
In un’Italia dagli stipendi in calo costante dal 2008, l’introduzione del salario minimo potrebbe comportare un aumento della produttività, con importanti differenze tra Regioni e settori produttivi. Analizziamo chi ne beneficerebbe e chi no.
Il settore in cui le aziende operano è un fattore non sempre considerato, ma decisivo nella definizione delle retribuzioni. E anche la grandezza dell’azienda gioca un ruolo rilevante: ecco quale

Le caratteristiche legate alla domanda di lavoro che influenzano i livelli retributivi di mercato sono legate a quelli delle imprese in cui lavoratori e lavoratrici sono occupati. È uno degli aspetti presi in esame dal JP Salary Outlook 2023 dell’Osservatorio JobPricing.
Nel 2022, con una RAL di 44.891 euro, a pagare meglio è il settore dei servizi finanziari, che è anche il comparto più cresciuto negli ultimi sette anni. Sopra la media nazionale – 30.284 euro – troviamo il settore dell’industria di processo (32.822 euro) e manifatturiera (32.196 euro); poi le Utilities (32.822 euro).
Al di sotto della media, insieme all’agricoltura (25.114 euro), ci sono i servizi (29.223 euro), il commercio (29.106 euro) e l’edilizia (27.404 euro).

“Ci sono storicamente settori in cui si guadagna meglio rispetto ad altri, in media”, spiega Matteo Gallina, il responsabile dell’Osservatorio JobPricing. Queste differenze sono ascrivibili ad almeno due cause.
La prima: nei comparti con una componente impiegatizia alta, il livello retributivo medio è superiore rispetto a settori in cui la componente operaia è preponderante.
La seconda: i segmenti di mercato che richiedono competenze più specializzate sono quelli che pagano meglio.

Nel 2022 i dipendenti delle grandi imprese guadagnano in media di più rispetto a quelli delle piccole realtà.
La RAL media per le imprese micro è pari a 26.773 euro, mentre per i lavoratori delle grandi imprese si arriva a 37.516 euro: la differenza è circa del 40%. Un paio di dati interessanti emergono dal report. I salari delle imprese di medie dimensioni segnano variazioni negative nel 2022, confermando però un trend di lungo periodo.
Da segnalare, invece, come le variazioni medie più alte del lungo periodo siano registrate dalle retribuzioni delle micro e piccole imprese. Ma come si spiega questa tendenza?

Più le aziende sono grandi e strutturate, più è diffusa una strategia di compensation che non include solo lo stipendio, ma piani welfare e benefit tangibili e intangibili.
“Nelle micro e piccole realtà la retribuzione fissa è il solo elemento che oggi l’organizzazione utilizza per attrarre e trattenere le sue risorse umane”, aggiunge Matteo Gallina; anche in questo momento storico, in cui i lavoratori mostrano un approccio molto diverso rispetto al lavoro, un rialzo significativo delle retribuzioni è stato l’unico modo in cui gli imprenditori di queste aziende hanno cercato di mantenersi competitivi agli occhi dei dipendenti.
“La sfida nel futuro per queste realtà meno strutturate è un approccio al total reward che metta in campo altri elementi di ricompensa nei confronti dei lavoratori. Elementi capaci di generare soddisfazione”, conclude il responsabile dell’Osservatorio JobPricing.
Photo credits: giustiziainsieme.it

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