Schiavon, Satnam Singh, Amendolara: tre nomi per un sistema che (si ripete e) non impara

Dalla morte di un bracciante veneto alla strage di Calabria: cosa è cambiato e cosa no nel sistema ispettivo agricolo italiano

Faton Schiavon: cosa sappiamo

Faton Schiavon lavorava per un’azienda agricola del Veneto orientale. Secondo la ricostruzione della Flai-Cgil del Veneto, non era in regola dal punto di vista contrattuale: il rapporto di lavoro era irregolare, le condizioni di sicurezza non rispettavano le norme sul lavoro in condizioni di caldo estremo previste dal Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008). L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha aperto un’indagine. Il datore di lavoro è indagato per omicidio colposo.

Il Veneto non è la Calabria. Non è la Puglia della stagione del pomodoro o il Foggiano delle baraccopoli. Il Veneto è la regione con la più alta densità di controlli ispettivi in agricoltura del nord-est. Eppure, secondo i dati elaborati dalla UIL Veneto, nei primi tre mesi del 2026 l’indice di mortalità sul lavoro in regione era di 7,3 infortuni mortali ogni centomila occupati, contro una media nazionale di 5,7. Ventuno morti in novanta giorni. Un dato che la UIL Veneto aveva già segnalato a maggio, senza ottenere risposta istituzionale.

Il flash mob organizzato dalla Flai-Cgil Veneto il 5 giugno, una settimana prima che la storia di Schiavon uscisse sui giornali nazionali, era esattamente su questo: non un singolo incidente, ma un trend.

Satnam Singh: il prima e il dopo che non c'è stato

Il 17 giugno 2024, Satnam Singh veniva lasciato morire davanti alla sua abitazione dopo che un’attrezzatura agricola gli aveva tranciato il braccio. Il suo datore di lavoro, invece di chiamare i soccorsi, aveva caricato il lavoratore in auto e abbandonato il braccio amputato in una cassetta di frutta.

La morte di Satnam Singh aveva prodotto una risposta istituzionale immediata per intensità e velocità: la ministra Calderone aveva annunciato un piano di potenziamento dell’INL, erano stati stanziati fondi per nuovi ispettori, erano stati istituiti tavoli interministeriali. Il presidente del Consiglio aveva definito l’accaduto “uno scandalo intollerabile”.

Due anni dopo, i dati disponibili dicono quanto quella risposta abbia cambiato le cose. I rapporti territoriali INAIL relativi al primo quadrimestre 2026 – come quelli pubblicati per Abruzzo e Trapani nelle stesse settimane – documentano aumenti degli infortuni non mortali e delle malattie professionali in più contesti regionali, segnalando che il calo degli incidenti letali non corrisponde a un miglioramento strutturale delle condizioni di sicurezza. Il numero di ispettori INL effettivamente in servizio rimane strutturalmente inferiore ai livelli programmati nel piano post-Satnam Singh: i concorsi erano stati banditi, ma le assunzioni procedevano a ritmi amministrativi, non emergenziali.

L’organico ispettivo nelle aree ad alta intensità di lavoro agricolo stagionale – Foggia, Caserta, Ragusa, Verona – rimane insufficiente rispetto al numero di aziende da controllare. Non esistono dati ufficiali aggiornati che permettano di quantificare con precisione il rapporto tra ispettori disponibili e aziende da vigilare nelle singole province. Quello che i dati INL documentano è che il numero di ispezioni effettuate nel settore agricolo nel 2025 non è aumentato in proporzione agli annunci del 2024.

Amendolara: la prova che il sistema non ha imparato

La strage di Amendolara non somiglia alla morte di Satnam Singh per dinamica. La supera in ferocia: è un omicidio deliberato, compiuto per punire lavoratori che avevano chiesto di essere pagati. Amin, Safi, Ullah e Waseem non sono morti per negligenza di un datore di lavoro, per un infortunio non prevenuto, per un alloggio fatiscente. Sono stati uccisi perché si erano ribellati. Il caporalato, in quel minivan sulla statale 106, ha mostrato la sua forma più estrema: l’eliminazione fisica di chi rifiuta la soggezione.

Il nesso con Satnam Singh non è la dinamica. Il nesso è la struttura che ha reso possibile entrambe le morti: lavoratori stranieri, spesso in condizione di irregolarità strisciante, senza contratto verificabile, senza accesso reale alle tutele, dipendenti da intermediari che controllano non solo il lavoro ma il trasporto, l’alloggio, il cibo. Una dipendenza totale che trasforma il rifiuto di qualsiasi condizione in un atto di coraggio con conseguenze imprevedibili.

La manifestazione del 6 giugno ad Amendolara – tremila persone, la più grande mobilitazione nazionale sul lavoro agricolo degli ultimi anni – ha portato sul palco Landini e Schlein, oltre ai rappresentanti delle comunità locali. Ha prodotto l’annuncio della ministra Calderone sulle ispezioni straordinarie. Partenza: metà giugno.

È lo stesso schema del giugno 2024: Annuncio di ispezioni straordinarie. Piano di potenziamento dell’INL. Tavoli interministeriali.

Cosa non funziona nel sistema ispettivo

La domanda non è se le ispezioni vengano fatte ma se il sistema ispettivo sia strutturato per prevenire o per reagire.

Il modello attuale è reattivo: si mobilita dopo la morte, non prima. Le ispezioni straordinarie annunciate dopo Satnam Singh avevano prodotto un aumento temporaneo dei controlli nelle aree segnalate – Agro Pontino, Foggiano, Ragusano – con un picco nel secondo semestre 2024 e un ritorno ai livelli ordinari nel primo trimestre 2025.

Il problema strutturale ha tre componenti che si alimentano a vicenda.

La prima è l’organico. L’INL opera con un numero di ispettori del lavoro effettivi strutturalmente inferiore alla dotazione organica prevista, risultato di pensionamenti non rimpiazzati e concorsi banditi ma non completati. Nel settore agricolo – il comparto con i tassi di irregolarità contrattuale più elevati  documentati dagli stessi flussi di contribuzione INPS – la densità ispettiva è inversamente proporzionale alla densità del rischio. Nelle province a più alta concentrazione di lavoro stagionale, il rapporto tra ispettori disponibili e aziende agricole attive rende strutturalmente impossibile un controllo sistematico e non episodico.

La seconda è la frammentazione. Le competenze sulle condizioni di lavoro in agricoltura sono distribuite tra INL, INAIL, ASL, Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, Guardia di Finanza e Carabinieri Forestali. La coordinazione tra questi soggetti è episodica, non strutturale. Nel caso di Schiavon, le prime ore dopo il decesso hanno visto tre enti diversi avviare tre procedimenti separati senza un protocollo di condivisione immediata delle informazioni.

La terza è il deterrente. Le sanzioni previste per le violazioni delle norme sul lavoro in condizioni climatiche estreme sono strutturalmente sproporzionate rispetto al vantaggio economico del lavoro irregolare. La sanzione amministrativa per omessa comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro disciplinata dall’art. 19 del D.Lgs. 151/2015  è calcolata per giornata e per lavoratore, ma i massimali previsti dalla norma rendono il rischio sanzionatorio ampiamente inferiore al risparmio contributivo e retributivo che il lavoro irregolare garantisce a chi lo pratica sistematicamente. Il calcolo di convenienza che ne deriva è noto agli operatori del settore e non è mai stato affrontato con una revisione strutturale del sistema sanzionatorio.

Le ispezioni straordinarie: perché non basta

L’annuncio della ministra Calderone dopo Amendolara è identico, nella forma, all’annuncio del giugno 2024. Ispezioni straordinarie nelle aree a rischio, coordinamento interministeriale, piano di potenziamento dell’organico ispettivo.

Il problema delle ispezioni straordinarie è che sono, per definizione, straordinarie. Durano il tempo della pressione mediatica e politica. Quando l’attenzione si sposta (e si sposta sempre, di solito entro quattro-sei settimane) i livelli di controllo tornano alla normalità.

Ciò che serve, e che nessun annuncio post-tragedia ha ancora prodotto, è un sistema di prevenzione che non dipenda dall’intensità del ciclo mediatico. Questo significherebbe: organico ispettivo portato ai livelli programmati e mantenuto, non come emergenza ma come standard; protocolli di coordinamento tra enti obbligatori e verificabili; sistema sanzionatorio rivisto in modo da rendere la violazione economicamente svantaggiosa rispetto alla compliance; sistema di segnalazione protetto per i lavoratori stranieri, che oggi non denunciano perché la denuncia espone al rischio di espulsione.

Nessuna di queste misure è tecnicamente complessa. Tutte richiedono volontà politica continuativa, non episodica.

Faton Schiavon è morto il 22 maggio. Amendolara è il 2 giugno. Schiavon era nel Veneto che controlla. Amendolara era in Calabria. In entrambi i casi, il sistema ha fallito prima che accadesse qualcosa, non dopo. La differenza è che ad Amendolara il sistema del caporalato non ha aspettato un incidente: ha agito. Amin, Safi, Ullah e Waseem lo sapevano.

Per questo avevano chiesto di essere pagati. Per questo sono morti.

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