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Anche i presepi piangono. I maestri artigiani dimenticati da politica e codici Ateco

Anche i presepi piangono. I maestri artigiani dimenticati da politica e codici Ateco

I maestri dell'arte presepiale napoletana durante l'emergenza sanitaria: esclusi dai ristori, privati del turismo - e c'è stato chi ha parlato di acquisizione da parte di imprenditori cinesi. Le loro voci su SenzaFiltro.

Ottobre, novembre e dicembre sono i mesi della raccolta del lavoro che i maestri pastorai e dell’arte presepiale hanno svolto nei mesi precedenti, realizzando svariate creazioni che racchiudono storie, tradizioni e folklore del Natale. E qualche omaggio anche a personaggi del passato e dell’attualità, che si sono distinti con le loro imprese e sono diventati popolari.

Dal primo novembre, ogni anno, per le vie dei Decumani, Maggiore e Minore e di Spaccanapoli, si apre quella che viene definita “la stagione”; non solo per i cittadini napoletani, ma anche e soprattutto per i turisti regionali, nazionali e di provenienza estera che affollavano le vie decumane via San Biagio dei Librai, San Gregorio Armeno e dei Tribunali, approfittando di giorni liberi per il weekend e ponti per la festa dell’Immacolata Concezione.

L’impatto della pandemia sulle attività nel quartiere dei presepi

La stagione delle vendite 2020 si differenzia dalla precedente del 2019 con un calo del fatturato che varia dal 45 all’80% a causa della pandemia da COVID-19, che ha visto la chiusura delle quaranta botteghe durante il primo lockdown. Poi una timidissima ripresa estiva, con la presenza dei turisti che coglievano l’attimo per tornare in patria con qualche souvenir a tema natalizio, tra cui i presepi di varie misure, forme e stili.

L’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio artisti, scultori e maestri dell’arte presepiale, e non è passato inosservato alle cronache locali il rischio di una acquisizione delle attività delle “vie dei pastori” da parte di imprenditori cinesi, pronti a dare ossigeno a una lenta agonia consumata negli ultimi dieci mesi.

Una San Gregorio Armeno che gli stessi residenti e commercianti stentano a riconoscere: vuota, desolata, fantasma. Da novembre e per tutto il periodo natalizio, le vie della cultura e dell’arte del presepe ospitavano circa 15.000 visitatori al giorno, per un totale di un milione a fine stagione. Cifre e numeri che sono crollati a picco con le restrizioni da zona rossa per i vari DPCM, e che hanno sottratto gli incassi giornalieri e ridotto il fatturato, ridotto a un massimo del 25% rispetto alle precedenti annate nonostante si sia lavorato anche su e-commerce.

Come se non bastasse, la categoria di produttori e commercianti, che sono cuore e polmone commerciale dei Decumani, “è stata esclusa dai ristori perché, per codice Ateco, sono associati ai piastrellisti, a coloro che fanno anche le ceramiche, attività che non hanno chiuso”, ricorda Gabriele Casillo, presidente dell’Associazione Botteghe di San Gregorio Armeno.

A supporto di questo segmento commerciale, in questi giorni a ridosso del Natale,  l’atto di solidarietà di privati nei confronti di altri privati: un gruppo di imprese campane del settore automotive, rappresentato da Anna Pascarella, per supportare le attività dei cultori e artisti dei presepi, ha deciso di acquistare in tutte le quaranta botteghe un centinaio di statuine a tema natività da regalare come dono alla propria clientela.

Le voci dei maestri dell’arte presepiale napoletana

Quella dei maestri pastorai e artigiani, scultori e cultori dell’arte presepiale, è una vocazione che affonda le sue radici nel Settecento napoletano, ma anche nella pittura del Seicento. Scene che all’epoca venivano rappresentate e immortalate su tela, immagini di vita quotidiana di cui si è testimoni per le arterie della città, sono viva fonte di ispirazione per la creazione di strutture ambientali e personaggi per arricchire il proprio presepe di anno in anno. O per regalare un concentrato di storia e tradizione napoletana a chi ama il tema della natività.

Nel giro di voci, nel cuore dei Decumani, ecco come hanno risposto i maestri, artisti e scultori della antica arte del presepe.

Tiziana D’Auria – (http://www.tizianadauriacreazioni.it/) – ph. Francesca Ferrara

Tiziana D’Auria: “La mia città è un presepe vivente, e per questo riesco a ispirarmi anche da una scena quotidiana. La mia lavorazione si ispira al Settecento napoletano: rispetto le fasi della costruzione dei personaggi, la modellatura della testa in terracotta e la scelta dei tessuti in base alla rappresentazione del personaggio e alla sua provenienza”.

Marco Ferrigno – (https://www.arteferrigno.it/) – ph. Francesca Ferrara

Marco Ferrigno: “Ci ispiriamo all’attualità e al glamour, e soprattutto al clamore. Una statuina viene fatta guardando se il personaggio ha fatto delle cose che lo hanno portato alla ribalta. Noi siamo famosi per la qualità delle nostre statuine, per la minuzia con cui le facciamo, per la pignoleria con cui facciamo i particolari; non a caso siamo tra i più conosciuti, perché cerchiamo di avere degli standard qualitativi molto elevati”.

Rosario di Virgilio (https://www.divirgilioart.com/)- ph. Francesca Ferrara

Rosario Di Virgilio: “Per le nostre creazioni noi siamo legati alla tradizione, abbiamo sempre preso ispirazione dalle situazioni reali. Ogni anno cerchiamo di fare qualche cosa di nuovo per attirare il pubblico, che viene per i pastori, ma è interessato anche ad altre statuine di personaggi d’attualità, come Diego Armando Maradona”.

Luciano Capuano – (https://www.fratellicapuanodal1840.com/) – ph. Francesca Ferrara

Luciano Capuano: “Ci ispiriamo sempre al Settecento napoletano, alla tradizione classica che abbiamo al Museo di San Martino al Vomero. È un Natale strano, e speriamo che finisca presto; che nei primi mesi dell’anno prossimo si possa risolvere tutto con il vaccino e tornare alla normalità, perché così è impossibile pensare di andare avanti. È un anno da dimenticare, sicuramente”.

Emilio De Cicco – (https://www.facebook.com/animediterracotta/) – ph. Francesca Ferrara

Emilio De Cicco: “Esiste il presepe aulico, quello di corte, del secolo d’oro del Settecento; poi il presepe popolare, casalingo, per far capire ai più piccoli che Gesù Bambino è nato; e il presepe di Eduardo, a cui ha dedicato il lavoro Natale in Casa Cupiello”.

Ulderico Pinfildi – (https://www.uldericopinfildi.it/it/) – ph. Francesca Ferrara

Ulderico Pinfildi: “Principalmente, più che guardare all’arte presepiale del Settecento, attingo dall’ispirazione dei suoi maestri, cioè alla pittura del Seicento: guardo i dipinti dell’epoca e i maestri che hanno realizzato grandi opere. Sono stato uno dei primi a portare lo stile del Caravaggio nel presepe. Da tempo cerco di portare all’attenzione del pubblico opere che raccontino sempre un discorso più artistico che popolare. Attraverso le mie opere mi piace raccontare quello che è stato ed è il presepe napoletano. Attraverso il presepe, si può fare cultura”.

Bruno e Francesco Gambardella – (https://presepigambardella.it/) – ph. Francesca Ferrara

Bruno Gambardella: ”Il mio presepe è attento ai dettagli e alle posizioni dei pastori, cercando di ricreare i tempi dell’andare verso Gesù Bambino e l’ambiente attorno al bambinello. Ad esempio abbiamo il pizzaiolo, la lavandaia, il panettiere, il casaro, che oltre a essere realizzati in terracotta sono tutti vestiti, e riproducono il reale movimento della mansione che stanno svolgendo. Spesso è in corso d’opera che parto da un’idea iniziale, e alla fine della lavorazione mi ritrovo tra le mani un elaborato diverso da come l’avevo immaginato. Gioca molto la fantasia e l’attenzione alla realizzazione delle varie costruzioni”.