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Il lavoro non è finito. È cambiato.

Il lavoro non è finito. È cambiato.

Il lavoro non sparirà, ma cambierà - e cambieremo anche noi. Ivan Ortenzi ha provato a immaginare le nuove competenze di domani

Ivan Ortenzi

15 Gennaio 2021

Nel mio primo intervento pubblico tenuto a inaugurazione del mio nuovo ruolo aziendale come Innovation Evangelist affrontai il tema del lavoro, sostenendo che la nostra vera paura riguardo il futuro è dovuta più all’assenza di lavoro che alla sua perdita. Oggi più che mai questo tema è all’ordine del giorno, con le molte analisi, i documenti, le presentazioni e i report compilati dall’università o dalla prestigiosa società di consulenza di turno, che illustrano come le tecnologie più o meno digitali impatteranno sul mercato del lavoro.

Tutte le preoccupazioni sono comprensibili e tutte le ipotesi di incremento delle tensioni del mercato del lavoro sono supportate da analisi condivisibili. Basterebbe considerare che da sempre l’innovazione, tecnologica e non solo, ha determinato impatti sul mondo del lavoro. Questa volta il contesto è accelerato dalla velocità di implementazione e di utilizzo delle tecnologie, che aumenta il divario tra attività e capacità. Ovvero separa nel “lavoro” ciò che si fa da quello che si è capaci di fare, distinguendo l’essere abili dall’essere intelligenti, perché è innegabile che in molti lavori l’applicazione delle tecnologie porta a performance migliori dell’essere umano.

La paura alimenta molte domande: quando le macchine faranno tutto, noi cosa faremo? Che tipo di attività e competenze dovremo presidiare? Come guadagneremo se le macchine sono più economiche, più veloci e più capaci di noi?

No, il lavoro non sparirà: è destinato a cambiare (e a cambiarci)

Da studioso e appassionato di innovazione comprendo questa visione del futuro, ma non la condivido affatto. Lo studio della storia dell’innovazione e dell’evoluzione dell’essere umano mi fa essere ottimista, ma ovviamente non disincantato. Ci saranno nuove regole da approntare, nuove tematiche da risolvere e vecchie regole da rottamare. La mia convinzione positiva si basa su alcuni assunti:

  • Il lavoro è sempre cambiato e con esso è cambiata la società, i mercati e le competenze. Non è un elemento isolato da tutto quello che avviene nell’ecosistema.
  • Esistono al mondo centinaia di lavori terribili, pericolosi, e noiosi e l’obiettivo non è quello di mantenerli, ma di migliorarli e farli evolvere. Questo è quello che è successo anche in passato.
  • All’aumentare delle macchine aumenteranno le persone che lavoreranno con le macchine e per le macchine. Le macchine non sono autosufficienti ed eterne.
  • Affidiamoci all’innov…