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Colf, badanti e babysitter: in nero un lavoratore domestico su due

Colf, badanti e babysitter: in nero un lavoratore domestico su due

I lavoratori domestici rischiano più infortuni di altre categorie, ma spesso senza assicurazione e formazione. Lorenzo Gasparrini, segretario generale DOMINA: "Regolarizzare conviene, ma a volte sono gli stessi lavoratori a chiedere di non farlo".

Sara Bellingeri

21 Dicembre 2021

Sicurezza fa rima con regolarizzazione, nessun settore escluso, men che meno quello del lavoro domestico. A dimostrarlo sono prima di tutto i numeri: “Secondo l’INAIL nel 2019 ogni 10.000 lavoratori/lavoratrici domestici si sono verificati 58,1 infortuni a colf e 38,2 a badanti. Più di 4.500 gli incidenti totali denunciati”. Questi ma non solo i dati forniti dal secondo rapporto annuale sul lavoro domestico elaborato dall’Osservatorio nazionale DOMINA in collaborazione con la Fondazione Moressa. A breve sarà pronto quello relativo al 2020.

L’Osservatorio si configura come un centro studi di raccolta dati e monitoraggio del settore su vari fronti, tra cui quello occupazionale e salariale, e nasce nel 2019 da DOMINA – Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro domestico, che tutela le famiglie proprio nella gestione dei rapporti professionali con figure quali colf, badanti e babysitter, le quali svolgono un servizio fondamentale a contatto con anziani, bambini, case.

“Questa è la nostra triade professionale di riferimento”, afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale sia dell’Osservatorio che dell’associazione, a proposito della quale afferma: “Abbiamo 180 punti operativi dove offriamo assistenza contrattuale e consulenza specializzata. Per noi resta fondamentale la corretta applicazione del Contratto Collettivo Nazionale sulla disciplina del lavoro domestico di cui siamo firmatari: si tratta di uno strumento di tutela indispensabile per chi assume lavoratori domestici”. 

Regolarizzazione dei lavoratori domestici: “La casa il luogo dove avvengono più infortuni”

Arrivando al cuore tematico del nostro servizio, ossia la sicurezza relativa al settore del lavoro domestico, Lorenzo Gasparrini ci offre una precisa panoramica dell’ambito: “A livello nazionale ci sono oltre due milioni di lavoratori/lavoratrici domestici con una forte prevalenza femminile, pari all’87%, mentre il 12,4% è rappresentato da uomini. Il 69% è di origine straniera, di cui il 40% proveniente dall’Europa dell’Est, in particolare da Romania, Moldavia, Ucraina”.

A risultare disarmante è il dato del sommerso: “Degli oltre due milioni di lavoratori ben il 57% è in nero”. Da qui il nodo centrale della questione: “Chi non è regolarizzato è quasi impossibile che si formi sulla sicurezza”.

Regolarizzazione mancata che si traduce quindi in formazione assente in un contesto, quello domestico, tutt’altro che immacolato dal punto di vista dei rischi, come conferma Gasparrini: “La casa è il luogo in cui avvengono maggiori infortuni, e questo riguarda non solo i lavoratori domestici remunerati, ma anche i caregiver e le casalinghe”.

Anche in questo caso i dati risultano allarmanti, visto che l’ISTAT nel 2018 ha quantificato in 3,2 milioni gli infortuni avvenuti nelle case, con rischio elevato per le casalinghe: si stima che ogni trimestre 143.000 di loro subiscano un incidente domestico. Un problema che coinvolge anche i bambini, e che ha un riflesso notevole a livello di gestione sanitaria.

Tornando al lavoro domestico, chiediamo quale sia la causa prevalente di questi infortuni: la stanchezza provocata dal tipo di attività, la mancata formazione, ambienti poco sicuri?

“In casa solitamente si abbassa la soglia d’attenzione, e così la distrazione può portare a incidenti anche gravi”, chiarisce Gasparrini. “A pesare fortemente è al contempo la scarsa conoscenza, e quindi la mancanza di formazione, unita alla fretta di fare: gran parte degli infortuni è dovuta a bruciature o all’utilizzo errato di sostanze chimiche magari mischiate tra loro, o al sollevare carichi in modo sbagliato. Gli incidenti riguardano anche l’utilizzo del gas, della corrente elettrica e delle scale: quest’ultime in particolare sono correlate a incidenti con esiti mortali. Ricordiamo che nei casi di mancata regolarizzazione i piccoli infortuni non vengono denunciati, perché c’è una ritrosia nel farlo da parte sia del lavoratore che del datore di lavoro stesso”.

Regione che vai, lavoratore che trovi: al Nord più stranieri, in Sardegna più italiani, al Sud più lavoro nero

Arriviamo quindi al tema assicurazione in situazione di infortuni.

“L’assicurazione è compresa all’interno del rapporto di lavoro regolarizzato”, spiega il segretario generale di DOMINA. “Versando i contributi tramite bollettino trimestrale PagoPA abbiamo copertura della maternità e una tutela della sicurezza del lavoratore/lavoratrice”.

Al contrario, un infortunio che avviene in un contesto di lavoro non regolarizzato innesca una serie di problematiche molto forti: “Qualora accadesse un infortunio e la persona che lavora non fosse assicurata si aprirebbe il tema responsabilità: mentre il lavoratore verrebbe risarcito comunque dall’INAIL, l’INAIL in tal caso si rivarrebbe sulla famiglia datrice di lavoro, che non ha regolarizzato il rapporto”.

Il binomio mancata regolarizzazione e formazione assente rivela differenti gradi d’intensità e diffusione a seconda dei territori italiani, diventando una sorta di cartina tornasole di problematiche e dinamiche contestuali. “La percezione del lavoro cambia tra il Nord e il Sud”, spiega Gasparrini. “La media italiana ci dice che il 69% dei lavoratori domestici è straniero ma nello specifico al Nord arriviamo all’80% di stranieri, al sud al 45% di italiani e al 55% di stranieri, mentre in Sardegna abbiamo l’80% di lavoratori domestici italiani. Quest’ultima percentuale dipende anche dal ridursi delle altre possibilità di lavoro: più queste mancano e più le persone si reinventano fuori dalla famiglia come colf, badanti e babysitter. Riguardo al lavoro in nero, al Sud arriviamo anche a punte del 75%”.

Durante la prima fase di pandemia non è inoltre mancata una particolarità significativa: “Dovendo per forza di cose giustificare gli spostamenti in occasione dei vari DPCM, diversi datori di lavoro sono stati in qualche modo costretti a mettere in regola i lavoratori domestici al loro servizio”. Un fenomeno, questo, che ha riguardato diversi territori italiani in maniera trasversale.

Come funziona la formazione dei lavoratori domestici

L’associazione DOMINA lotta contro l’irregolarità a favore della sicurezza e lo fa attraverso un’attività di sensibilizzazione capillare che si scontra con una serie di stereotipi cristallizzati da tempo.

“Cerchiamo di far capire la grande importanza del lavoro domestico”, spiega Gasparrini. “Pensiamo solo al sistema delle badanti, che costituisce una colonna portante del welfare italiano dove la famiglia è al centro: chi baderebbe altrimenti a tanti anziani non autosufficienti?”. E sottolinea: “Allo stesso tempo proviamo a scardinare l’idea malata che facendo in nero si risparmi. Al contrario conviene sempre regolarizzare: i contributi in questo settore incidono infatti solo al 15%, e in più si evitano grossi guai nel caso di infortuni, che come abbiamo detto possono risultare frequenti e anche gravi nel caso di mancata formazione. C’è ancora una cultura retrograda riguardante il lavoro nero che va contrastata. Non mancano purtroppo casi di lavoratori domestici che chiedono loro stessi di non essere regolarizzati per mantenere magari l’indennità di disoccupazione, e ci sono datori di lavoro che cedono a questa richiesta”.

Arriviamo alla cosiddetta formazione vera e propria: come viene strutturata? “Su indicazione dell’ente bilaterale EBINCOLF, tutte le parti sociali e sindacali che hanno firmato il contratto, tra cui noi dell’associazione DOMINA, hanno realizzato degli opuscoli informativi sui rischi connessi all’attività che viene svolta nel settore del lavoro domestico”, risponde Gasparrini. “Inoltre ogni anno svolgiamo in tutta Italia 180 corsi sulla sicurezza, totalmente gratuiti, destinati a colf, badanti e babysitter, che hanno così un’occasione diretta di informazione e confronto di esperienze anche tra loro, oltre al fatto di sentirsi valorizzati e riconosciuti come lavoratori e lavoratrici. Al termine diamo un attestato di frequenza. Ricordiamo che i corsi sulla sicurezza tutelano anche la famiglia datrice di lavoro da spiacevoli inconvenienti. Gestire, ad esempio, bambini di pochi mesi o anziani allettati richiede infatti una preparazione, oltre a grande responsabilità, perché parliamo di aspetti importantissimi che interessano la sicurezza stessa dei destinatari del servizio”.

Photo credits: tomorrownews.it