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Osservatorio crisi aziendali: vi teniamo d’occhio

Osservatorio crisi aziendali: vi teniamo d’occhio

SenzaFiltro monitora lo stato delle vertenze da Nord a Sud: Speedline, incertezza tra cessione, riconversione o chiusura. E la Flex di Trieste prova a superare la dipendenza da ENEL, ma la guerra e il lockdown di Shanghai acuiscono la carenza di materiali.

10/05/2022

Speedline: riconversione, cessione o chiusura?

Secondo quanto illustrato da Ronal la situazione non è ideale, perché è in corso una contrazione significativa di volumi in un quadro già in corso di perdite significative. Al punto che lo stesso gruppo ha deciso di chiudere lo stabilimento di Tabina di Santa Maria di Sala, se non saranno mantenuti i volumi precedenti al global sourcing.

L’altro scenario ipotizzato durante l’audizione al Mise è il cosiddetto Flex Factory, cioè l’ipotesi di trasformazione aziendale in una fabbrica concentrata sulla produzione di alta gamma con interventi sinergici sui macchinari e investimenti per l’efficientamento del ciclo produttivo, con tanto di formazione e riqualificazione del personale, con una riduzione dei lavoratori in tempi e modalità da condividere con i sindacati.

Tra le ipotesi sul tavolo non tramonta però quella della cessione dello stabilimento di Tabina. Le decisioni sono prese in concerto con la Fondazione Ergo, che si è resa disponibile a una collaborazione.

QF S.p.a. (ex GKN): chiesta proroga alla cassa integrazione

Non si conosce ancora l’investitore atteso per entrare in QF S.p.a. GKN, l’azienda specializzata in componenti del settore automotive, anche se un piano industriale è già stato presentato.

Gli investitori in realtà andavano presentati entro il 31 marzo. La società intanto ha deciso di richiedere un ulteriore periodo di cassa integrazione ordinaria della durata di poche settimane con l’obiettivo di potersi avvalere in futuro della cassa integrazione per transizione.

Ha inoltre confermato che è previsto l’inserimento di figure esterne, con un robusto programma di formazione del personale e ulteriori competenze informatiche (IT), nonché la realizzazione di un centro di ricerca.

Fimer, quattro fondi interessati, ma lo stabilimento rallenta

A oggi sono presenti tre offerte più una manifestazione d’interesse: Il fondo Certina, il fondo Attestor, il fondo Clementy e una manifestazione di interesse dal fondo di investimento americano Atlas; ad oggi, hanno precisato, è assente il soggetto industriale.

I soggetti che hanno fatto le proposte più avanzate e con maggiori dettagli sono il fondo Certina e il fondo Attestor, mentre gli altri due sono in una fase più embrionale. La società ha ottenuto la proroga di sessanta giorni dei termini per il pre-concordato e l’estensione della possibilità di utilizzo della finanza di urgenza per il medesimo periodo.

Intanto i sindacati hanno denunciato che lo stabilimento di Terranuova Bracciolini si sta depotenziando per la perdita di know how e competenze, così come il ciclo produttivo sta rallentando. In sede di trattativa al ministero, i sindacati hanno chiesto chiarimenti in merito alla finanza di emergenza.

La Flex di Trieste boccheggia, ma ancora per poco: presto nuovi clienti

La situazione generale della società che si occupa di telecomunicazioni non è migliorata, permanendo la carenza di materiali. Nelle ultime settimane si è aggiunta l’ulteriore criticità della guerra, che ha causato la chiusura dello stabilimento Flex in Ucraina, che forniva componenti finiti per le lavorazioni. Le attività in Ucraina sono state trasferite in Romania.

Questa situazione ha generato una discontinuità il cui impatto è atteso ancora per un paio di mesi prima di consentire il ritorno al regime precedente. A ciò si aggiunge la chiusura per COVID-19 della regione di Shanghai, dove sono presenti diversi fornitori, e infine la perdita della commessa ENEL aggiudicata ad altro offerente. Tali fattori hanno contribuito ad aggravare la situazione generale rendendo necessaria la proroga della cassa integrazione e non facendo prevedere miglioramenti prima del quarto trimestre di questo anno. Sono stati acquisiti due nuovi clienti, penalizzati però dalle problematiche di acquisizione dei materiali. L’azienda auspica, entro fine mese corrente, di poter ricevere le forniture di materiali per avviare le nuove lavorazioni.

Il sito di Trieste è strategico e l’azienda continua a investire; ha impostato una previsione di cassa integrazione maggiorata rispetto a quella del trimestre precedente perché i recenti fattori di crisi hanno ridotto ulteriormente il fabbisogno di ore di lavorazione. Coinvolgerà circa il 30-35% della forza lavoro, utilizzando quanto più possibile un criterio di rotazione.

Oltre ai due nuovi clienti che hanno già proceduto agli ordini e con cui si comincerà a lavorare non appena arriveranno i materiali vi sono poi altre tre aziende con cui hanno contatti tecnici molto avanzati. Si prevede di ricevere gli ordini tra fine giugno e ottobre. La scelta è stata di lavorare su prodotti elettrici o elettromeccanici all’avanguardia per sfruttare al meglio le conoscenze tecniche degli operatori e dei tecnici presenti in linea, come le telecomunicazioni ottiche avanzate, un punto di forza aziendale che tra l’altro ricade nelle linee dedicate del PNRR.

In collaborazione con l’Università e l’Autorità portuale di Trieste e insieme a un’azienda privata fiorentina, verrà presentato un progetto riguardante l’installazione a Trieste di un macchinario per studi e sviluppi della comunicazione ottica quantistica.

La Slim Fusina Rolling di Venezia acquistata da due investitori

Il 31 marzo si è conclusa l’acquisizione del ramo di azienda della Slim Fusina Rolling di Venezia, specializzata nella produzione di laminati, da parte della Niche Fusina, la NewCo di cui Invitalia detiene il 49% del capitale, mentre gli investitori Dada e Concord ne detengono il 51%.

Vi è un gruppo di investitori puramente industriale – Dada – e un gruppo di investitori più commerciale che si occupa di trading di materie prime – Concord – che hanno lavorato con Slim Fusina dall’inizio del 2021, grazie alla intermediazione di PWC che ha seguito da vicino tutta l’operazione.

La vicenda è iniziata il 6 aprile 2021, quando gli attuali azionisti hanno concesso il primo finanziamento interinale alla società, pur non avendo certezze sull’esito finale dell’operazione. La società negli ultimi anni ha sofferto sia la mancanza di investimenti, in particolare nel settore della fonderia e del laminatoio, che la fuoriuscita di molti lavoratori; pertanto, sarà prioritario incrementare la forza lavoro. Prima del passaggio a una nuova proprietà era iniziata anche una procedura di concordato, la cui omologa è prevista per il mese di luglio.

Il gruppo Softlab si ritiene in salute, ma non paga ancora gli stipendi: perplessi i sindacati

Persiste la problematica della carenza di mezzi finanziari alla Softlab, il cosiddetto polo tecnologico della Campania. Ciò ha portato alla riduzione del perimetro delle attività a favore di quelle più sicure e all’apertura alla ricerca di partner nel capitale. Si sta valutando l’ingresso di soggetti sia industriali che finanziari, inclusi fondi esteri.

L’attenzione di Softlab è rivolta a soggetti interessati alla parte informatica, perché i progetti industriali non stanno decollando come previsto. L’azienda ha avviato interlocuzioni con diversi soggetti di cui saranno comunicati tempestivamente i dettagli non appena si arriverà alla definizione di elementi concreti. Attualmente l’azienda non ha accesso ad affidamenti bancari perché è in attesa della chiusura dei nuovi bilanci, prevista per il mese di maggio, ed è in attesa dei pagamenti dei clienti in mancanza dei quali non può a sua volta procedere a quelli di propria competenza.

Nel frattempo i lavoratori sono occupati in maniera soddisfacente, perché le attività sono in crescita e si sta valutando l’inserimento di nuovo personale. Si sta procedendo pure a operazioni di razionalizzazione delle attività di staff, poiché l’aggregazione di varie aziende ha creato figure duplicate, attraverso lo spostamento di risorse di staff su attività fatturabili.

Rimangono le perplessità dei sindacati, che chiedono all’azienda di fornire elementi sull’intenzione di presentare progetti in grado di attingere finanziamenti dal PNRR. Di conseguenza ritengono necessaria un’azione di monitoraggio forte del Mise sulle azioni messe in campo dall’azienda relativamente all’ingresso di capitale e al pagamento degli stipendi, che in questi mesi è stato il vero nodo assieme alla cassa integrazione. L’azienda campana occupa infatti 300 persone, 200 delle quali lavorano in pianta stabile e 97 sono in cassa integrazione fino a luglio 2022.

3/04/2022

In quattro per salvare la Whirlpool di Napoli

Nuovi acquirenti e fondi pubblici potrebbero intervenire a salvare i 370 lavoratori della Whirpool di Napoli.

Al tavolo del 23 marzo al Mise erano presenti le società Midsummer, il Gruppo Adler, Garnet Services ed Envision, che hanno illustrato i loro progetti. Tra questi figura il progetto Ujet, elaborato dalla società Garnet Services, che acquisisce progetti innovativi all’estero per rilanciarli in Italia: ha l’obiettivo di produrre in Italia scooter elettrici. A regime, si prevede di assorbire 75 unità di personale nel sito di Caserta ubicato nella zona industriale di San Nicola, nel quale si svolgono operazioni di assemblaggio di motori e display, e 35 unità nello stabilimento di Via Argine, dove sarebbe prevista parte della produzione di componenti necessari all’assemblaggio. La conclusione dell’operazione è prevista entro il 2024, ma in presenza di condizioni favorevoli sarebbe possibile anticiparla di un anno.

MidSummer è un’azienda svedese di medie dimensioni con due filiali italiane a Roma e a Bari che produce celle fotovoltaiche flessibili. Il progetto prevede l’utilizzo di questo materiale per la produzione di batterie allo stato solido, che rispetto alle batterie tradizionali permettono un’alta densità di energia, ricariche rapide, sicure ed efficaci, riciclabili con un impatto ambientale molto basso. L’obiettivo è la creazione di un laboratorio avanzato per la produzione di questo tipo di tecnologia, che prevede l’impiego di 110 unità totali a tempo pieno, di cui 30 tecnici di laboratorio che potrebbero essere risorse ex Whirlpool.

Envision prevede un insediamento in Campania per la produzione di componenti per la realizzazione di semafori e arredi urbani smart.

Il Gruppo Adler è in trattativa avanzata con un primario gruppo del settore automotive per la realizzazione di un progetto che richiederebbe l’impiego di lavoratori Whirlpool, e che sarà realizzato in un sito già esistente del Gruppo Adler.

Whirpool si rende disponibile a vendere a prezzo simbolico l’immobile di Via Argine a uno o più soggetti pubblici o privati che si impegnino in un progetto di reindustrializzazione e che garantiscano l’assorbimento del bacino dei lavoratori Whirlpool.

Lu-Ve si propone per l’acquisto di Acc Wanbao

È stato confermato l’interesse della Lu-Ve per l’acquisizione della società di compressori di Montebelluna, i cui 252 dipendenti sono in cassa integrazione. Sarà richiesta la proroga dell’amministrazione controllata per garantire la cassa. 

Bosch di Bari, il Governo accompagna verso l’elettrico: salvo un lavoratore su due

Al ministero c’è stato il primo incontro con i lavoratori della Bosch di Bari, che sono stati coinvolti nel processo di riorganizzazione annunciato dall’azienda. Vi hanno partecipato i vertici dell’azienda, i rappresentanti della Regione Puglia, degli Enti Locali e dei sindacati.

Il Governo si impegna ad accompagnare il processo di trasformazione della filiera automotive verso l’elettrico mettendo a disposizione dei lavoratori i sostegni dedicati alla riconversione industriale. Il confronto tra le parti proseguirà anche in sede regionale con incontri operativi finalizzati a individuare percorsi di riqualificazione professionale.

I posti di lavoro a rischio sono 1.400 in tutto. Si parla di 700 lavoratori che potranno essere salvati. L’azienda entro il 2035 secondo le normative europee deve riconvertirsi dall’automotive all’elettrico.

Caterpillar, c’è la IMR Industries: speranze di reindustrializzazione

A Jesi la Caterpillar, società di idraulica con 270 lavoratori, aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti ai primi di dicembre 2021, ma è stata sospesa per quindici giorni al 21 febbraio.

La IMR Automotive Industries di Carate Brianza, infatti, è l’azienda interessata a subentrare nello stabilimento di Jesi alla multinazionale Caterpillar, con cui è stato raggiunto un accordo di massima che è in fase di definizione. I quindici giorni di sospensione sono serviti a favorire la definizione dell’operazione e il conseguente avvio di un percorso di reindustrializzazione che tuteli i lavoratori.

Flex di Trieste, addio a Enel. E la cassa integrazione scade a giugno

A inizio giugno scade la cassa integrazione per 570 lavoratori della Flex di Trieste. Era stata chiesta per i problemi dei materiali che servono alla realizzazione di apparati per la trasmissione dell’alta velocità. L’azienda continua a lavorare per Nokia e Roboze, mentre è finita la commessa di Enel.

03/03/2022

Sono in tutto 70.

Faldoni, pieni di fogli, ai quali di tanto in tanto qualcuno si aggiunge, qualcun altro invece si toglie. Sono le vertenze che si trovano in questo momento sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, il Mise, e che SenzaFiltro monitorerà con articoli a cadenza mensile per spiegare ai lettori chi sta facendo cosa, e se si fa qualcosa. Si chiama Struttura di crisi d’impresa, quella insediata al Mise stesso per garantire una gestione il più possibile trasparente dei tavoli: solo per fornire un dato, nel corso del secondo semestre 2021 si sono svolti 38 incontri per 25 imprese. 

Vertenze che vengono discusse in commissione dai parlamentari, che spesso ricevono sindacalisti e politici della zona. Ma non si tratta soltanto di fogli e inchiostro. Dietro ci sono le vite dei lavoratori dipendenti, di consulenti, di fornitori e anche delle attività commerciali, che vi ruotano attorno. Ma soprattutto, dietro ci sono le storie di territori che dalla loro produzione e dal lavoro di queste persone traggono linfa vitale.

Eppure capita che quel flusso si interrompa, a volte da un giorno all’altro, oppure con un messaggio WhatsApp o sulla messaggistica di Facebook: non sempre siamo riusciti a verificare se, oltre a comunicare il licenziamento via Facebook o WhatsApp, le aziende abbiano rispettato o meno l’invio o la consegna del documento in forma scritta per dargli efficacia ai sensi di legge: ormai anche le norme e il buon senso vengono considerati secondari da molti.

Licenziano perché non ci sono più commesse; perché il proprietario, o i proprietari, in alcuni casi anche un fondo di investimento con sede Chissàdove, decidono che si chiude, si licenzia, si manda in cassa integrazione, per i più svariati motivi. O perché i manager hanno fatto investimenti sbagliati, perché qualcuno dall’altra parte del mondo ha deciso che quel prodotto che nasce in un angolo d’Italia non interessa più, e i suoi soldi, o meglio quelli dei suoi investitori, finiranno da tutt’altra parte.

Rimangono i lavoratori, quelli che sono entrati da giovani in azienda e lì hanno imparato un mestiere, che non ci stanno non solo a perdere il lavoro, ma non vogliono che una conoscenza, una capacità o una tecnica di lavoro vadano perse. E che il capannone rimanga vuoto per anni, fino a quando qualcuno ci farà degli appartamenti, che forse nessuno abiterà mai.

SenzaFiltro ha deciso di monitorare queste crisi aziendali per richiamare l’attenzione su come cambia e come si evolve il mondo della produttività italiana. Abbiamo contattato direttamente tutte queste realtà che stiamo per introdurre e che lottano per non sparire. Abbiamo aperto con loro un confronto. Abbiamo intercettato i contatti delle aziende, dei sindacati, dei referenti interni, dei sindaci, degli assessori comunali o regionali, delle associazioni di categoria sul territorio.

Domani 4 marzo pubblicheremo un reportage più specifico, dove racconteremo cinque grandi vertenze, da Nord a Sud: ci siamo andati di persona con la nostra redazione.

Uno sguardo alle aziende in crisi sul tavolo del Mise

Alla Fimer di Terranuova Bracciolini ci sono 613 dipendenti che producono pannelli solari e aspettano un accordo di rinegoziazione del debito. A marzo 2020 la Fimer aveva acquisito la divisione solar di ABB: siamo nel Valdarno, in provincia di Arezzo. È stata, infatti, presentata domanda prenotativa di concordato (il cosiddetto pre-concordato) con l’intenzione di proteggere la società nel periodo di predisposizione del piano al fine di negoziare un accordo di ristrutturazione del debito. La società sta sviluppando il piano industriale e di risanamento da portare all’approvazione dell’assemblea, ed è alla ricerca di investitori che possano entrare nel capitale sociale. L’obiettivo è concludere la negoziazione entro il mese di marzo sperando che venga individuato un fondo di investimento o un imprenditore disponibili a entrare.

Buone notizie invece per la Flex di Trieste, che aveva dovuto ricorrere alla cassa integrazione per 570 lavoratori a causa dei problemi di approvvigionamento dei materiali, che servono alla realizzazione di apparati per la trasmissione dell’alta velocità. Nel frattempo sono entrate due commesse da parte di Nokia e Roboze. Per queste ultime permane il problema del reperimento della componentistica, che nelle previsioni dell’AD della società potrebbero risolversi nella seconda metà dell’anno. Questo comporterebbe una ripresa della produzione e la possibilità di mantenere i posti in loco, come chiesto dalla componente sindacale.

Sono giorni importanti per il futuro della SANAC, società di Massa Carrara, con stabilimenti anche in Liguria e Piemonte. La società, che produce materiale refrattario, è all’asta dal 2018. Alla prima asta ha partecipato anche Acciaierie d’Italia (ArcelorMittal), che non ha formalizzato l’offerta entro la scadenza del bando. La società ha bloccato in un secondo tempo il 70% degli ordinativi, peggiorando così la crisi di SANAC. È già stato pubblicato con l’autorizzazione del Mise un nuovo bando di gara. Intanto la società, non avendo ricevuto nuovi ordinativi da parte di Acciaierie d’Italia, a partire dal mese di dicembre ha fatto ricorso alla cassa integrazione per un importante numero di lavoratori nei vari stabilimenti. Ha altresì reso noto di aver già notificato dei decreti ingiuntivi ad Acciaierie d’Italia per il recupero dei crediti non ancora corrisposti. L’incasso di tali crediti permetterà a SANAC di ottenere la necessaria liquidità, nelle more dell’espletamento della gara, alla quale hanno partecipato dieci aziende, tra le quali la stessa Acciaierie d’Italia.

A Jesi la Caterpillar, società di idraulica con 270 lavoratori, aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti ai primi di dicembre 2021, ma è stata sospesa per 15 giorni al 21 febbraio. La Imr automotive industries di Carate Brianza è, infatti, l’azienda interessata a subentrare nello stabilimento di Jesi alla multinazionale Caterpillar, con cui è stato raggiunto un accordo di massima che è in fase di definizione. I 15 giorni di sospensione servono a favorire la definizione dell’operazione e il conseguente avvio di un percorso di reindustrializzazione che tuteli i lavoratori.

La Yazaki di Grugliasco, società dell’indotto Stellantis, ha delocalizzato a dicembre, licenziando anche tre dipendenti via telefono e via Facebook.

Alla Leonardo di Grottaglie e Pomigliano d’Arco è arrivata parte dei 300 milioni di euro per rilanciare gli stabilimenti del Sud, ma dei 3.400 dipendenti in forze ne andranno in cassa integrazione 2.200.

Alla San Marco Industrial di Atessa, in provincia di Chieti, la crisi per la ditta metalmeccanica dura da anni. Sui 163 lavoratori 80 saranno esuberi. Nonostante la società sia stata rilevata dal gruppo Scattolini non si è avuto il rilancio sperato, sebbene se alla società siano arrivate nuove commesse anche da grandi aziende.

Alla Ex Raco di Attimis in provincia di Udine, che si occupa di deformazione di tubi in plastica, è stato raggiunto un accordo che evita i 60 esuberi previsti, grazie ai contratti di solidarietà.

C’è uno spiraglio invece per la SaGa Coffee di Gaggio Montano, società che produce macchine da caffè. A dicembre si sono infatti presentati due compratori. Mercoledì c’è stato un incontro nel quale si sono registrati passi in avanti, secondo il sindacato. Minifaber e Triulzi hanno presentato un progetto industriale, che sembra serio e importante: parte del reportage che andrà online domani dalle nostre pagine è dedicato proprio a quest’area in crisi dell’appennino bolognese.

Anche i 600 lavoratori della Speedline a santa Maria di Sala in provincia di Venezia possono tirare un piccolo sospiro di sollievo, ma non eccessivo. L’azienda ha comunicato la decisione di sospendere la chiusura dello stabilimento, impegnandosi a non interrompere la produzione. La situazione economico- finanziaria, però, non è rosea, visto che ci sono previsioni di perdita anche per gli esercizi successivi all’attuale, che il gruppo Ronal, la casa madre, non può permettersi di sostenere. I sindacati hanno chiesto la revoca formale della decisione di chiudere lo stabilimento e il blocco delle attività di campionatura delle ruote. Sono disponibili a partecipare a tavoli tecnici per trovare soluzioni alternative alla chiusura del sito, invocando la presenza di un soggetto terzo che valuti i bilanci della società e analizzi la situazione. Hanno infine chiesto il supporto delle Istituzioni, sia in termini di strumenti che di risorse, volte a garantire il mantenimento dell’attività produttiva e la salvaguardia occupazionale. L’azienda è disponibile a contattare un soggetto terzo per le valutazioni.

I lavoratori della Jabil di Marcianise, in provincia di Caserta, decideranno attraverso un referendum interno organizzato dai sindacati se aderire all’ipotesi di accordo siglata al ministero dello Sviluppo economico (Mise) con la TME, azienda di Portico di Caserta che, in società con Invitalia, società del ministero dell’Economia, si è impegnata ad assumere 200 addetti dalla Jabil, completando così il piano di esuberi della multinazionale americana, che dal 2019 ha fatto fuoriuscire dal proprio organigramma già 250 lavoratori. Erano 700 quando scoppiò la vertenza nel giugno di tre anni fa, oggi sono 450. I fuoriusciti sono stati quasi tutti ricollocati in quelle aziende che avevano accettato, su invito delle istituzioni e incamerando soldi per ogni addetto riassunto, di reimpiegare i lavoratori Jabil in esubero. Le ricollocazioni non sono sempre andate bene: i 23 assunti di Orefice, azienda sarda, sono stati infatti prima oggetto di un trasferimento in Sardegna, quindi licenziati in tronco, mentre gli altri passati in Softlab sono attualmente fermi in cassa integrazione. In questo caso a garantire i lavoratori c’è la garanzia di Invitalia, società dello Stato che è entrata nella componente della nuova società con il 45% delle quote.

Per i grandi magazzini di arredamento Grancasa (ex Mercatone), a Taverne di Corciano, in Umbria, sono stati decisi i contratti di solidarietà, che dovrebbero toccare tutti i 550 lavoratori. I sindacati hanno chiesto anche una comunicazione ufficiale con i nomi dei sei punti vendita che dovranno essere ceduti.

Buone notizie dal fronte pugliese: il piano industriale 2022-2026 presentato da Natuzzi, grande azienda del mobile imbottito, taglia da 703 a 420-430 il numero degli esuberi previsti, con l’utilizzo di tutti gli strumenti previsti dalla legge per la loro gestione non traumatica. Previsto anche il rientro delle produzioni delocalizzate in Romania e il mantenimento in attività di cinque stabilimenti produttivi. Il tutto con la partecipazione finanziaria di Invitalia (6 milioni di euro), Regione Puglia (10 milioni), Regione Basilicata (4 milioni) e la stessa Natuzzi (15 milioni).

Storie che spesso passano sui mezzi di informazione solo come numeri, passaggi di proprietà, trasformazioni, bilanci in rosso: spesso sono solo chiusure e licenziamenti di massa che poggiano su scuse o strategie dovute ad assenze di responsabilità. Non è sempre colpa della crisi, che sia del distretto o che sia a livello globale, ma è comodo farlo credere. Alla fine chi risponde per davvero è la vita dei lavoratori e delle famiglie che campano – o che campavano – grazie a loro.

Leggi gli altri articoli del reportage 109, “Aziende sull’orlo di una crisi di nervi“.


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