Claudio Durigon: “I voucher tutelano da illegalità. E quota 41 garantirà ricambio generazionale”

Il sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Meloni intervistato da SenzaFiltro sui temi caldi del suo dicastero

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon

Da ottobre dello scorso anno Claudio Durigon è sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Meloni. Già sottosegretario negli esecutivi Draghi e Conte I, rispettivamente al ministero dell’Economia e del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre ad avere una lunga carriera politica, ha un passato nel mondo sindacale.

SenzaFiltro lo ha intervistato, passando in rassegna i principali temi evidenziati dal centrodestra in campagna elettorale e gli obiettivi del nuovo Governo legati al mondo del lavoro.

 

 

 

Il vostro Governo ha segnato subito parecchi elementi di rottura rispetto ai precedenti, a partire dal Reddito di Cittadinanza, che puntate a superare nel 2024. La Finanziaria ha previsto l’esonero totale (nel limite di 8.000 euro) per le assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2023, di beneficiari del Reddito di Cittadinanza. Si prevede quindi di garantire l’occupabilità a chi è abile al lavoro. Per chi è invece in condizioni più svantaggiate quali sono le misure previste?

 

Siamo al lavoro su un meccanismo che, a partire già da settembre di quest’anno, potrà garantire sostegno alle fasce di popolazione in difficoltà per varie ragioni. Insieme al ministro Calderone abbiamo pensato a una nuova opzione, la Misura di Inclusione Attiva, che coniugherà al meglio la necessità di sostenere i nuclei più deboli con la capacità di offrire ai beneficiari gli strumenti per ottenere un futuro nel mondo del lavoro.

Tornano i voucher, con un innalzamento dell’importo massimo erogabile da 5.000 a 10.000 euro annui. Se da un lato si punta alle stabilizzazioni dei rapporti di lavoro, dall’altro non si rischia di tornare alla precarietà? Come pensate di controllare eventuali abusi nel loro utilizzo?

No, al contrario, i voucher servono per proteggere i lavoratori da situazioni di illegalità e lavoro sommerso. Se da un lato il faro resta sempre la stabilità del rapporto lavorativo, dall’altro abbiamo la responsabilità di garantire tutti coloro che ad oggi sono senza tutela. Ricordiamoci che ci sono molti settori, strutturalmente legati alla stagionalità, che vanno regolamentati al meglio.

Lei ha dichiarato che è necessario invertire subito il trend negativo di infortuni e morti sul lavoro. Eppure il programma elettorale del centrodestra, di cui questo Governo è espressione, è apparso molto vago su questi temi. Che cosa state facendo nel concreto?

È un tema su cui io e il ministro Calderone abbiamo posto l’accento nel Decreto Lavoro. È inaccettabile che una donna o un uomo escano di casa per andare a lavorare senza più fare ritorno. Abbiamo iniziato un serrato confronto con le parti sociali al fine di invertire questa tragica tendenza. Serve un cambiamento culturale nel nostro Paese che parta già dalla scuola, prevedendo ore di formazione: siamo pronti a lavorare al fianco delle nostre imprese partendo appunto dalla formazione e dalla prevenzione. Pensare alla sicurezza sul lavoro è un investimento, non un costo.

Sul fronte giovani state lavorando per ridurre/azzerare gli sgravi fiscali per le assunzioni di under 36, però in molti hanno obiettato che non sono sufficienti, ma che bisogna puntare su soluzioni più ampie e trasversali. State ragionando anche su questo fronte?

Abbiamo dato un segnale, prevedendo misure in un momento in cui oltre i due terzi delle risorse stanziate nell’ultima manovra di bilancio sono servite, giustamente, per contrastare il caro bollette. Sappiamo che non basta e siamo pronti a fare la nostra parte. Le richieste del mercato stanno cambiando, molte mansioni spariscono a fronte di nuove figure professionali. E poi, anche la riforma delle pensioni che questo Governo ha in mente – parlo di quota 41 secca – va in questa direzione: perché la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro garantirà quel ricambio generazionale di cui il nostro Paese ha bisogno.

Lo smart working ha di fatto rivoluzionato il modo di lavorare. La finanziaria prevede disposizioni per la tutela lavoratori fragili, ma non affronta il resto, così come non ci sono stati riferimenti al tema in campagna elettorale. Qual è la vostra posizione in merito?

È un tema, come la sicurezza sul lavoro, che abbiamo sempre trattato. Lo smart working è legato a una fase pandemica e post pandemica da cui possiamo prendere spunti interessanti per lavorare su formule più flessibili e intercettare i nuovi bisogni del mercato del lavoro. Bisogna dire, però, che lo smart working aveva una ragione d’essere in un momento delicato come quello che abbiamo vissuto in piena pandemia. Dobbiamo valutare bene come questa modalità può integrarsi in un quadro di garanzia della produttività e del livello di performance. Sarà la contrattazione nazionale e di secondo livello per ogni contratto a disciplinare le esigenze.

Il nostro giornale ha aperto un filone editoriale dedicato alle grandi crisi aziendali, con oltre 70 tavoli aperti al MISE e dati su chiusure e cassa integrazione non confortanti. Quale sarà il ruolo del Governo nella gestione di queste crisi?

La priorità è garantire i nostri lavoratori. Il tema è delicato ed è all’attenzione di questo Governo. C’è bisogno di strumenti che vadano incontro alle esigenze aziendali, ma che allo stesso tempo garantiscano i livelli occupazionali. È di questi giorni la vertenza della Portovesme: c’è in gioco il futuro di 1.500 famiglie in una terra già piegata dalla crisi economica. Come Governo abbiamo convocato le parti e aperto un tavolo per trovare il modo di abbassare il costo dell’energia e far ripartire subito gli impianti. Non possiamo far chiudere aziende strategiche per il nostro Paese.

Con riferimento alle recenti elezioni regionali in Lazio e Lombardia, a suo avviso quali sono i temi caldi legati al lavoro che le nuove amministrazioni regionali dovranno gestire? Che cosa è stato fatto invece poco, finora?

Lazio e Lombardia sono due partite completamente diverse: in Lombardia, la riconferma di Fontana che già guidava la Regione con risultati importantissimi; nel Lazio, finalmente, dopo dieci anni di amministrazione di sinistra, i cittadini hanno scelto di aprire una pagina nuova. Noi ci siamo presentati parlando di cose semplici, normali. Vogliamo ospedali che funzionino, non nosocomi chiusi. Vogliamo che gli alloggi popolari siano destinati alle famiglie in difficoltà che aspettano da anni le graduatorie, e non che vengano lasciati agli occupanti illegali. Vogliamo quartieri e città sicure, non nelle mani di bande criminali. Vogliamo infrastrutture moderne per far correre questa Regione, e non trasporti che puntualmente lasciano a piedi cittadini, pendolari e turisti.

 

 

 

Photo credits: forme.online.it

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