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Voglio uno stage spericolato?

Voglio uno stage spericolato?

Anche i giovani muoiono sul lavoro: abolire i PCTO sarebbe davvero la soluzione? L'opinione del direttore dell'Ispettorato nazionale del lavoro Bruno Giordano e dell'esperto di sicurezza Valerio Forti.

Scuole che dedicano pochissime ore all’interazione e alla conoscenza del mondo delle
imprese. Imprese, soprattutto piccole realtà artigianali, totalmente impreparate sulla cultura della sicurezza. Studenti che, a ragione, manifestano per rivendicare maggiore attenzione ma, in particolare tra gli iscritti a istituti professionali di provincia, rimangono inconsapevoli dei reali rischi, complice una formazione incapace di trasmettere messaggi.

I casi di Filippo e Giuseppe, vittime di un sistema malato, hanno risvegliato coscienze e media, almeno per il momento. Le statistiche dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, però, dicono che da sempre le persone che rischiano più infortuni gravi sono quelle comprese tra i diciotto e i ventiquattro anni.

“Ho visitato una carpenteria che era un inferno, lì i miei studenti non li ho più mandati”, mi dice Roberto, docente di meccanica. Rara sensibilità. Ecco, quindi, la risposta al problema: scegliere scuole impegnate, denunciare imprese pressapochiste, coinvolgere i ragazzi nei processi. Facile no?

Bruno Giordano, direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

Bruno Giordano: “Non possiamo chiedere ai ragazzi la sensibilità per la sicurezza. Dobbiamo dargliela noi”

“La formazione è fondamentale, uno dei requisiti per poter svolgere qualsiasi attività lavorativa”.

Bruno Giordano, direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, spiega il suo pensiero citando la Costituzione. “L’articolo 35 lo dice, ogni professione necessita di un’elevazione culturale, non si tratta solamente di prestare una qualsivoglia forma di servizio ma anche di crescere dal punto di vista culturale e sociale. Anche l’articolo 4 va in questa direzione, parlando di elevazione spirituale e correlando a doppio nodo cultura e lavoro”.

Purtroppo, però, la cronaca quotidiana racconta una realtà ben diversa. “Nell’attività quotidiana, in effetti, vediamo molte violazioni di questi principi, con il lavoro ridotto a mera offerta di una prestazione lavorativa. Ed è un problema, perché la formazione è un obbligo funzionale anche alla sicurezza; chi è reso edotto sulle misure di prevenzione è soggetto capace di svolgere un servizio in sicurezza e, oltretutto, di rendersi conto dei pericoli, per sé stessi e per gli altri”.

Ma le aziende sono coscienti di questa responsabilità? “Molte volte no, si sottovaluta l’importanza della formazione nella cultura nel lavoro e le conseguenze si vedono in quello che è successo, ad esempio, nei recenti casi di cronaca, giovani vittime di un approccio insicuro. Le piccole e medie imprese, però, devono essere supportate dalle associazioni di categoria. Non possiamo pretendere che siano strutturate per supportare tutti i processi legati a formazione e risorse umane”.

E dal suo punto di vista, i giovani hanno percezione dei rischi e del valore della sicurezza? “Questo è un tema che deve essere sezionato su due livelli. Il primo è quello della scuola, che ha l’obbligo di formarli su tutta l’attività che andranno a svolgere. Poi ci sono le aziende, che conoscono bene i propri rischi e che accolgono ragazzi minorenni, ai quali bisogna garantire tutele e spiegare i pericoli. A loro non possiamo chiedere questa sensibilità, gliela dobbiamo dare noi a livello scolastico e aziendale, altrimenti i PCTO rischiano di essere solo la dissimulazione di un rapporto di lavoro”.

“Se te lo chiedono non puoi dire di no”. Se per i giovani la sicurezza non conta abbastanza

“Un giorno mi hanno chiesto se avessi paura dell’altezza. Io ho risposto di no e quindi, su indicazione dei colleghi, sono salito sopra le forche di un muletto, trovandomi a sei metri da terra per sistemare il materiale di una scaffalatura”.

Nicola, il nome è di fantasia, frequenta la classe terza di un centro di formazione professionale veneto, a indirizzo meccanico, e sintetizza così la sua ultima esperienza di stage in azienda. “Comunque non sono il solo ad aver corso dei rischi. Un mio compagno di classe dice di aver guidato il carrello elevatore senza corso di formazione e patentino”.

Racconti impressionanti, soprattutto perché vissuti in un contesto storico dove tutto l’universo aziendale, almeno a parole, si riempie le tasche di valori indispensabili, in primis la sicurezza. Bisogna dire che i ragazzi sono consapevoli della differenza tra grandi e piccole imprese, con quest’ultime spesso latitanti quanto a cultura organizzativa. Per la verità Nicola, allineato al pensiero della maggioranza degli studenti incontrati, non sembra scandalizzato, e anzi non ritiene di indicare la sicurezza tra i valori più importanti.

Specialmente chi tra gli studenti ancora crede nelle professioni tecniche e manuali, e oggi sembrano in pochi, tende a privilegiare come valori prioritari retribuzione e passione per il lavoro, lasciando la sicurezza in posizione marginale. “Durante lo stage ho svolto attività che non avrei dovuto, ma si vive sul campo e, parlando di paga, se il gioco vale la candela nessun problema. E poi, se te lo chiedono, non puoi dire no”.

“Un’assurdità togliere i PCTO. Le scuole non sanno parlare di sicurezza”

“Succede sempre così. Dopo un evento tragico si urla dal pulpito: fermiamo la strage, aumentiamo i controlli. La stessa storia da sempre, mentre il numero degli infortuni mortali rimane ogni anno immutato e grave”.

Valerio Forti è esperto di sicurezza e la vive da sempre in azienda nelle vesti di HSE Manager, con esperienze in gruppi complessi come acciaierie Beltrame e cartiere Burgo. “Togliere di mezzo i PCTO o gli stage formativi è un’assurdità, sarebbe come chiudere le autostrade perché ci sono gli incidenti”. E allora? “Bisogna creare le condizioni affinché questi episodi non accadano. I giovani non vivono isolati, ma in un mondo dove la cultura della sicurezza è a livelli bassissimi. E arrivano in azienda totalmente impreparati, anche perché nelle scuole si parla pochissimo di sicurezza e se ne condivide poco l’importanza e il valore”.

I PCTO, peraltro, prevedono l’obbligo di includere nel programma di formazione corsi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. “Certo. Ma cosa viene insegnato e con che approccio viene proposto ai giovani questo percorso introduttivo? L’ho chiesto a mio figlio. Qualche settimana fa ha ricevuto una mail dalla scuola che lo invitava a partecipare a uno di questi corsi. Una comunicazione impersonale e asettica”.

Magari i contenuti hanno prodotto risultati più confortanti. “Sa come l’ha definita quando ho chiesto riscontro su cosa avesse imparato? Una rottura inutile. E la cosa incredibile è che i suoi amici sono sulla stessa lunghezza d’onda: nessuno si sente più sicuro con queste pillole formative e la sicurezza non viene percepita come valore irrinunciabile”.

A scuola di sicurezza con sindacati e associazioni: il caso dell’istituto Falcone di Gallarate

Un progetto corale sulla sicurezza, implementato sul tavolo unico provinciale tra sindacati, associazioni di categoria, INPS, INAIL, ATS e provincia. Lo segnala la CGIL di Varese, indicando il Falcone di Gallarate tra le scuole pioniere dell’iniziativa. Vito Ilacqua è il dirigente scolastico dell’istituto.

“Si tratta di un programma che ha origine addirittura nel 2007 e che vede la partecipazione degli studenti a un percorso di formazione sulla sicurezza che precede i periodi di alternanza nelle aziende. Al termine del corso i ragazzi sono chiamati a superare un esame, che in caso di esito negativo preclude l’inizio dell’esperienza di stage. Le ore erogate, grazie agli accordi sindacali raggiunti, sono riconosciute come formazione generale e spendibili all’interno delle imprese”.

Un’iniziativa interessante. Ma che benefici ha portato concretamente? “Nel corso degli anni abbiamo senz’altro alzato il livello della cultura della sicurezza, aiutando le aziende nell’inserimento degli studenti nei percorsi di PCTO. Anche i docenti ne hanno tratto giovamento, grazie alla collaborazione con il sindacato nel miglioramento formativo continuo. Sindacato che ha supportato anche la stesura del piano e la formulazione dei test”.

Qual è stato il riscontro dei giovani? “Direi molto positivo, anche perché la sicurezza è cultura e non si vende a chili. Viene sicuramente visto dalla maggioranza come una forma di crescita culturale”.

Leggi il mensile 114, “Il silenzio degli indigenti“, e il reportage “Sua Sanità PNRR“.


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