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Indignarsi per Concita perché tutto resti uguale

Indignarsi per Concita perché tutto resti uguale

Le dichiarazioni di Concita de Gregorio hanno scatenato l’indignazione sui social e dure prese di posizione da parte di docenti e organizzazioni. Alfonso d’Ambrosio, dirigente scolastico, invita i colleghi a non soffermarsi su una battuta e ad essere più realisti.

Concita de Gregorio ieri ha dichiarato che Draghi è come un professore di Harvard che si è ritrovato a fare supplenza nell’alberghiero di Massa Lubrense.

Vorrei ritornare sulla vicenda e lo faccio esprimendo a braccio un pensiero che mi sta a cuore da mesi.

Ho visto molte persone di scuola, docenti e colleghi dirigenti scolastici, indignati per una battuta (che proverò alla fine a spiegare dal mio punto di vista) che in realtà nasconde tante questioni irrisolte.

Innanzitutto i molti che si sono scandalizzati secondo me a Massa Lubrense non ci sono mai stati e forse sono gli stessi che quando gli dico: vieni a Napoli, magari nei bellissimi Quartieri Spagnoli o nella Sanità (luoghi che porto nel cuore quando allungavo dopo i laboratori di fisica che erano ancora a Mezzocannone e mi spingevo fino da Nennella a mangiare pasta e fagioli o al Cimitero delle Fontanelle ) rispondono: “per carità, Napoli? quei quartieri? Io ho visto Gomorra in TV… lì si ruba, c’è brutta gente non fanno nulla e prendono il reddito di cittadinanza“.

Ora Massa Lubrense è in provincia di Napoli. Non è Napoli sia chiaro, ma è come se lo fosse. In realtà tutta la zona che va da Napoli e provincia fino a Pompei e oltre (mia terra natia: Angri) è come se fosse un unico territorio. Una unica grande famiglia, con tutte le sue bellezze e le sue contraddizioni.

Ma ci difendiamo tra noi, talvolta ci incazziamo per le cose che non vanno, in maniera anche atroce.

Perché vedete, tutti si sono indignati della battuta della giornalista, tutti hanno voluto esprimere solidarietà agli alberghieri e al Sud ma a distanza di ore, nessuno fa nulla e tutto rimarrà uguale.

Diciamolo chiaramente: anche molti docenti o dirigenti scolastici sono convinti che andare ad insegnare o a dirigere un istituto professionale al Sud o anche solo in provincia, sia da serie B.

Vuoi mettere il liceo o un super tecnico del centro o di una cittadina di una bella provincia del Nord? Vuoi mettere le scuole belle e nuove dove non ci sono supplenti e magari sono tutti docenti di ruolo?

La frase della giornalista sarà anche infelice, ma in sostanza voleva dire che l’ex ministro Mario Draghi è passato da un contesto non da tutti (forse il concetto è risultato anche spocchioso e altisonante) per ritrovarsi in qualcosa di assolutamente poco adatto a lui.

Ti prendi la prima scuola che capita perché hai bisogno di lavorare e di punti.

Non credo si volesse offendere un paesino specifico, neppure una terra o un ordine di studi.

Semplicemente si è fatta una battuta, meno atroce di altre che quotidianamente si fanno all’indirizzo del Sud o sui ragazzi e le ragazze che hanno difficoltà e per i quali “è meglio se vai al professionale, perché il liceo non fa per te, lì si studia sodo e tu non puoi farcela“. E preghiamo che possa concludere gli studi.

Tutti si indignano delle parole della giornalista, docenti e anche dirigenti scolastici blasonati, ma cari docenti e cari dirigenti pensate davvero che la nostra scuola italiana sia come Harvard?

In questo momento sono a pochi km da Massa Lubrense. Sono territori che mi ispirano ogni giorno, anche quando sono su al Nord, in Veneto, ormai da 15 anni, come docente prima e dirigente scolastico poi. Avete capito bene, porto dentro di me il Sud, Massa Lubrense e i posti vicini.

Non porto solo il sole ed il mare. Porto la creatività, la fantasia, ma anche le contraddizioni di una terra dove i “c’amma fa’” si confondono con i ” cia’ putimm’ fa ” e i “aizammece e cagnamm tutt ‘e cos”.

E sono le stesse contraddizioni e ingiustizie che lamentava Don Lorenzo Milani 60 anni fa.

La realtà è che se nasci al Sud Italia, ancora oggi o resisti o scappi.

Credo dunque, che prima di lanciare appelli di scuse verso una giornalista che sa poco di scuola, sono proprio le persone di scuola che dovrebbero investire il loro tempo affinché si possa discutere delle grandi ingiustizie ancora presenti nel nostro sistema scolastico. E le ingiustizie sono spesso nelle teste delle persone e poi nelle azioni.

Perdonate se le mie riflessioni sono semplici e non certo blasonate come quelle di illustri miei colleghi dirigenti o docenti che siano, ma io sono cresciuto in questa terra.

Sono un uomo di scuola ed amo i fatti, come amo cambiare le cose (e non solo per indignarsi e basta)

E dimenticavo: amo anche le battute e chi sa raccoglierle con ironia.

Leggi il mensile 113, “Come se (non) ci fosse un domani“, e il reportage “Sua Sanità PNRR“.


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