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Dalla solidarietà all’aiuto dell’Andrea Bocelli Foundation: così è nata a Camerino l’Accademia Franco Corelli, che oggi accoglie oltre 250 allievi e offre alla città nuovi spazi di aggregazione. Ma la musica da sola non basta: lo racconta il direttore Vincenzo Correnti

Cosa c’entra Andrea Bocelli con Camerino? Prima di arrivare nella città marchigiana, me lo sono chiesta spesso, e così, per capirlo, sono andata a vedere da vicino l’Accademia della Musica “Franco Corelli”, uno di quegli edifici che prima del terremoto non c’erano, e che quindi potrebbe essere il simbolo di una rinascita. Togliamo il condizionale: la struttura, inaugurata il 1 ottobre 2020, un simbolo lo è. Anzi, è un «punto di riferimento per la città», come mi dice fin da subito Vincenzo Correnti, direttore dell’Accademia e direttore artistico dell’associazione Adesso Musica.
Siamo in periferia, nella zona San Paolo, vicino al polo universitario, che durante la nostra visita a Camerino, tra il 23 e il 25 settembre, è difficile da trovare per chi non è del posto a causa di una strada chiusa. Ma dicevamo: Andrea Bocelli. Come si è arrivati a coinvolgerlo nella costruzione dell’Accademia?

Innanzitutto la storia. La struttura è nuova, ma la tradizione musicale di Camerino affonda le sue radici addirittura nell’Ottocento: la Banda Città di Camerino è nata nel 1870, mentre l’Istituto Musicale “Nelio Biondi” festeggia proprio quest’anno 50 anni di attività. Dopo il terremoto del 2016, però, la scuola si era ritrovata senza la propria sede, un palazzo del Settecento di 4.000 metri quadrati, con un auditorium ricavato nella chiesa sconsacrata di San Carlo.
«Mi sono mosso subito e ho chiesto aiuto a tantissimi amici sparsi per l’Italia, sia del mondo bandistico che delle scuole di musica» racconta Correnti. «Sono arrivate delle donazioni e avevamo raggiunto una cifra importante, circa 200.000 euro». Tra chi ha organizzato concerti per raccogliere fondi ci sono anche il Teatro Regio di Torino e i solisti della Scala. «Per noi era importante avere un edificio con una sala grande per le prove della nostra orchestra di fiati, e qualche aula per riprendere le attività».
Nel frattempo, l’Andrea Bocelli Foundation stava dando vita a due scuole nelle Marche, a Sarnano e Muccia. «Ho scritto alla Fondazione chiedendo aiuto, ma senza ricevere risposta. D’altronde, come mandavo io le mail, ne arrivavano di certo tantissime altre».
Fino a quando Correnti no ha un’idea: chiedere un supporto a suor Chiara, allora badessa del monastero di clausura di Santa Chiara di Camerino («Lei è una musicista, una pianista toscana che ogni tanto, nelle cerimonie più importanti, mi invita a suonare»). Correnti le chiede quindi se, attraverso le sue conoscenze, possa far arrivare alla Fondazione il progetto di una scuola di circa 300 metri quadrati, già preparato da uno studio di architetti di Camerino. «In qualche modo, non so come, è riuscita davvero a far notare cosa avremmo voluto fare, e così sono arrivati i primi contatti con i responsabili, interessati a sostenere l’iniziativa. Sono anche venuti in incognito ai nostri concerti. Hanno osservato il lavoro con i ragazzi e alla fine ci hanno sostenuto».
Da quel progetto iniziale è nata l’Accademia, intitolata proprio a Franco Corelli, grande tenore marchigiano che fu anche maestro e amico di Bocelli. «Dei 300 metri quadrati che noi avevamo chiesto, la Fondazione ci donava una struttura di circa 750 metri quadrati divisa su due piani» racconta Correnti. Oggi ci sono dieci aule attrezzate, un auditorium da 140 posti utilizzato anche per le prove dell’orchestra di fiati, una sala percussioni e uno studio di registrazione.
Ma chi anima la struttura?
Si va dai bambini di due anni, che cominciano ad avvicinarsi alla musica con il corso “Musica per Gioco”, agli adulti che vogliono imparare a suonare per passione. Ci sono poi i ragazzi che sognano di diventare musicisti e possono seguire percorsi propedeutici grazie alla convenzione con il Conservatorio di Fermo, preparandosi all’accesso ai corsi accademici.
I numeri danno ragione alla musica: «Prima del terremoto avevamo in media 160-170 iscritti ogni anno. L’anno scorso abbiamo chiuso con 252 iscritti» sottolinea il direttore. Allievi che arrivano da Camerino e dal territorio circostante: «Manca, però, la parte di popolazione della zona montana, che ha risentito del terremoto e si è spopolata». Alcuni ex allievi oggi insegnano nella stessa scuola in cui si sono formati; ma l’Accademia accoglie anche chi non studia musica con la stagione concertistica della Gioventù Musicale, il Camerino Festival, le masterclass internazionali, presentazioni di libri e incontri dell’università, come il JUSTFEST, che si svolge proprio durante la nostra visita.
Eppure anche l’Accademia risente della sua posizione in periferia, in una città che da dieci anni vive senza il proprio centro storico. Chiedo a Correnti quanto tutto ciò influisca sulla socialità: «Anche lo spazio dove siamo, essendo in periferia, soffre di questa cosa. Prima si poteva continuare la serata passeggiando, prendendo un caffè, incontrando gli amici. Oggi, finito il concerto, purtroppo ognuno prende la macchina e ritorna a casa».
La musica può compensare quello che Camerino ha perso? «Aiuta tantissimo, perché abbiamo una banda formata da circa 70 ragazzi e per loro il momento delle prove è fondamentale, e dopo che hanno finito rimangono magari ancora un’ora a chiacchierare e stanno insieme. Di certo aiuta, sì; ma non basta».
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In copertina: archello.s3.eu

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