Zona Franca

Il presidente Giuseppe Conte indice gli Stati Generali dell'economia

Stati Generali: il governo abbia il coraggio di uscire dal recinto dei soliti noti

Come spendere i fondi europei? Il presidente Conte indice gli Stati Generali dell'economia, ma le idee migliori non arriveranno dall'usato sicuro.

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Il nome del luogo scelto dal premier Conte per gli Stati Generali dell’economia, va detto, non è di buon auspicio: il “Casino del bel Respiro” a villa Pamphili, Roma. In realtà per ora a essersi incasinata è l’atmosfera nella maggioranza di governo, dal momento in cui il Presidente del Consiglio ha deciso all’insaputa degli alleati di convocare in gran fretta questa assise. Il motivo è noto: l’Italia sta per essere inondata da decine di miliardi di vari fondi europei concepiti per rialzarsi dalla pandemia, e per averli bisogna presentare alla Commissione Europea un piano d’investimenti serio e credibile, possibilmente con una chiara visione del futuro e delle priorità del Paese.

A quel punto, panico. Perché è pur vero che per modernizzare l’Italia basterebbe scegliere a caso una mezza dozzina tra le raccomandazioni di riforme che Bruxelles, inascoltata, da anni ci rivolge (burocrazia, giustizia civile, competitività, connettività, infrastrutture, tassazione solo per dirne alcune), ma è altrettanto vero che la mole di soldi è così tanta, senza precedenti, che un governo che dovesse sprecare quest’occasione per mancanza di una chiara visione stavolta verrebbe inseguito – davvero – dai forconi. Senza contare che ne va del futuro del nostro Paese, e soprattutto dei nostri figli.

Di qui l’idea solitaria di Conte di raccogliere idee e proposte con la convocazione appunto degli Stati Generali dell’economia, dei quali, va detto, al momento si sa davvero poco, se non che dureranno tre giorni e che si svolgeranno questa settimana nel fresco di Villa Pamphili. Lasciamo perdere come dicevamo sopra che gli altri alleati (PD Leu e Italia Viva) non erano stati informati. Proviamo invece a concentrarci sul merito di quest’idea, dando per assodata la buona fede di Giuseppe Conte: ossia che non sarà solo una passerella o una vetrina per giustificare scelte che ha già in mente, da dosare col bilancino tra partiti di maggioranza, e magari dando un contentino all’opposizione che dovrebbe essere invitata.

 

Chi parteciperà agli Stati Generali di Conte: imprenditori, sindacati, categorie. E gli altri cittadini?

Conte dice al Corriere della Sera di volersi confrontare con “imprenditori, sindacati, categorie” e, secondo quanto trapela, il famoso documento della task force dell’ex numero uno di Vodafone Vittorio Colao (100 progetti per 20 obbiettivi) sarebbe solo “uno” dei contributi sul tavolo, e comunque non la scaletta degli Stati Generali. Ora, se lo scopo è quello di ascoltare e coinvolgere le cosiddette “menti migliori” del Paese per avere le proposte più valide e innovative, con che criterio verranno scelti i partecipanti?

Siamo sicuri che Confindustria, CGIL, CISL, UIL e le varie associazioni di categoria finora ipotizzate rappresentino in pieno e del tutto l’interesse del Paese? Il vicesegretario del PD Andrea Orlando ha provato ad affrontare laicamente la questione quando ha dichiarato che è sbagliato pensare che le imprese coincidano con Confindustria, tant’è che durante la pandemia le più colpite sono state proprio le piccole e medie imprese, non rappresentate dall’aquila sulla ruota.

E che dire dei sindacati? Per anni gli osservatori più attenti hanno versato fiumi di inchiostro per denunciare come ormai i tre confederali rappresentino soltanto chi il lavoro ce l’ha o – cosa ancor più irritante e deleteria per il futuro delle nuove generazioni – i pensionati, che per natura prediligono scelte conservatrici (per usare un eufemismo). Senza contare che in alcuni settori, ad esempio la scuola – realtà tra le più martoriate durante l’epidemia – gli interessi dei sindacati spesso sono in chiaro e cronico conflitto con quelli degli studenti (e quindi delle famiglie) quando si tratta di privilegiare stipendi e diritti acquisiti su merito, competenza o mobilità dei docenti. Chi darà voce agli Stati Generali alle silenziose partite IVA (vera mammella per il Fisco), agli insegnanti non sindacalizzati o che lavorano nelle scuole private, ai liberi professionisti non iscritti agli ordini, agli italiani che lavorano all’estero e – bestemmia – alle migliaia di immigrati che lavorano seriamente e che magari da decenni pagano tasse e contributi nel nostro Paese?

In sostanza: e se le idee migliori per il Paese si trovassero anche al di fuori del recinto di ospiti e nomi finora ipotizzati da Conte (che speriamo tenga fuori alcuni “fenomeni” buoni solo per talk show televisivi e titoli di giornali)? In giro per l’Italia – e non solo a Roma o Milano – ci sono Think Tank, pensatoi, uffici studi, gruppi di professionisti (è il caso dell’editore del giornale che state leggendo) associazioni di varia natura, estrazione culturale ed economica che sicuramente potrebbero dare un contributo di idee innovative e meno convenzionali per disegnare il futuro del nostro Paese.

 

Come li spendiamo, questi soldi? Il web come fonte di idee

La verità è che il tempo è poco e i soldi in ballo tanti. Sarebbe però utile e meritevole se la Presidenza del Consiglio aprisse un sito web mutuando le modalità delle consultazioni pubbliche che periodicamente compie la Commissione Europea quando sono in ballo grandi interessi diffusi; un luogo dove cittadini e realtà smart potessero dare il loro contributo di idee e suggerimenti per gli Stati Generali.

Qualcosa del genere provò a fare il governo Monti, con scarso successo, chiedendo idee sugli sprechi da tagliare per mettere a fuoco quell’eterno miraggio che è sempre stata la spending review, o “revisione della spesa pubblica”, che dir si voglia. Erano tempi diversi in cui la priorità era tagliare, non spendere come oggi, il che rende doppiamente importante un coinvolgimento dei cittadini considerando anche che il Parlamento in questo momento è come un cellulare con la batteria scarica, e certo non è il caso di affidarsi a organi costituzionali che in teoria sarebbero anche pagati per questo, come il sempre moribondo CNEL.

Bisogna dire che qualcosa si sta già muovendo. Ad esempio sulla piattaforma change.org è possibile trovare un appello a Conte di SeNonOraQuando – Libere per la valorizzazione delle donne nella ricostruzione post COVID. Intendiamoci, poiché come diceva Totò ccà nisciuno è fesso: solo un illuso potrebbe aspettarsi che il governo adotti in toto valanghe di suggerimenti arrivate dai cittadini. Ma sarebbe già un passo in avanti se l’esecutivo selezionasse, diciamo, una cinquantina tra le migliori idee proposte, e qualora non le adottasse almeno avesse l’onestà e la decenza di spiegare perché non sono attuabili.

Sarebbe un bell’esercizio di democrazia se gli italiani si sentissero coinvolti – visto anche il poco tempo – tramite questi mezzi che oggi la tecnologia ci mette a disposizione. In fin dei conti il Movimento 5 Stelle non ipotizzava proprio una partecipazione diretta dei cittadini tramite piattaforme web? O il COVID si è portato via anche quelle idee?

 

 

Photo credits: http://www.governo.it/

Frediano Finucci è nato a Lucca nel 1968. Giornalista professionista, è il capo della redazione Economia-Esteri del telegiornale de La7, rete dove conduce anche la trasmissione Omnibus nell'edizione del week end. In precedenza, sempre per lo stesso Tg è stato: capo della redazione economica; responsabile dell'edizione notturna; capo della redazione esteri; corrispondente da Bruxelles (2003-2006); inviato speciale di economia e cronaca in Italia e all'estero (Stati Uniti, Asia). E' stato anche caporedattore di Otto e Mezzo nell'edizione 2009-2010. Dal 1992 ha lavorato a Milano prima per il Tg di Videomusic poi per quello di TMC coprendo come cronista giudiziario tutta l'inchiesta Mani Pulite a Milano e Brescia. Laureato in storia delle relazioni internazionali alla Cesare Alfieri di Firenze, per hobby scrive racconti per bambini: ha creato per sua figlia Margherita il personaggio del Formichiere Pilota con 4 libri pubblicati in Italia da Mondadori e in Spagna da Anaya-Hachette. [ Guarda tutti gli articoli ]

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