Silenzio, si vota. Parla (e incassa) solo Facebook

Finalmente stanno zitti dopo che ci hanno raccontato e promesso di tutto per un’estate intera.  Oggi è silenzio elettorale, scattato alla mezzanotte, poche ore fa. Il silenzio elettorale, quando ero piccola, lo capivo poco perché capivo poco la politica; però incuriosiva anche i bambini quel non poter parlare degli adulti, il non poter dire niente […]

Finalmente stanno zitti dopo che ci hanno raccontato e promesso di tutto per un’estate intera. 

Oggi è silenzio elettorale, scattato alla mezzanotte, poche ore fa. Il silenzio elettorale, quando ero piccola, lo capivo poco perché capivo poco la politica; però incuriosiva anche i bambini quel non poter parlare degli adulti, il non poter dire niente per almeno ventiquattrore prima del voto. A me suonava come una punizione: quando sei piccolo, molto della tua vita si dipana tra giusto e sbagliato, tra il fatto bene e il fatto male, tra il premio e la sanzione; proprio come dovrebbe essere da adulti, dove accade invece l’opposto.

Siamo diventati una società abituata a scansare il silenzio.

Non Facebook che, come tutti i grandi big della rete, gioca a carte coperte e si muove in una terra di nessuno che la legge ancora non sfiora. 

I profili Facebook dei leader politici sono senza post dalla mezzanotte e senz’altro rispetteranno la facciata ma sappiamo bene quanto sia facile ormai veicolare messaggi attraverso la rete, i cellulari, le chat. La legge sul silenzio elettorale, poi aggiustata ma mai attualizzata, è del 1956: “vietato fare comizi, riunioni di propaganda o affiggere stampati”. Sembra un altro mondo rispetto a quello in cui viviamo, non c’è nemmeno l’idea di quello che è diventato il vivere e la politica. Tutto, ormai, ce lo fanno percepire dai social: indotto, manipolato, semplificato, costretto, appiattito. Tutto quel mondo non viene minimamente normato.

Proprio ieri Pagella Politica ha pubblicato i costi delle sponsorizzate dei partiti che corrono verso le elezioni del 25 settembre. “Nell’ultimo mese il partito di Giorgia Meloni è di gran lunga quello che ha speso di più per la pubblicità su Facebook: 119.311 euro dal 22 agosto al 20 settembre (ultimi dati disponibili). In generale, la pagina di Fratelli d’Italia è quella che ha investito di più in promozione sulla piattaforma nell’ultimo mese, sorpassando anche organizzazioni umanitarie come Save the children, Emergency e Unicef Italia. Ai soldi spesi per la pagina di Fratelli d’Italia, vanno aggiunti i 21.411 euro spesi nello stesso periodo per promuovere la pagina personale di Giorgia Meloni: in totale, sono oltre 140 mila euro di pubblicità Facebook in un mese, circa 4.600 euro al giorno”. La seguono sul podio: Lega + Matteo Salvini e poi Coraggio Italia, il movimento civico guidato da Luigi Brugnaro. “La sanzione amministrativa pecuniaria va da 103 a 1032 euro”, specifica la legge sul silenzio elettorale. Fa ridere rispetto a quello che i partiti investono in sponsorizzate.

Nei miei ricordi di bambina il giorno in cui i grandi andavano a votare era un giorno sacro. Nella mia famiglia si andava a votare nel tardo pomeriggio, quasi sera, quasi cena. Ricordo perfettamente la volta in cui suonò il telefono di casa, saranno state le nove e mezza, i seggi avrebbero chiuso da lì a poco: eravamo sulla porta, in ritardo rispetto al solito ma pronti per andare a votare nella classica scuola di paese. Telefonavano nelle case dai seggi – non c’erano certo i cellulari – e chiedevano come mai non fossimo ancora andati a votare, facevano una sorta di appello al voto misto a censimento. Ricordo mio padre che rispose stizzito ma cortese, a sottintendere che nessuno dovrebbe permettersi di mettere le mani sulle libertà degli altri. Saremmo stati di sicuro la penultima telefonata, o forse l’ultima: dopo di noi, in paese, c’era solo Zoppi.

L’astensionismo in crescita che si registra negli ultimi anni sarebbe stato impensabile a quei tempi. Votare era uno strumento per farsi rappresentare ma anche per farsi contare, rimarcare un’esistenza, sentirsi parte, protestare. Si andava a votare col vestito buono.

Una volta a settembre finivano gli amori estivi e le promesse piene di sabbia; domani sapremo come andrà a finire la politica.

Leggi gli altri articoli a tema Politica e il fact checking di Senza Filtro sui programmi elettorali.


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Photo credits: Element5 Digital on Unsplash

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