La vicenda Glovo Italia ha una storia che vale la pena ricostruire brevemente, perché il piano approvato questa settimana non è caduto dal cielo.
Nel 2021 la Cassazione aveva già stabilito che i rider di Glovo sono lavoratori eterodiretti, non lavoratori autonomi. La sentenza aveva aperto una stagione di trattative con i sindacati, con le associazioni di categoria, con le istituzioni, che non ha prodotto risultati stabili. Il DL 62/2026, approvato a marzo, ha introdotto norme sull’equo compenso per i lavoratori delle piattaforme digitali, ma la loro applicazione è condizionata all’adesione ai CCNL più rappresentativi: uno strumento utile, ma con un perimetro che esclude parte dei lavoratori interessati.
Nel frattempo, la Procura di Milano aveva aperto un procedimento per caporalato digitale. Il commissariamento è arrivato a febbraio. Il piano economico accettato questa settimana è la conseguenza diretta di quella procedura.
Il percorso, quindi, è stato questo: sentenza della Cassazione nel 2021, trattative senza esito, norma con copertura parziale nel 2026, commissariamento giudiziario, piano economico accettato. La notizia è questa sequenza, non il solo risultato finale.