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Controllano i Green pass ma vorrebbero un contratto: il precariato dei vigilanti

Controllano i Green pass ma vorrebbero un contratto: il precariato dei vigilanti

All'aumento dei controlli non è corrisposta una crescita delle assunzioni nel settore degli istituti di vigilanza, anzi: Il CCNL della categoria aspetta un rinnovo da sei anni, con paghe da fame. Vincenzo Quaranta, FILCAMS CGIL: "Qui davvero c'è chi preferisce il RdC".

“Non immagina che noia.”

Giovanna, nome di fantasia, è appostata all’ingresso di uno stabilimento produttivo sul confine veronese. Job description e responsabilità specifiche: controllare Green pass. Neanche a dirlo, con un tempo determinato di appena un mese e mezzo, assunta da un istituto di vigilanza – subappalto di un’altra società – chiamato a svolgere il servizio per conto dell’azienda. Contratto rinnovabile? Chissà.

“Ma io ho compilato alla reception la domanda di assunzione per una posizione di impiegata amministrativa. D’altro canto sono una contabile, con ben venticinque anni di esperienza alle spalle”. Peccato che l’azienda per la quale prestava servizio sia fallita, con buona pace delle velleità professionali di Giovanna. “Da qualche tempo lavoro per queste società di portierato, con compiti precari di controllo accessi e centralino”. Un modo come un altro, con volontà e grande spirito di abnegazione, per sbarcare il lunario.

Dal 15 ottobre scorso nel ridotto ventaglio di opportunità per questa non molto chiacchierata categoria di lavoratori si è aggiunta la questione legata alla certificazione verde. Già, perché se molte organizzazioni hanno demandato l’attività a figure preposte o a risorse interne di norma dedicate ai servizi generali, e altre si sono dotate di supporti tecnologici come lettori QR code e tornelli (alternativi all’applicazione Verifica C19 e al servizio INPS GreenPass50+), tante realtà si sono orientate verso il coinvolgimento di un controllo esterno, garantito nella maggioranza dei casi proprio dal settore degli istituti di vigilanza.

Un comparto, utile ricordarlo, che non rinnova il proprio contratto collettivo dal lontano 2015, e che ha visto tra i promotori dell’ultimo rinnovo (datato 2013) ConFederSicurezza, federazione del settore vigilanza e sicurezza privata sorta nel 2005 su iniziativa delle sigle di categoria (Assvigilanza e Univ. Associazione), che rappresenta il 50% degli istituti e il 40% delle imprese di servizi integrati. Si parla, giusto per fornire qualche numero, di ben 700 aziende che occupano più di 55.000 addetti, con un fatturato annuo vicino ai 3 miliardi di euro.

ConFederSicurezza: “Rinnovo del contratto per la vigilanza? Siamo a buon punto”

“Già durante il lockdown abbiamo vissuto un aumento di richiesta sulla vigilanza e sulla sicurezza sussidiaria in generale. Quindi posso dire che le guardie giurate erano già abituate a determinate attività, a maggior ragione perché spesso le aziende scelgono di incaricare questa figura professionale su controlli simili”.

A confermare le percezioni sul picco di lavoro l’avvocato Lucio Tramontano, presidente del Collegio dei Probiviri di ConFederSicurezza. “D’altro canto è un servizio che si può facilmente esternalizzare, e la vigilanza era già stata coinvolta per i controlli sui termoscanner, al fine di misurare la temperatura in ingresso”.

Peccato che i dipendenti del settore siano in attesa del contratto da ormai sei anni. “Il rinnovo è sul tavolo e in discussione già da qualche tempo, posso dire che si tratta di una questione politica per la quale è opportuno trovare la quadra. Soprattutto perché il comparto è profondamente cambiato e, di conseguenza, il CCNL deve avere un respiro diverso rispetto a quando era tarato sui semplici metronotte. Oggi i servizi si sono diversificati, basti pensare all’impatto dell’intelligenza artificiale. Credo comunque che a breve il contratto verrà vergato, siamo abbastanza a buon punto, come mi conferma il presidente di ConFederSicurezza Luigi Gabriele, con il quale sono in contatto”.

Vincenzo Quaranta, FILCAMS CGIL: “Nel nuovo CCNL ancora si deve parlare di retribuzioni”

Non proprio dello stesso avviso Vincenzo Quaranta, funzionario sindacale FILCAMS CGIL Milano. “Con la confederazione di categoria ci sentiamo, il tavolo è sempre aperto per rinnovare il contratto, ma è pur vero che ha bisogno di una riverniciatura per tutti gli istituti. Ci sono degli incontri, si parla anche di affidamenti per la fine di quest’anno, ma francamente ho qualche dubbio che ci si possa riuscire. Inoltre, come in ogni contrattazione la parte economica è l’ultima a essere affrontata. Per queste ragioni al momento non ci sono certezze”.

Un problema tutt’altro che indifferente, anche alla luce del fatto che il settore dei servizi, così come quello dei multiservizi (il cui contratto è stato appena rinnovato dopo ben sette anni di vacanza), è più in sofferenza di altri. Situazione quindi complessa, con palesi responsabilità impossibili da additare al singolo istituto o all’associazione di categoria, e che nello stesso calderone vede il sindacato, incapace di forzare e sbloccare una fase evidentemente deficitaria.

“La verità è che da un po’ di anni cerchiamo un rinnovo che restituisca dignità alle retribuzioni di questi lavoratori e che le renda rispettose quanto meno dell’articolo 36 della Costituzione, che parla di diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro, sufficiente per garantire decoro individuale e per la famiglia. Su questo, mi creda, siamo solo all’inizio”.

Col Green pass aumentano i controlli, ma non le assunzioni di vigilanti

Nel frattempo gli istituti di vigilanza e le imprese di servizi integrati come sono riuscite a sostenere la mole di lavoro aggiuntiva legata al controllo dei Green pass, soprattutto in termini quantitativi? La sensazione è davvero che l’impegno in termini di risorse da collocare sia stato imponente, e che quindi anche il processo di selezione non sia stato semplice.

“Non credo”, smentisce Quaranta. “In nove casi su dieci si tratta di personale già presente su appalti concordati con le imprese per le attività di controllo accessi. A queste persone è stato semplicemente demandato un ulteriore ruolo, all’interno della quotidianità. Quello che posso dire è che in genere le aziende, nel rispetto di quello che è riportato nel decreto relativo, hanno incaricato persone e ditte esterne per eseguire quella verifica, e sono sicuro che la copertura dal punto di vista normativo sia stata totalmente rispettata”.

Non ci sono state quindi nuove assunzioni? “In qualche realtà senz’altro. Però, ragionando sui grandi numeri, sul Green pass è stato coinvolto chi già c’era. Poi posso immaginare che nelle piccole e medie imprese, dove non sono presenti contratti di appalto con società di vigilanza e portierato, si sarà reso necessario chiedere un’implementazione attraverso nuovi accordi. C’è un altro aspetto interessante da considerare: tante imprese anche della regione Lombardia, con il personale in gran parte coinvolto nei programmi di smart working, grazie a questa nuova attività di controllo hanno dato la possibilità, a diverse guardie giurate e agli addetti non armati di portierato, di rientrare in servizio ed evitare un ulteriore periodo di cassa integrazione”.

Il Reddito di Cittadinanza ci toglie la vigilanza? “A volte: si parla di quattro euro e mezzo lordi all’ora”

Rimane l’incontrovertibile fatto che si tratta di persone chiamate a svolgere un servizio di pessima qualità professionale, spesso in una condizione di precariato evidente e con un turn over che tocca vette altissime.

“Il turn over è effettivamente molto alto, ed è legato a una realtà di settore dove gli addetti non armati hanno una retribuzione bassissima e svolgono un lavoro per meno di quattro euro netti l’ora. I contratti applicati purtroppo non hanno le caratteristiche per invogliare a prestare questo tipo di servizio, quindi le persone preferiscono addirittura la disoccupazione o, non esagero, il Reddito di Cittadinanza”.

Se le cifre sono queste, non si tratta in effetti della solita polemica costruita sulla presunta mancanza di volontà da parte dei percettori, ma di una professione sottopagata, benché generica e svincolata da particolari competenze: “Per la sicurezza non armata parliamo di una retribuzione lorda di cinque euro e trenta, con picchi al ribasso che arrivano a quattro euro e mezzo lordi. In questi termini anche il Reddito di Cittadinanza diventa un serio, serissimo competitore”.

Chiaro è che, al netto di un picco o meno delle assunzioni nel settore, la questione Green pass ha portato alla luce un tema che merita visibilità, con un mondo non irrisorio di lavoratori costretti ad accettare condizioni sotto la soglia della povertà in un contesto di irrefutabile precariato e con nessun contenuto professionale concreto. Un mondo nel quale, suo malgrado, presta servizio anche Giovanna, che nel frattempo, fiduciosa, attende riscontro alla sua nuova domanda di lavoro.

Photo credits: vicenzatoday.it