Glovo, duecento euro in più dopo il commissariamento.

Dopo mesi di procedura giudiziaria, il PM di Milano dà parere positivo al piano economico di Glovo: aumento a 14 euro l’ora dal 1° giugno, retroattività dal 9 febbraio. Il risultato è reale. La notizia è: “come è stato possibile”.

Duecento euro in più al mese, in media, per migliaia di rider che lavorano per Glovo in Italia. Non è un annuncio aziendale, non è un accordo sindacale. È il risultato di un commissariamento giudiziario.

Il PM di Milano Paolo Storari ha depositato parere positivo sul piano economico presentato dall’azienda nell’ambito della procedura aperta dalla Procura per violazioni sistematiche delle norme sul lavoro. Il piano prevede un aumento della retribuzione minima a 14 euro l’ora, effettivo dal 1° giugno 2026, con retroattività al 9 febbraio, data in cui il commissariamento è diventato operativo.

I numeri: secondo le stime di Open Online, la correzione si traduce in un incremento medio tra i 180 e i 230 euro mensili per un rider che lavora tra le 25 e le 30 ore settimanali. Non è una cifra simbolica.

Come ci siamo arrivati

La vicenda Glovo Italia ha una storia che vale la pena ricostruire brevemente, perché il piano approvato questa settimana non è caduto dal cielo.

Nel 2021 la Cassazione aveva già stabilito che i rider di Glovo sono lavoratori eterodiretti, non lavoratori autonomi. La sentenza aveva aperto una stagione di trattative con i sindacati, con le associazioni di categoria, con le istituzioni, che non ha prodotto risultati stabili. Il DL 62/2026, approvato a marzo, ha introdotto norme sull’equo compenso per i lavoratori delle piattaforme digitali, ma la loro applicazione è condizionata all’adesione ai CCNL più rappresentativi: uno strumento utile, ma con un perimetro che esclude parte dei lavoratori interessati.

Nel frattempo, la Procura di Milano aveva aperto un procedimento per caporalato digitale. Il commissariamento è arrivato a febbraio. Il piano economico accettato questa settimana è la conseguenza diretta di quella procedura.

Il percorso, quindi, è stato questo: sentenza della Cassazione nel 2021, trattative senza esito, norma con copertura parziale nel 2026, commissariamento giudiziario, piano economico accettato. La notizia è questa sequenza, non il solo risultato finale.

Il nodo che resta aperto

Il piano approvato dal PM riguarda Glovo. Non riguarda l’intero settore.

A Milano è aperta una procedura parallela che coinvolge Deliveroo Italy, con circa 3.000 rider attivi nel capoluogo e 20.000 su scala nazionale. Secondo il comunicato della Procura di Milano, la procedura è in fase istruttoria. Non ci sono ancora sviluppi comparabili a quelli di Glovo.

Il DL 62/2026 potrebbe, in teoria, fornire uno strumento normativo per anticipare interventi simili senza attendere l’apertura di nuove procedure giudiziarie. Se e come verrà applicato alle piattaforme diverse da Glovo è una domanda che le prossime settimane aiuteranno a rispondere.

Quello che i numeri dicono

L’aumento a 14 euro l’ora non è una conquista astratta. Secondo i dati raccolti da StartMag sulla struttura retributiva media dei rider di piattaforma in Italia, il compenso effettivo per ora lavorata — considerando i tempi di attesa non retribuiti — si collocava stabilmente sotto i 9 euro nelle grandi città. Il nuovo piano cambia quella geometria, almeno per i rider Glovo. Almeno per adesso.

La retroattività al 9 febbraio aggiunge un elemento di sostanza: non è solo una promessa futura, è un riconoscimento che quello che è stato pagato nei mesi del commissariamento non era equo.

Duecento euro in più al mese, ottenuti dopo un commissariamento giudiziario.

Vale la pena chiedersi perché ci sia voluto un PM.

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