Se la selezione era seria, perché la misura è stata raccontata quasi sempre come un flop dei navigator stessi?
Perché il fallimento non è mai stato principalmente loro. È del sistema in cui sono stati calati, per scelta politica del governo che varò il Reddito di Cittadinanza, senza che si ponesse mano prima ai problemi strutturali dei centri per l’impiego.
L’indagine della Corte dei Conti sul “Funzionamento dei centri per l’impiego”, deliberata a fine settembre 2021, è impietosa proprio sui CPI, non sui navigator: parla di “inadeguata conoscenza dell’effettivo mercato del lavoro” da parte dei centri, di un sistema informatico unico messo a punto “con notevoli difficoltà per una non adeguata dotazione a livello locale”, di totale assenza di coordinamento centrale che lascia ogni Regione libera di organizzarsi – o disorganizzarsi – per conto proprio.
Il risultato di questa assenza di coordinamento è una forbice regionale che da sola smonta la tesi del “navigator inadeguato”: in Emilia-Romagna, su 128.281 persone accolte, sono stati attivati appena 7.284 patti per il lavoro, ovvero il 5%. In Veneto, dove secondo le stesse fonti la collaborazione tra navigator e centri ha retto nonostante “una campagna politica quasi demonizzante”, su 16.436 accolti i patti attivati sono stati 11.599: il 70%. In Campania i navigator sono rimasti per un anno intero senza alcuna forma di collaborazione da parte dei centri, risultato: 855 patti su 51.604 persone accolte. Stesso Paese, stessa procedura nazionale, stesso identico gruppo professionale; risultati che vanno dal 5% al 70% a seconda di quanto l’amministrazione regionale avesse voglia di collaborare.
E non si è trattato solo di disorganizzazione passiva. In Puglia, secondo la testimonianza di un’ex navigator raccolta da SenzaFiltro, l’agenzia regionale ARPAL emanò “una direttiva per impedire l’accesso ai navigator ai centri per l’impiego”: i patti per il lavoro venivano costruiti da remoto, gli utenti incontrati solo per la firma, perché “all’interno per noi non c’era posto“.
Non è un problema di competenza dei navigator. È un’amministrazione pubblica che ha attivamente ostacolato l’accesso di un’altra struttura pubblica ai propri uffici.
Su tutto questo si è sovrapposto lo scontro politico: la gestione dei navigator è diventata terreno di contesa tra il Movimento 5 Stelle, che aveva fortemente voluto il Reddito di Cittadinanza e le forze politiche che quella misura la osteggiavano. Ogni proroga contrattuale è stata trattata come un referendum sul RdC più che come una scelta di politica del lavoro, fino allo scadere definitivo dei contratti nell’aprile 2022, quando restavano in servizio meno di 1.800 delle 3.000 persone selezionate; un’emorragia dovuta, secondo l’allora presidente di A.N.NA. Matteo Diomedi, proprio all’assenza di qualunque prospettiva di stabilizzazione, mai promessa nei fatti nonostante fosse stata paventata in fase di avvio.