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Luciano Sbraga, FIPE-Confcommercio: “Gli esercenti a favore del Green pass”. Ma chi controlla i controllori?

Luciano Sbraga, FIPE-Confcommercio: “Gli esercenti a favore del Green pass”. Ma chi controlla i controllori?

Il paradosso del ristoratore: che cosa rischiano gli esercenti che non hanno il Green pass? Analizziamo i dati della ripresa, in attesa del banco di prova dei mesi invernali.

«Lei ha il Green pass?»

È forse la domanda che in questi mesi nei locali pubblici è stata posta più volte agli avventori che vi entravano per consumare seduti a un tavolino. Di solito è l’esercente a farla al cliente, anche perché al contrario non si potrebbe fare – sebbene non siano mancati baristi, camerieri e ristoratori non vaccinati e senza tamponi. La legge sul Green pass non ha infatti risolto uno dei più antichi quesiti filosofici: «Chi controlla il controllore?».

A onor del vero la maggioranza degli esercenti che lavorano a contatto con il pubblico, stando alle stime di Confcommercio, ha il Green pass; però sono ancora in molti a fare resistenza, sia tra i datori di lavoro che tra i dipendenti.

In questo caso i datori di lavoro non possono costringere il proprio dipendente a vaccinarsi; perciò, in alcuni locali o negozi si è verificato il paradosso che vede tutti i clienti all’interno vaccinati, ma il gestore o il suo dipendente no.

Tra i commercianti interpellati da SenzaFiltro c’erano diversi non vaccinati, alcuni dei quali – specialmente nei centri più piccoli dove “ci si conosce tutti” – evitano addirittura di effettuare il controllo del Green pass.

Green pass, in città i commercianti si fidano, in provincia meno

Il numero di quanti non controllano il Green pass è molto alto, soprattutto nelle grandi città. Capita così di entrare in un bar di Milano in zona centro, tra uffici e negozi, sedersi, ordinare un panino, bere un caffè e recarsi a pagare, senza ricevere la fatidica domanda: «Lei ha il Green pass?».

È il cliente, invece, che a questo punto ne pone un’altra: «Non mi chiede il Green pass?».

Il cameriere, un ragazzo rigorosamente under 30, risponde un po’ stizzito: «Siamo a Milano; come facciamo a controllarlo a tutti, soprattutto all’ora di pranzo? I dati in Lombardia parlano chiaro, quindi ci fidiamo. Noi baristi comunque abbiamo tutti il Green pass».

In provincia è molto più semplice effettuare i controlli. Nei capoluoghi di provincia, infatti, il controllo è più diffuso di quanto avvenga nei grandi centri, anche perché l’afflusso nei locali è minore. Sono però in pochi a mantenere l’abitudine di provare la febbre e di farsi lasciare il numero di telefono dell’avventore; spesso e volentieri sono i ristoratori cinesi a conservare questa attenzione. Non di rado, poi, le resistenze arrivano per motivi ideologici.

Luciano Sbraga, FIPE: «Gli esercenti italiani in maggioranza a favore del Green pass»

«Al 15 ottobre cambierà tutto», spiega Luciano Sbraga, vicedirettore della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi).

«Anche gli autonomi e i titolari di azienda dovranno essere vaccinati. È evidente che il tema dei controlli è fondamentale. Lo è stato fin dall’inizio, quando come associazione di categoria abbiamo esplicitato come il controllo del documento di identità non potesse essere demandato all’esercente». Che non può verificare nemmeno quello del dipendente, sebbene lo stesso Sbraga chiarisca come «debba essere considerato un’integrazione dei protocolli di sicurezza sul mondo del lavoro. Anche perché al momento rappresenta l’unica soluzione che possiamo adottare, perché copre due aspetti. Uno è quello della difesa della salute e l’altro quello della tutela delle aziende stesse. Non dimentichiamoci che se un lavoratore di una società commerciale prende il COVID-19, deve chiudere per un mese».

L’autorità per effettuare i controlli è stata uno dei temi più dibattuti nei mesi scorsi tra il Governo e Confcommercio, ma oggi sembra che le divisioni siano parte del passato. La stessa associazione di categoria ribadisce come il governo abbia anche dato possibilità a tutti di mettersi in regola.

«Inizialmente – prosegue Sbraga – temevamo che l’adozione del Green pass avvenisse in modo sbrigativo, non dando il tempo ai datori di lavoro di organizzarsi, ma questo non è avvenuto. Posso dire che i titolari erano prevalentemente a favore. Anche perché chi lavora con il pubblico ha il dovere di tutelare la salute altrui».

E se non lo si fa per proposito ideologico, ci si adegua per evitare multe salate o anche solo per riprendere a lavorare.

Gli effetti del Green pass sull’economia: la ripresa c’è, ma la prova del nove saranno i mesi freddi

I commercianti, ma soprattutto i ristoratori, sono tra coloro che hanno subito le maggiori perdite, e tenere i dati della pandemia sotto controllo per loro significa anche tutelare le proprie finanze.

Se in un esercizio commerciale c’è qualcuno senza Green pass, infatti, il datore di lavoro può ricevere una multa che va dai 400 ai 1.000 euro a persona. Oltre alla chiusura del locale con il conseguente mancato guadagno. Negli ultimi giorni non sono mancate le multe e le chiusure dei locali da Viterbo a Ravenna, ma anche in Umbria, dove addirittura alcuni esercenti erano sprovvisti del dispositivo di controllo.

Eppure gli effetti positivi delle riaperture, seppur sottoposte a vincoli, si stanno vedendo. Secondo i dati di Bankitalia, diffusi da FIPE, l’estate è stata più che positiva, pur non avendo ancora raggiunto i livelli pre-pandemia. Se ad aprile 2021 infatti l’80% delle famiglie italiane dichiarava di aver ridotto i consumi in bar e ristoranti rispetto al 2019, l’estate ha fatto segnare un primo, deciso, balzo in avanti con i ricavi del settore in crescita di 1,2 miliardi nel solo mese di agosto.

La strada è ancora lunga, però, secondo le stime del centro studi FIPE. Il prossimo scoglio da affrontare è quello del turismo dall’estero, che nel mese di agosto del 2019 portò alle casse dei ristoratori italiani 6 miliardi di euro solo parzialmente compensati. Anche perché i prossimi mesi saranno decisivi: nei mesi estivi molti ristoranti sono riusciti a ospitare clienti sprovvisti di Green pass grazie ai tavolini all’aperto, ma in inverno questo diventerà impossibile, quindi il rischio è un calo dei ricavi con il terzo inverno consecutivo con introiti ridotti e lo spettro di altre chiusure di ristoranti e bar.

Foto di SbanMattia, modello Daniele Frontoni