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Perché non ha senso paragonare IO a IMMUNI

Perché non ha senso paragonare IO a IMMUNI

In meno di una settimana, l'app per il cashback ha superato i download registrati in sei mesi per Immuni. Ha senso paragonare le due cose?

Osvaldo Danzi

13 Dicembre 2020

L’app IO, quella che serve ad attivare il rimborso del 10% sugli acquisti effettuati per un massimo di 1500 euro, in dieci giorni ha superato i download che l’app IMMUNI ha totalizzato in sei mesi.

Non capisco cosa ci sia di sorprendente. In questi giorni, in vista della dichiarazione da parte della Regione Lombardia del “downgrade” di Milano a zona gialla, questa era la situazione per le strade già prima del weekend. Stesse scene le abbiamo viste a Bari (the “bright side of Milano”) e in altre città italiane, abbastanza per poter con una certa tranquillità affermare che si, gli Italiani hanno più a cuore il denaro della salute.

Mi sembra che questa evidenza fosse già stata accertata durante la prima ondata anche a livelli ben più alti. Mentre i cittadini, ligi alle decine di versioni di DPCM promulgati quindicinalmente dal Governo, nello stesso momento in cui le terapie intensive esplodevano e medici ed infermieri imploravano attenzione, nelle aree del nostro Paese più segnate, i Presidenti di Regione lucravano sulla pandemia, rinomati ospedali gonfiavano fatture e i rappresentanti degli industriali pur di tenere aperte le fabbriche scaricavano la responsabilità della pandemia sulle mucche. Ma questa è un’altra storia.

Pertanto, si può ribadire senza ombra di dubbio che a tutti i livelli, nel nostro Paese l’economia conti più della salute.

Tuttavia, nel primo caso ritengo profondamente umano che dopo un anno di fermo, soprattutto per chi il lockdown lo ha rispettato alla lettera e magari continua ancora a rispettarlo, sia prioritario aggiungere alle varie app del proprio smartphone un’applicazione per farsi rimborsare con certezza la spesa, che non scaricarne una che – nella fortunatissima ipotesi di segnalazione di contatti fra contagiati – non mi garantisca alcuna procedura risolutiva.

Anche all’interno della nostra redazione, chi è stato avvisato dall’app, per avviare la procedura (in una grandissima città), si è dovuto far raccomandare.

La necessità di sentirsi “a posto”

Sui social in questi giorni si è scatenato un flusso di post tutti molto simili: nazional popolari nello stile tipico dell’egocentrismo da bolla social(e) in cui tutti la pensano esattamente come noi, imperativi nel tono di voce e strapieni di pregiudizi nel risultato. Dopo un primo flusso di sberleffi nei confronti della piattaforma che si è incriccata alle prime migliaia di connessioni, il tema immediatamente successivo riguardava (in breve) coloro che si sono rifiutati di scaricare immuni per motivi di privacy e poi – poveri stupidi – per quattro soldi stavano regalando numeri di carte di credito, codici IBAN e CVV.