Campania Film Commission: studenti ASOC del Fermi di Aversa a scuola di giornalismo civico

Si chiama Spotlight Studios la squadra di giornalismo civico ASOC composta da studenti del Liceo scientifico Enrico Fermi di Aversa: ha messo a disamina la spesa di 4,2 milioni di euro per l’hub dell’audiovisivo a Napoli. L’intervista a Maurizio Gemma e Francesco Pastore, della Campania Film Commission, e alle docenti responsabili del progetto, Annagrazia Rambone […]

14.03.2024
Un fotogramma dalla serie TV "I bastardi di Pizzofalcone"

Era il 2022 quando uscì la notizia che stava per prendere forma a Napoli il più grande polo audiovisivo del Mezzogiorno, a esser precisi il Distretto campano dell’Audiovisivo e polo del digitale e dell’animazione creativa, secondo in Europa soltanto a Cinecittà.

Si aprì quindi il cantiere a Bagnoli per l’adeguamento dell’Edificio D, ex base del comando NATO per il Sud Europa. Un progetto finanziato dalla Regione per un importo complessivo di 4.200.000 euro. Nella mente degli ideatori c’era, e c’è ancora, la volontà di sviluppare diversi livelli di azione, tutti comunque destinati a sostenere il comparto dalla a alla zeta in modo strutturale; di riunire domanda e offerta; di permettere ai professionisti della filiera di non sentirsi soli e avere un luogo madre; non da ultimo, di rispondere all’esigenza di adeguare la filiera audiovisiva all’utilizzo e al trattamento digitale delle immagini e dei contenuti.

 

Spotlight Studios, gli studenti ASOC che monitorano sulla spesa dei fondi pubblici

Al Liceo scientifico Enrico Fermi di Aversa un gruppo di studenti ha dato vita alla squadra di giornalismo civico, e di monitoraggio, chiamata Spotlight Studios: l’Istituto è già al nono anno di adesione al progetto ASOC, A Scuola di OpenCoesione, il cui scopo è promuovere nei ragazzi l’acquisizione di valori e principi di cittadinanza attiva e consapevole attraverso attività di monitoraggio dei finanziamenti pubblici europei e nazionali. ASOC nasce nel 2013 tra le fila di Open Coesione, ed è coordinata dal dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri. A conferma di quanto intersechi interessi e settori, ASOC coinvolge anche il ministero dell’Istruzione e del merito e la rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Mi spiega Pierluigi Scalzone, studente del Fermi, che “non è un caso se abbiamo scelto la parola spotlight: in gergo rappresenta sia la luce investigativa posta sul piano di lavoro, sia un elemento fondante dell’arte cinematografica e di tutta l’industria audiovisiva”. A mettere le mani in questa nobile attività di giornalismo civico sulla Campania Film Commission li guidano due docenti, referenti del progetto, Annagrazia Rambone e Silvana Pernisi, e il tutto viene supportato da enti partner esterni come Europe Direct Caserta e ISTAT Campania.

Vanno spiegati, però, passaggi e soggetti.

Gli Spotlight Studios del Fermi monitorano con entusiasmo il Distretto Campano dell’Audiovisivo finanziato grazie al FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) e con programmazione 2021/2027. L’iniziativa è stata adottata dalla Regione Campania, che ne ha affidato il beneficio alla FCRC (Fondazione Film Commission Regione Campania), che attualmente ne segue lo sviluppo. Il bando ha poi decretato che la realizzazione fosse eseguita dallo sforzo congiunto di diverse imprese, quali Studio Sound S.R.L., Sodema S.R.L., Pasquale Gerardo Musto e Panico Simone. Un’opera immensa e ambiziosa, ancor più se si pensa ai risvolti economici, occupazionali e, soprattutto, culturali che garantirà alle generazioni future.

Nel tracciare il proprio percorso, gli studenti hanno di recente incontrato presso il Centro Direzionale di Napoli le figure regionali di riferimento: volevano raccogliere dati, aggiornamenti, analisi sullo stato dell’arte. Li hanno accolti Rosanna Romano, dirigente generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania, e Giovanni Criscuolo, funzionario d’ufficio dello stesso dipartimento. Il quadro emerso dagli incontri è quello di un progetto ambizioso e complesso, ostacolato da complicazioni burocratiche che hanno decretato dapprima la non fattibilità dell’iter lavorativo, costringendone l’arresto, per poi concederne la riapertura e il prosieguo ad avvenuta rielaborazione dei piani iniziali. I ragazzi hanno ben compreso che stanno ballando due esigenze fondamentali che cercano un equilibrio: da un lato l’importanza di introdurre nel tessuto economico, occupazionale e culturale campano un progetto simile, dall’altro la centralità di tutelare il patrimonio di un bene artistico finora “sfuggito” alla Regione in quanto ex base Nato.

Rambone e Pernisi: "ASOC aiuta gli studenti a sviluppare competenze simultanee e a lavorare in squadra"

Rambone e Pernisi, pur avendo già la loro buona mole di lavoro come docenti di diritto ed economia al liceo Fermi, spendono passione e dedizione per ASOC da ben sette anni dei nove di vita del progetto. Le incontro. Mi rimarcano subito quanto credano nella valenza formativa di un percorso simile.

“Un progetto come ASOC contribuisce a sviluppare negli studenti più competenze: digitali, statistiche, giuridiche, civiche. Dovendo analizzare un finanziamento pubblico dello Stato o dell’Unione europea si trasformano in veri e propri reporter con spirito di monitoraggio civico, e maturano una profonda motivazione e tanta carica adrenalinica. L’altra componente preziosa è lo sviluppo di un senso di squadra: avendo continue scadenze da rispettare per i vari step di ASOC, lavorano alacremente imparando a comprendere i rispettivi tempi e ruoli, a scambiarsi collaborazione e ad agire con senso di responsabilità, talvolta anche imparando a gestire conflitti che possono sorgere in un lavoro di team.”

Nei sette anni si sono occupate dei temi più svariati insieme agli studenti che di volta in volta aderiscono ad ASOC: dalla mente all’innovazione tecnologica, passando per l’ambito scientifico attraverso lo studio di finanziamenti legati a risanamento ambientale, potenziamento tecnologico di un nodo ferroviario, nutraceutica.

Ma è durante il sopralluogo al cantiere che hanno avuto modo di confrontarsi realmente coi fatti e gli sviluppi: Maurizio Gemma, RUP del progetto nonché direttore della Fondazione Film Commission Regione Campania, e l’avvocato Francesco Pastore, responsabile area amministrativa della stessa Film Commission, non si sono sottratti alle domande sui perché di oggi e sui quando di domani.

Maurizio Gemma
Maurizio Gemma, direttore della Fondazione Film Commission Regione Campania, con la docente Annagrazia Rambone

 

 

Maurizio Gemma, direttore Campania Film Commission: “L’audiovisivo, in Italia, purtroppo è un comparto minore”

Tra le prime informazioni che Gemma offre, c’è il numero di persone che collabora nella Film Commission, una decina, struttura ben al di sotto delle altre in Italia: in Puglia, per citarne una, sono circa 21.

“L’audiovisivo, nel mondo, è un comparto molto evoluto; in America lo fanno dai primi anni Quaranta e nella loro economia industriale rappresenta uno dei segmenti più importanti: dopo l’acciaio e le automobili viene l’audiovisivo, appunto. Da noi purtroppo è un comparto minore, meno evoluto. Per noi sul podio c’è l’enogastronomia, seguita dalla moda e molto altro a seguire, prima di intercettarlo come voce industriale di rilievo”. Nel parlare ha un approccio concreto e immaginifico al tempo stesso, adatto per un pubblico di giovani studenti che lo ascolta.

“Pensate a quanto lavoro può muovere un’impresa simile in contesti come gli Stati Uniti. Le grandi produzioni hollywoodiane già negli anni Sessanta cominciano a uscire dagli studi di posa e lo fanno per due ragioni di base: motivi tecnologici ed economici. La guerra aveva prosciugato le casse, per cui la produzione audiovisiva doveva uscire dagli studi per cercare nuovi luoghi e nuove storie più coinvolgenti, che però andavano finanziate: l’aspettò più complicato della filiera audiovisiva non è tanto quello creativo, purtroppo, ma quello economico, e le due cose devono essere estremamente connesse.”

La genesi delle Film Commission in giro per il mondo ha la stessa matrice comune dappertutto e Gemma lo spiega con rigore, coi numeri, con le storie di cinquanta o sessant’anni fa per arrivare a capire il presente, le occasioni perse e quelle prese.

“Una volta fuori dagli studi, il cinema americano iniziò a invadere i territori, con una media di cinquecento lavoratori per troupe. Non si aspettavano una simile mole di lavoro e così tanti servizi da movimentare. Gli americani capirono quanto l’implemento delle attività avesse odore d’affari anche perché, oltre ai servizi, occorrevano attrezzature aggiuntive, costumi, assicurazioni. Stabilirono che per ogni dollaro speso in attività audiovisive ne ritornassero indietro sei, considerandone solo la ricaduta automatica, a cui andava sempre aggiunto un ulteriore incasso. Loro capirono subito che l’enorme fattore economico muoveva un gigante fattore occupazionale. E poi, terzo fattore, c’era e c’è tuttora il piano promozionale, che di fatto ha generato Film Commission a livello internazionale”.

I luoghi e le geografie iniziavano a chiedere la scena e a voler parlare di sé per far nascere nuove tendenze di viaggio e turismo. In Europa le prime Film Commission arrivano negli anni Ottanta, in Italia nei pieni Novanta. L’Italia si è anche resa protagonista della prima legge di tutela dell’audiovisivo a livello UE.

I piani della Film Commission campana per l’hub dell’audiovisivo

Nonostante le notevoli differenze territoriali e culturali, che comportano adattamenti a cascata, tutte le Commission hanno lo stesso ruolo: forniscono ed erogano servizi promovendo la propria Regione come luogo ideale per ambientare opere audiovisive, contribuendo a renderlo un luogo di lavoro conveniente per entrambi le parti, ad esempio abbassando i costi di produzione. La funzione più recente è invece legata allo sviluppo del comparto economico locale.

 

Foto di scena, due attrici si affacciano sul golfo di Napoli

“La Film Commission campana si lega soprattutto a quest’ultimo approccio, basti pensare agli oltre 1.600 titoli che sul nostro territorio hanno mosso non solo grandi società, ma anche realtà locali. ll nostro hub si insedierà in un edificio di oltre 10.000 metri quadrati nell’ex base NATO di Bagnoli, praticamente a Fuorigrotta. C’è in ballo quindi anche il recupero di un’area urbana negata alla collettività per tanti anni perché usata a fini militari, e non si tratta di un recupero di poco conto, tutt’altro: nel piano regolatore c’era infatti un buco dovuto al fatto che le zone militari sono esonerate da norme urbanistiche. Però, chissà perché, nel 1999 gli americani decisero di metterlo comunque a norma. Abbiamo immaginato un progetto che si reggesse su tre direttrici: rendere ancora più attrattiva la nostra Regione da un punto di vista lavorativo, logistico industriale, realizzativo. Al piano terra della struttura prenderà vita un cineporto, che sarebbero gli spazi per il lavoro temporaneo di grandi e piccole imprese locali. Al primo piano un incubatore solo per le imprese campane, così da favorire il matchmaking tra piccole imprese, e poi l’incontro tra le piccole imprese dell’incubatore e quelle insediate nel cineporto. A salire, spazi per la formazione insieme all’Accademia di belle arti: qui sarebbe dovuto partire un corso in cinema e televisione e l’accademia avrebbe dovuto insediare i laboratori del corso di laurea; altri 1.500 metri sarebbero stati utilizzati per studi di postproduzione e di color correction”.

Dentro il monitoraggio: i come e i perché dell'ambizioso progetto campano

Tutti i verbi condizionali usati da Gemma dipendono semplicemente dall’intoppo amministrativo che li ha costretti a rivedere temporaneamente il progetto. È lo stesso Gemma a passare la parola per entrare nel merito delle ragioni.

“Riguardo al costo del progetto, bisogna dire innanzitutto che questo edificio non è di nostra proprietà, abbiamo dovuto cercarlo individuando una struttura che avesse i requisiti più adatti a quello che serviva. L’edificio scelto aveva comunque bisogno di alcuni lavori: significa, per prima cosa, che c’è un iter amministrativo per averlo in concessione dall’ente. La Sovrintendenza richiedeva infatti che, indipendentemente da quello che il privato volesse realizzare, l’impianto dovesse ritornare allo stato originario di epoca fascista, per uno scopo conservativo: tradotto per noi significava che, oltre a pensare a ciò che avevamo ben in testa con x risorse, dovevamo stanziarne di ulteriori per recuperarlo”, ha spiegato Francesco Pastore.

La sintesi degli ultimi due anni di progettualità è che hanno trovato un compromesso: rimodernare solo il piano terra, rinunciando per ora al resto del progetto e bypassando il problema delle scale che avrebbero richiesto ben altro sforzo burocratico e finanziario. “Pur di non mollare abbiamo fatto una variante a costo zero, in corso d’opera l’investimento della Regione era anche cresciuto. Pur di restituire qualcosa al più presto, abbiamo deciso di sospendere le attività del primo e secondo livello e di concentrarci al pian terreno”, precisa Gemma.

Gemma e Pastore ripetono che il progetto si porterà a termine sicuramente per fine 2024 perché non ci sono problemi di liquidità e di trasferimento dei fondi, così come è tutto in regola con l’impresa.

Nessun rischio per i fondi, sono tutti già stanziati

Ancora domande stringenti sull’attualità del blocco dei fondi di coesione alle Regioni meridionali. “Non avremo ripercussioni perché i nostri sono fondi già approvati, i nostri quattro milioni non sono a rischio; sarebbero stati a rischio solo i fondi ulteriori se avessimo voluto continuare la ristrutturazione. I nostri sono fondi CIPES, approvati da un altro Ente. Correvamo solo il rischio dei restanti quindici richiesti, da dodici che in precedenza sarebbero serviti per completare il tutto”.

Nel futuro hub campano dell’audiovisivo gli Spotlight Studios del Fermi di Aversa hanno portato testa e cuore per capire come stanno le cose. Il loro monitoraggio continua: per gli appassionati di Film Commission Campana, e soprattutto di monitoraggio dei fondi pubblici da parte dei giovani studenti, la pagina Instagram porta il loro nome.

 

 

 

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In copertina, un fotogramma tratto da “I bastardi di Pizzofalcone”

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