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Più privacy, meno dritti alla Meta

Più privacy, meno dritti alla Meta

È bastato un semplice aggiornamento di impostazioni della privacy sui sistemi iOS per far capire al colosso americano che gli utenti chiedono di essere meno targettizzati. E il titolo di Meta è crollato di colpo. Riflettiamoci.

“Se non stai pagando per un prodotto, allora il prodotto sei tu”. Una frase abusata quando ci si riferisce ai social network, forse anche ipocrita dato che la troviamo scritta sui social stessi, che non tiene conto di come vengono svolte oggi la maggior parte delle attività umane, dallo studio al lavoro.

Eppure, il recente crollo in borsa di Meta l’ha resa nuovamente attuale.

Dal 2 al 4 febbraio, infatti, il prezzo di una singola azione della società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp è sceso da 323 dollari a 237,09. Un calo pari al 26,4%, per una perdita complessiva di 250 miliardi di dollari. Zuckerberg stesso ha perso circa 28 miliardi di dollari. Perché noi comuni mortali possiamo capire la dimensione di questo numero, immaginiamo che ci venga regalato un dollaro ogni secondo del nostro tempo. Per arrivare a 28 miliardi dovremmo attendere quasi 888 anni, mentre per arrivare a 250 ce ne servirebbero 7.927.

Basta un click nelle impostazioni dei sistemi iOS

Ma perché Meta ha perso cifre simili? Tutto è dipeso da due fattori: una fuga consistente di utenti giovanissimi che stanno migrando verso TikTok e, soprattutto, una nuova politica della privacy introdotta nelle applicazioni per i sistemi iOS. Tim Cook ha deciso di permettere ai fan della mela morsicata di dichiarare se vogliano o meno essere tracciati nei loro acquisti o nelle loro attività online. Questo impedisce o almeno rallenta Meta nella targettizzazione del pubblico e nella vendita di pubblicità personalizzata. Secondo una stima effettuata dal capo delle operazioni finanziarie di Meta, David Wehner, questo cambiamento costerà più di 10 miliardi di dollari in mancate vendite nel 2022, pari a circa l’8% del totale dei ricavi dello scorso anno. La prospettiva ha quindi fatto crollare il valore azionario.

Dalla versione iOS 14.5 in poi, basta accedere alle impostazioni iOS del proprio dispositivo, andare nel menù “Privacy”, selezionare “Tracking”. Lì si trova il pulsante “Allow Apps to Request to Track”, che di default è disattivato. Un meccanismo semplicissimo che porta a un effetto devastante per una delle più grandi compagnie del mondo, il cui business non si rivela così infallibile. Certo, nonostante la grossa perdita bisogna ricordare che un valore di 237,09 dollari ad azione è comunque altissimo, ma il fatto che gli utenti abbiano il potere di scegliere una minore invasività nella propria sfera e di stare al riparo dalla pubblicità profilata è già una buona notizia e riporta in mano agli utenti un potere non indifferente. Ci ricorda che i social network sono fatti di persone e che se tutti contemporaneamente ci scollegassimo, questi smetterebbero di esistere. Nel mondo attuale forse non è più possibile vivere collettivamente senza il loro uso e la defezione di un singolo soggetto porta alla sua scomparsa non solo dai radar delle pubblicità, ma anche da quelli del mondo lavorativo. Ma il fatto che siano tecnologie autoescludenti non significa che dobbiamo accettarle passivamente, comunque siano e qualunque forma prendano. Forse i social esisteranno sempre, ma non devono essere necessariamente quelli attuali e il potere di cambiare questo mercato deve tornare in mano agli utenti. In parte è appena successo ed è bastato un semplice aggiornamento. Se venisse estesa la stessa politica anche ad Android, il tonfo in borsa di Meta sarebbe decisamente più consistente e Zuckerberg non avrebbe nemmeno il tempo di completare il Metaverso in cui sta stipando tutte le sue speranze.

A questo punto, bisogna chiedersi: lo vogliamo davvero? Se potessimo scegliere di cancellare del tutto le nostre tracce sulle preferenze di consumo e rendere inutili i nostri dati per le aziende, se facessimo davvero crollare gli imperi dei social e di tutte le altre aziende che si nutrono di pubblicità, saremmo più liberi? Accetteremmo di pagare abbonamenti per ognuno di quei servizi che oggi abbiamo gratuitamente? La risposta a questa domanda potrebbe farci male.

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Photo credits: filodiritto.it