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Ma quale regolarizzazione? La legge pensata per il caporalato chiede l’autodenuncia agli sfruttatori

Ma quale regolarizzazione? La legge pensata per il caporalato chiede l’autodenuncia agli sfruttatori

Più di 100.000 domande ancora in sospeso, e solo il 15% proviene dal settore agricolo: i motivi del fallimento della regolarizzazione 2020 nel report della campagna "Ero Straniero" e le risposte (vaghe) della politica. L'opinione di Marco Omizzolo, sociologo della Sapienza, e di Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani.

Sul territorio italiano c’è un ampio bacino di lavoratori stranieri irregolari, che conta tra le 600.000 e le 700.000 persone. Una questione cruciale è quella della regolarizzazione: la campagna “Ero Straniero” denuncia che, a seguito della regolarizzazione straordinaria prevista dal governo nel maggio 2020, con il decreto legge 34, a fine marzo 2022 sono solo 105.000 i permessi di soggiorno in via di rilascio da parte delle prefetture, a fronte delle oltre 207.000 domande di emersione. Decine di migliaia sono le pratiche ancora da finalizzare, oltre a un numero abbastanza cospicuo di rigetti.

“Mentre i migranti aspettano risposta, lo sfruttamento continua”, commenta Marco Omizzolo, sociologo dell’Eurispes, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università la Sapienza di Roma e autore del saggio Per motivi di giustizia (2022). “Due anni di ritardo per un bracciante che lavora in agricoltura significano sei campagne di raccolta come minimo, lavorando senza contratto e senza diritti”.

I tempi troppo lunghi sono stati condannati anche dal TAR Lombardia in tre diverse sentenze emesse tra il luglio e il novembre 2021: i giudici hanno affermato che l’obbligo di conclusione dei procedimenti amministrativi entro un determinato termine costituisce una diretta applicazione della Costituzione. Di conseguenza, “non può sussistere un procedimento amministrativo privo dell’indicazione del termine della sua conclusione”, che il Tar ha indicato in trenta giorni. Una tempistica decisamente diversa rispetto a quella rilevata dall’indagine.

Regolarizzazione dei lavoratori stranieri: pensata per i braccianti, la richiedono quasi solo i lavoratori domestici

Ciò che colpisce è anche la composizione per tipo di lavoro delle domande, con la netta prevalenza delle domande presentate nell’ambito del lavoro domestico e della cura della persona (85% del totale).

Le persone sfruttate nelle campagne italiane, che spesso vivono in abitazioni fatiscenti e lavorano per meno di tre euro l’ora, non di rado sotto padronato e caporalato, spesso sono rimaste escluse nonostante la norma fosse stata pensata proprio per loro”, continua Omizzolo, che lo scorso 18 maggio è stato ascoltato in udienza al Consiglio d’Europa sulla questione dei diritti umani e del lavoro in Italia, con un focus sullo sfruttamento e caporalato dei migranti impiegati nel settore agricolo. Nella sua relazione ha parlato anche delle difficoltà che si incontrano nella procedura di regolarizzazione, per i limiti della norma, a partire dai pochi settori identificati per l’emersione fino alla rigidità di alcuni requisiti.

“La legge prevede che, in via prevalente, sia il datore di lavoro a presentare la domanda di regolarizzazione”, spiega Omizzolo. “È un meccanismo che non funziona: perché un imprenditore agricolo dovrebbe chiedere di regolarizzare un suo lavoratore in nero? È una sorta di autodenuncia, senza contare che la manodopera irregolare serve a fare maggiori guadagni. Ecco perché le domande in agricoltura sono così poche, a differenza del badantato”.

“Ero Straniero”, la campagna con lo sguardo puntato sulla regolarizzazione

La campagnaEro Straniero”, promossa da diverse associazioni e ONG italiane (tra cui ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, CILD, Oxfam Italia, ActionAid, Legambiente, la Federazione chiese evangeliche e molte altre) monitora fin dal suo inizio l’andamento della regolarizzazione, e a marzo 2021 aveva pubblicato un primo report evidenziandone le criticità.

In questo secondo dossier si trova anche l’analisi dei risultati ottenuti nei mesi scorsi dalla campagna ai fini di velocizzare e portare a compimento le procedure: si è ottenuta ad esempio la proroga fino a dicembre 2022 degli oltre mille interinali impiegati presso prefetture e questure, che potranno continuare a occuparsi della regolarizzazione e auspicabilmente portarla a compimento.

A conclusione dell’analisi, la campagna ribadisce ancora una volta “la necessità di creare dei canali di ingresso per lavoro razionali e realmente accessibili e superare il sistema illogico delle sanatorie, con l’introduzione di un meccanismo sempre accessibile per rientrare nell’economia legale”.

Le risposte della politica: un meccanismo di regolarizzazione fisso è possibile?

Incoraggiante in questo senso è stata l’approvazione al Senato, il 3 maggio scorso, di un ordine del giorno che impegna il Governo a valutare l’introduzione di un meccanismo permanente di regolarizzazione su base individuale a fronte di un contratto di lavoro. L’obiettivo è duplice: da un lato garantire la giusta tutela dei diritti fondamentali della persona, e allo stesso tempo favorire anche l’emersione di rapporti di lavoro irregolari.

Per il 14 luglio prossimo, la campagna “Ero Straniero” sta organizzando in Parlamento un incontro pubblico dedicato alle prospettive di miglioramento nell’ambito delle politiche dell’immigrazione, a partire dalla riforma del testo unico dell’immigrazione elaborata dalla campagna, con la proposta di legge di iniziativa popolare depositata alla Camera nel 2017, il cui esame è fermo in Commissione affari costituzionali da marzo 2020.

“Stiamo parlando di decine di migliaia di donne e uomini che aspettano di avere i documenti per poter finalmente vivere e lavorare nella legalità”, sottolinea in una nota Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani, parte della campagna Ero Straniero. “Sono vite sospese e costrette alla precarietà a causa della burocrazia, della lentezza della pubblica amministrazione e da una più generale disattenzione della politica. Canali di ingresso per lavoro e regolarizzazione sempre accessibile a fronte di un contratto di lavoro sono le due misure necessarie per una gestione razionale dell’immigrazione del nostro Paese: i partiti non possono continuare a mettere la testa sotto la sabbia per paura di perdere consenso”.

Leggi il mensile 112, “Nobìlita 2022“, e il reportage “Lavorare con il nemico“.


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Photo credits: gamberorosso.it