per i nuovi ufficiali ERO è stata ridotta a soli 42 giorni.

Ma come si diventa un agente ICE? Quali sono gli standard di reclutamento e i protocolli di formazioni necessari a guadagnarsi la divisa?

ICE pigliatutto. Agenti in 42 giorni, senza limiti di età

Il processo che porta un civile a entrare nei ranghi dell’ICE è stato accelerato a metà 2025 per rispondere alle promesse elettorali di “rendere l’America sicura”. Il che solleva numerosi, importanti interrogativi sulla qualità della forza arruolata.

L’aspirante agente deve essere cittadino statunitense e, dall’agosto 2025, può accedere al reclutamento senza alcun limite di età (quando fino alla prima metà del 2025 doveva avere un’età compresa tra i 21 e i 37 anni, con estensioni fino a 40 per l’ERO); inoltre deve possedere una fedina penale immacolata. Il sistema di selezione si basa sulla piattaforma federale USAJOBS, dove i candidati devono presentare un curriculum non superiore alle due pagine che ne metta in luce le capacità analitiche e organizzative. Per il livello d’ingresso GL-5 è richiesta una laurea o tre anni di esperienza lavorativa con responsabilità progressive.

Un manifesto di reclutamento dell'ICE che pubblicizza la rimozione del tetto di età

 

Una volta superata la fase documentale il candidato affronta una serie di test, per la verità non impossibili, che stabiliscono standard fisici minimi (come fare 22 flessioni in un minuto, o correre 1,5 miglia in un quarto d’ora), l’assenza di legami con associazioni criminali o precedenti nell’uso di droghe, e valutazioni attitudinali volte a misurare la capacità di giudizio in situazioni di stress. Anche se le prove sul campo hanno dimostrato evidenti mancanze in quest’ultimo campo.

L’addestramento avviene presso il Federal Law Enforcement Training Center (FLETC), ma è qui che emerge una discrepanza allarmante: mentre gli agenti HSI ricevono oltre 100 giorni di formazione specializzata (che si aggiungono al Criminal Investigator Training Program di 27 settimane), la formazione per i nuovi ufficiali ERO è stata ridotta a soli 42 giorni.

Questa riduzione del tempo di formazione per l’ERO è definita “folle” da alcuni esperti del settore, poiché comprime in poche settimane lo studio di complesse leggi sull’immigrazione e di tecniche di de-escalation, privilegiando invece l’addestramento fisico e l’uso delle armi da fuoco. L’agente viene istruito a reagire alle minacce con tattiche che includono l’uso di armi a conduzione elettrica, spray al peperoncino e tecniche di immobilizzazione fisica, spesso in scenari che simulano incontri violenti.

I risultati visibili dell’operato degli agenti ICE è una diretta conseguenza di queste scelte. Del resto, quando tutto ciò che si ha è un martello, ogni cosa comincia ad assomigliare a un chiodo.

L’economia della repressione: ICE wants you

In un contesto lavorativo segnato dalla disparità salariale, il ruolo di agente ICE rappresenta un’opportunità economica straordinaria, che agisce come un forte incentivo al reclutamento anche in presenza di mansioni controverse dal punto di vista etico.

L’ICE utilizza la scala salariale federale GS, dove i nuovi agenti entrano solitamente ai livelli GL-5 o GL-7. Nel 2026, lo stipendio medio annuo di un agente ICE negli Stati Uniti è di circa 62.702 dollari, che si traduce in 30,15 dollari l’ora – più o meno 5.000 dollari lordi al mese. Cifre che tuttavia rappresentano solo la base dell’offerta data dal ruolo.

Per mettere già questi numeri in prospettiva, circa il 30% dei lavoratori americani guadagna meno di 50.000 dollari all’anno, e un altro 15% si attesta tra 50.000 e 75.000 dollari. Un agente ICE alle prime armi, senza particolari requisiti e con solo sei settimane di addestramento specifico nel caso dell’ERO, si posiziona subito sopra quasi il 50% della forza lavoro nazionale. Se consideriamo i bonus di assunzione, che possono arrivare a 50.000 dollari, e gli straordinari (Law Enforcement Availability Pay – LEAP), che aggiungono il 25% alla paga base per la disponibilità fuori orario, un agente esperto può superare i 100.000 dollari annui senza troppi problemi.

Ma il governo federale non si limita alla busta paga. Gli incentivi includono il ripagamento dei prestiti studenteschi (fino a 60.000 dollari per attirare laureati sanando una delle angosce più stringenti del sistema scolastico americano), gli special salary rates (aumenti programmati di circa 3,8% nel 2026 per mantenere il personale in ruoli di prima linea), l’assicurazione e la pensione (un pacchetto di benefit federali che garantisce una sicurezza a lungo termine quasi inesistente nel settore privato americano).

Questa è, di fatto, la ricetta trumpiana per creare una classe lavoratrice fedele all’apparato statale, dove l’impegno formativo ridotto è compensato da un benessere economico che distacca l’agente dal contesto sociale delle comunità in cui opera.

America VS Italia, modelli di sicurezza a confronto

Un confronto tra l’ICE e le forze dell’ordine italiane (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) rivela due filosofie opposte nella produzione dell’autorità statale. Fin dalle prime fasi dell’analisi è chiaro che in Italia il lavoro di pubblica sicurezza è strutturato come una carriera di lungo termine con una barriera formativa molto più alta – e un riconoscimento economico inferiore.

Il punto è che non esiste un singolo corpo delle forze dell’ordine nostrane che faccia da solo ciò che fa l’ICE in America: le frontiere e le dogane sono appannaggio della GdF, l’ordine interno è gestito tra Polizia e Carabinieri, i migranti sono trattati da esercito, guardia costiera e le tre forze già citate, mentre l’intelligence è in mano ad altri organismi, come AISE e AISI. Un raffronto con una singola divisa italiana lascia per forza fuori qualcosa, ma è utile per capire sia le differenze nell’addestramento che nella retribuzione tra la chiacchierata milizia americana e strutture più canoniche ed equilibrate.

A differenza delle sei settimane dell’ERO, un allievo finanziere in Italia deve affrontare circa dieci mesi di corso presso gli istituti di istruzione deputati (a Bari, Predazzo o Gaeta). Per la Polizia di Stato, i corsi per allievi agenti durano mediamente sei mesi per la fase teorica, seguiti da mesi di applicazione pratica. Se si guarda ai ruoli degli ispettori o dei marescialli, la formazione diventa triennale, spesso con il conseguimento di titoli universitari.

In Italia tuttavia un lavoro nelle forze dell’ordine non garantisce l’ascesa economica fulminea del modello americano. Un agente della Polizia di Stato o un finanziere guadagnano circa 1.500-1.570 euro lordi al mese all’inizio della carriera; un maresciallo della Guardia di Finanza si attesta sui 1.800 euro lordi, mentre un ufficiale (per esempio un capitano) arriva a circa 2.100-2.300 euro lordi.

Parametrando questi dati allo stipendio medio nazionale, l’agente italiano è un lavoratore che si colloca nella media o poco sopra, nonostante un impegno formativo che è dalle tre alle sei volte più lungo di quello di un agente ERO. Questa differenza produce due tipi di agenti del tutto diversi: se quello americano è un professionista tattico iper-pagato con formazione lampo, quello italiano è un funzionario statale con formazione estesa, ma con una remunerazione che riflette la stagnazione salariale del Paese.

Quando si parla di quantità di interventi violenti e morti lasciati sull’asfalto, però, il confronto si fa impietoso. Mentre l’ICE produce una quantità paurosa di incidenti legati alla dinamica violenta della caccia all’uomo per le strade, le forze italiane producono criticità legate alla gestione della marginalità sociale e del sovraffollamento carcerario (che raggiunge il 119,3% a livello nazionale). La differenza fondamentale risiede nella responsabilità: negli USA l’ICE agisce con giurisdizione extra-statale esclusiva, spesso bloccando le indagini statali sulle uccisioni commesse dai suoi operativi, come avvenuto a Minneapolis. L’ICE non è solo un’agenzia di polizia; è un’organizzazione che opera spesso in una zona d’ombra legale, protetta dall’immunità federale.

Nel solo anno solare 2025, almeno 30 persone sono morte sotto la custodia dell’ICE, il numero più alto in oltre vent’anni. Altre sei morti sono state registrate nelle prime due settimane del 2026 – tra cui quelle arcinote di Renée Nicole Good e Alex Pretti. Ma l’ICE non ha l’obbligo legale di riferire pubblicamente sugli infortuni o sulle morti che avvengono durante il processo di arresto, il che rende difficile tracciare il numero reale di vittime della “Operation Midway Blitz” e di altre manovre di cattura.

L’ICE in Italia già prima delle Olimpiadi

L’ultimo capitolo di questa trasformazione del lavoro di polizia è la sua internazionalizzazione, con la notizia della presenza di agenti ICE per la sicurezza delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 che ha generato uno shock politico in Italia. Una reazione comprensibile, ma non del tutto motivata: gli operativi della polizia di frontiera americana, infatti, sono presenti e agiscono in Italia da più di un decennio.

Le fonti ufficiali del ministero dell’Interno e dell’ambasciata USA hanno chiarito che non vedremo agenti ICE pattugliare le strade di Milano o Cortina con poteri di arresto. Il ruolo sarà limitato a esperti della HSI distaccati presso una “control room” nel consolato USA di Milano, collaborando nella verifica dei documenti e nel monitoraggio di potenziali minacce per proteggere la delegazione americana, che includerà il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.

Ma perché l’ICE può operare in Italia? La base giuridica poggia su accordi storici. In particolare, il 25 giugno 2014, sotto il governo di Matteo Renzi, è stata ratificata la legge di esecuzione dell’accordo Italia-USA sul rafforzamento della cooperazione nella prevenzione e lotta alle forme gravi di criminalità (firmato in origine nel 2009). Questo accordo permette la condivisione di impronte digitali e profili DNA tra le agenzie dei due Paesi, lo scambio di segreti di Stato riguardanti la sicurezza pubblica, e la presenza di uffici HSI in Italia che lavorano da anni a stretto contatto con la Guardia di Finanza e la Polizia Postale per la lotta al cybercrimine e al traffico di droga.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha definito l’ICE una “milizia che entra nelle case della gente” e ha dichiarato che non è la benvenuta – anche se, nei fatti e nel silenzio, lo è già da tempo. Ma la polizia di frontiera americana è diventata un brand tossico, un bersaglio internazionale colossale da colpire anche per un’opposizione inerte come quella italiana, e non importa che gli agenti inviati appartengano al ramo investigativo e non a quello delle deportazioni. Nei fatti non ha molto senso appropriarsi di questioni a stelle e strisce per attaccare gli avversari politici nostrani: nel farlo, la sinistra italiana si comporta in modo simile alla destra che ha provato a capitalizzare l’onda emotiva dovuta alla morte di Charlie Kirk.

Ma torniamo oltre confine. È sempre più chiaro che la sicurezza nell’America di Trump non è più un servizio pubblico neutrale, ma un settore economico iper-finanziato che prospera sulla polarizzazione e sull’emergenza. L’ICE mostra come lo Stato può trasformare il controllo sociale in un’opportunità di carriera per migliaia di individui, al prezzo di una progressiva erosione dei diritti umani e della dignità del lavoro stesso, ridotto a pura esecuzione tattica della forza.

Questo si aggiunge al grave costo reputazionale che le azioni di miliziani così approssimativi hanno imposto sul governo repubblicano, creando una fronda di dissenso interno al partito nei confronti del presidente e costringendo i repubblicani a prese di posizioni equilibriste: pare che dalle parti della Casa Bianca sia diventato vietato nominare il ghiaccio (“ice”, appunto) nelle dichiarazioni pubbliche anche in riferimento a fenomeni meteorologici, proprio per evitare di suscitare qualunque correlazione all’impopolarissima agenzia.

Alla fine della puntata di South Park, Mr. Mackey ha una resipiscenza e si rifiuta di fare ancora parte di un sistema disumano, per quanto conveniente. La sua parabola caricaturale coglie un punto dirimente: nell’America contemporanea la mobilità sociale passa sempre più dall’adesione a un apparato che promette stabilità economica in cambio di obbedienza operativa. È un modello di sicurezza post-moderno, non bene comune, ma occupazione in un settore trainante, soluzione individuale a un sistema che ha smesso di offrire alternative collettive. E mentre l’ICE cresce, si finanzia e si esporta, la domanda che resta sospesa non riguarda solo l’America, ma chiunque ne osservi il modello con attenzione: quanto a lungo una democrazia può reggere quando il lavoro più sicuro diventa quello di sorvegliarla.

 

 

 

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Foto di Ashlee Rezin, dal Chicago Sun Times

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