
Entro il 2050 due persone su tre potrebbero vivere in città: ecco perché i sistemi urbani devono cambiare, e collaborare tra loro.
Il 2020 ci ha ricordato che cos’è la paura e la sensazione disarmante è che non riusciamo ancora a farne a meno. Soltanto andandola a vedere da vicino si spera di dare un nome, un contesto, un perché, un dopo. SenzaFiltro viaggia stavolta a Nord per indagare dietro le quinte delle sue preoccupazioni dopo lo […]

Il 2020 ci ha ricordato che cos’è la paura e la sensazione disarmante è che non riusciamo ancora a farne a meno. Soltanto andandola a vedere da vicino si spera di dare un nome, un contesto, un perché, un dopo.
SenzaFiltro viaggia stavolta a Nord per indagare dietro le quinte delle sue preoccupazioni dopo lo scossone tremendo che il Covid-19 ha dato al mondo del lavoro facendo tremare di riflesso i modelli di impresa, le relazioni, i riferimenti culturali dentro le aziende, i flussi delle geografie italiane, le mistificazioni che avevano tenuto in piedi finte verità di una Milano meno felice e rassicurante di quanto volesse sembrare. E la fuga dalla città, ormai documentata dai dati, fa riflettere tutti.
Ma Nord è anche Veneto e Piemonte, per tirare in ballo la triade storica di un’idea industriale tutta nostra. Con questo reportage non abbiamo cercato soluzioni per il futuro ma immaginazioni; e, per adesso, è l’unica strada da cui ripartire.
Foto di copertina: Nick Bondarev su Pexels

Entro il 2050 due persone su tre potrebbero vivere in città: ecco perché i sistemi urbani devono cambiare, e collaborare tra loro.

Dentro lo spopolamento dei paesi: lo scenario odierno è quello della post-desolazione. L’unica chiave per il cambiamento è riportare le persone a viverli poco alla volta. Anche attraverso il lavoro.

Perdita vertiginosa dei residenti e crollo delle vendite degli immobili dimostrano con i dati che il cambiamento è reale. Milano non tornerà facilmente quella di prima.