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Navigator, un fallimento cercato dalla politica. Che adesso li svende ai privati

Navigator, un fallimento cercato dalla politica. Che adesso li svende ai privati

Lo strano caso di Regioni come il Veneto, che non hanno rinnovato i contratti ai navigator e ora cercano di riassumerli tramite agenzie interinali: "Carenze di organico". Nel frattempo, le Agenzie per il Lavoro mettono gli occhi sui percettori di RdC. Un'altra occasione di guadagno per il privato a spese del pubblico?

Laurea magistrale in economia e management, master in gestione delle risorse umane, esperienze professionali nel digital marketing. E tre anni di esperienza con ANPAL servizi, presso il centro per l’impiego di Lonigo, nel vicentino. Ruolo? Navigator.

Questo il profilo di Umberto Masolli, dal 31 luglio a casa senza lavoro. Sì, perché il Veneto, con Piemonte, Lombardia, Campania e Umbria, ha deciso di non dar seguito alla proposta dell’ex ministro Orlando di prorogare il contratto a lui e ai suoi colleghi fino al 31 ottobre. Contratto che sarebbe stato a spese dello Stato centrale.

Quella data, peraltro, ha visto la totale chiusura dei rapporti di lavoro per i reduci delle altre Regioni. Lapidaria l’assessora veneta Donazzan nel ribadire che, se i navigator hanno competenze specifiche, sono di certo avvantaggiati – senza corsie preferenziali – nei concorsi per gli operatori del mercato del lavoro. “Nemmeno per sogno”, sottolinea Masolli. “Il bando di Veneto Lavoro l’ho lasciato ad altri (le prove orali per gli ammessi agli scritti sono in programma il prossimo 22 novembre, N.d.R.) perché dopo questa esperienza è mia forte intenzione rientrare nel mondo delle risorse umane, magari di un’organizzazione privata”.

Navigator, la schizofrenia della politica. Il Veneto non proroga il contratto, ma li richiama attraverso agenzie interinali: “Carenze di organico”

Preferire il privato al pubblico, storia nota. In questo caso, però, lascia l’amaro in bocca perché si tratta di un professionista formato e con competenze acquisite, utile senz’altro all’annosa causa delle politiche attive del lavoro. E come lui chissà quanti, tra i 1.500 rimasti stoicamente al loro posto fino all’ultimo, hanno deciso di seguire questa strada. Gruppo giovane, vale la pena ricordarlo, con il 76% sotto i quarant’anni e a maggioranza femminile, voto di laurea medio di 107 su 110.

Poi, per carità: se queste professionalità non servono è giusto interrompere i rapporti di collaborazione. Il problema è che, nel frattempo, c’è stata gran battaglia tra le stesse Regioni, con nove governatori a chiedere la proroga fino al 31 dicembre per sopperire alle evidenti necessità operative. E con la neo ministra Marina Elvira Calderone, chiamata alle armi fin dall’esordio, a chiarire nella confusione generale che “ulteriori utilizzi degli ex navigator richiederebbero l’approvazione di una norma non allo studio del ministero”.

Il dubbio rimane. Servono o non servono? In merito la cosa più incredibile la racconta Paolo Albarella, a sua volta ex navigator nel veronese.

“Alcuni ex colleghi, che preferiscono rimanere anonimi, mi hanno raccontato che nel settembre scorso Veneto Lavoro, con chiamata diretta, ha chiesto la loro disponibilità a rientrare in somministrazione lavoro, contrattualizzati da un’agenzia interinale per un periodo di sei mesi. Il tutto per sopperire alle ben note carenze di organico. Com’è possibile che un ente pubblico si affidi a queste modalità operative?”.

Aspetto interessante della vicenda. A prescindere dal modus operandi, piuttosto discutibile, la notizia è rilevante perché il Veneto, in attesa dei concorsi e dei nominativi vincitori, avrebbe potuto prorogare il contratto ai navigator come le altre Regioni, quantomeno fino al 31 ottobre. Ma la politica, a quanto pare, vince su tutto.

Rosario Rasizza, Assosomm: “Mandateci i percettori di RdC”. Il privato va a caccia a spese del pubblico

In questo strano ballo si passa poi dai navigator somministrati alla somministrazione in generale, che sul tema Reddito di Cittadinanza torna a più riprese alla ribalta della cronaca. A volte per positivi progetti di collaborazione: sempre nel veronese i centri per l’impiego (a San Bonifacio, per esempio) hanno avviato giornate di recruiting dedicate ai percettori, con il contributo delle APL. Altre volte, invece, grazie a roboanti dichiarazioni di alcuni addetti ai lavori.

Infatti nelle ultime settimane Assosomm, associazione italiana che comprende parte della categoria delle agenzie (non i grandi nomi stranieri del settore come Adecco, Manpower o Randstand, per citarne alcuni), attraverso le parole del suo presidente Rosario Rasizza ha ribadito di voler giocare un ruolo fondamentale nel ricollocamento dei percettori.

“Se è vero che ci sono un milione di persone disposte a lavorare, allora mandatele da noi. Sappiamo benissimo quali sono le esigenze del mercato del lavoro, ma occorre poterne parlare insieme, essere coinvolti nei tavoli tecnici”, il suo commento.

D’accordo, l’importante è raggiungere l’obiettivo, nel caso di specie ricollocare i ricollocabili, però la sensazione è che nel suo complesso si sia persa di nuovo l’opportunità di creare valore aggiunto nel settore pubblico, a completo appannaggio delle società private.

I conflitti di interesse delle Agenzie per il Lavoro

“Conosco Rasizza, abbiamo avuto incontri con loro, benché rappresentino solo una parte delle agenzie. So che vorrebbero recitare un ruolo importante”, spiega Matteo Diomedi, presidente dell’Associazione Nazionale Navigator. “Quindi ben venga il contributo di chi lo può dare. Ma in tutta onestà non si può forzare qualcosa che dovrebbe rimanere in capo al pubblico. Soprattutto per il conflitto di interesse che una società privata ha con i suoi presupposti di profitto. Le agenzie hanno un preciso modello di business, che se non funziona porta ovviamente alla chiusura. Per questo è improbabile che aprano filiali in zone d’Italia dove invece servirebbero maggiori operatori e maggior supporto ai percettori; non so se mi spiego. Nell’attività della somministrazione manca un elemento fondamentale: l’interesse pubblico. Per dire, all’epoca delle cabine telefoniche ne potevamo trovare ovunque, anche in località dove servivano a una sola persona. Ecco, il tema della capillarità non è di secondo piano”.

Bisogna poi considerare che il ruolo dei navigator era leggermente diverso e prevedeva, come mandato contrattuale, la capacità di fornire strumenti ai percettori per reimmettersi nel mercato del lavoro. Conoscenze, competenze, formazione. Oltre a creare un ponte con le imprese di uno specifico territorio, attraverso la raccolta dei fabbisogni di personale. Quello del trovare lavoro ai percettori è un equivoco mai risolto.

“Non solo, adesso sembra che con l’avvento delle APL il problema venga presto scardinato. Ma la realtà è che fin dall’inizio le agenzie potevano godere di incentivi tutt’altro che irrisori per la mediazione tra domanda e offerta a favore dei beneficiari. Ma quanti incentivi hanno ottenuto finora? Credo un valore molto vicino allo zero. Per cui facile gettare la croce addosso ai navigator continuando a ribadire il loro fallimento come politica attiva, ma il privato finora non ha di certo contribuito in meglio. Ci riuscirà in futuro grazie a una sapiente sinergia con il pubblico? Sono scettico”, commenta Diomedi.

Però erano bravi. La politica ci ripensa quando i giochi sono già chiusi

Nel frattempo, comunque, continuano le retromarce del mondo politico. Per ultimo Carlo Calenda, leader di Azione, che con ingiustificato ritardo ha riconosciuto le potenzialità professionali di tecnici che – doveroso sottolinearlo – hanno superato un percorso di selezione non scontato. Intanto dal ministero trapelano altre voci di corridoio, tra le quali la volontà di ripescare i profili professionali e stabilizzarli attraverso processi di assunzione stabili. Magari cambiando nome. Diomedi non è convinto.

Di concreto non c’è nulla, sono tutte affermazioni da verificare, e comunque senza reale peso. La verità è che c’è poco da cambiare e tanto da far funzionare, nella speranza che gli amministratori approfondiscano le tematiche e si preparino prima di prendere decisioni, evitando sparate senza avere contezza di quello che si è chiamati a governare. Parlare ancora di offerta congrua da inasprire, come ha fatto il sottosegretario Durigon, non è corretto rispetto a quanto avvenuto negli ultimi anni”.

Soprattutto se dici che far cercare lavoro a lavoratori precari è sbagliato, per poi riassumerli a livello regionale con contratti di somministrazione.

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Leggi il mensile 115, “Infortuni mentali“, e il reportage “Sua Sanità PNRR“.


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Photo credits: finanza-24h.com