Negli ultimi anni il Portogallo ha spinto molto sui lavoratori stranieri ad alto reddito, offrendo visti fiscali pensati per attrarre chi porta con sé il proprio lavoro – e il proprio stipendio in valuta estera. Il risultato è stato una trasformazione rapida e profonda della capitale, i cui effetti sono oggi sotto gli occhi di tutti e stanno oggi attraendo forti critiche.
Nonostante molte zone siano state ripopolate, Lisbona è diventata la capitale europea meno accessibile per i prezzi delle abitazioni, secondo Numbeo, il più grande database mondiale sul costo della vita. Il rapporto tra prezzo medio delle case e salario medio ha raggiunto quota 21 a 1, un dato che rende l’acquisto di un immobile un miraggio per la stragrande maggioranza dei residenti. Gli acquirenti stranieri pagano in media l’82% in più rispetto agli acquirenti locali, gonfiando ancora un mercato già fuori controllo. Gli affitti in alcune zone centrali sono cresciuti di oltre il 42% in pochi anni, superando il 100% in alcune aree.
Il paradosso è stridente se si considera che il 60% dei contribuenti portoghesi guadagna meno di mille euro al mese. In una città dove un caffè in certi quartieri arriva a costare cinque euro e dove fino a qualche anno fa non arrivava quasi mai a superare l’euro, due comunità sempre più distanti vivono le stesse strade e condividono gli stessi servizi, per i quali pagano quasi solo i locali. Da un lato i lavoratori da remoto stranieri, spesso pagati in sterline, dollari o euro di mercati del lavoro ad alta remunerazione; dall’altro i residenti portoghesi, che lavorano più ore, guadagnano di meno e sono tassati di più.
Interi edifici sono stati ristrutturati e svuotati dei loro inquilini originali per fare spazio a chi può permettersi affitti più alti. I residenti vengono via via spinti verso le periferie, mentre i quartieri centrali cambiano funzione: meno residenziali, sempre più orientati al turismo e agli spazi di coworking e coliving per i nomadi digitali.
Non si tratta solo di un problema economico: è anche una questione di coesione sociale. I lavoratori stranieri ad alto reddito tendono a formare comunità parallele, frequentando spazi, coworking, palestre, ristoranti, dove la lingua parlata è l’inglese e i prezzi riflettono salari nordeuropei o americani. Il denaro che entra in città circola spesso all’interno di questa bolla, senza raggiungere le comunità locali nel modo in cui ci si aspetterebbe – diversamente dalle aspettative del governo locale.